episteme

cavalloeuomo cavallo e uomo

[[[_DIMOSTRAZIONI EPISTEMICHE_]]]//[[[_INTRODUZIONE ALL'EPISTEME_]]]

numero attuale delle dimostrazioni epistemiche: 236 [elenco aggiornato al 23 gennaio 2010]

[[[introduzione alle dimostrazioni epistemiche]]]

la ricerca_epistemica ha individuato un nuovo ambito di pensiero, quello specifico delle dimostrazioni [scienza_dimostrativa], e per questo ne ha potuto produrre molte. la ricerca tomistica e le altre dimostrazioni storiche non hanno potuto incrementare il numero delle dimostrazioni, perché esse utilizzano lo schema teologico della sacra_scrittura, cioè il modello della realtà definito in queste pagine “tripartito” [dio, mondo_creato e uomo], e così non hanno potuto scoprire tutte quelle dimostrazioni che erano implicite nello schema quadripartito [mondo_non_creato, dio, mondo_creato, uomo]. le dimostrazioni altro non sono che la definizione e la descrizione di tale modello, rappresentato nella mappa dell’essere_[]. molte delle dimostrazioni epistemiche si ripetono, cioè riproducono il medesimo argomento, ma non è stato possibile intervenire su di esse, per ridurle di numero, perché …
 
a.] le dimostrazioni, che si ripetono, sono tuttavia tra loro diverse, o per qualche elemento importante, o per la diversa impostazione;
b.] le dimostrazioni sono state scritte di getto [218 dimostrazioni in due anni], e i collegamenti tra di esse renderebbero la loro riduzione, e conseguente riclassificazione, estremamente laboriosa;  
c.] si è ritenuto di dover lasciarle così, anche perché in realtà gli argomenti simili sono riconosciuti esplicitamente e sono tra loro distinti negli elementi in cui comunque divergono.
 
la comprensione delle dimostrazioni viene facilitata dalla lettura della mappa metafisica dell’essere_necessario_[]. le dimostrazioni sono un percorso obbligato del pensiero, scatenato dalla differenza tra il principio e dio, e dalla lettura dello sviluppo dell’essere, che conduce dal principio a dio. il significato dell’aver posto fuori di dio il principio di dio sta qui: nell’aver fatto di dio non più un presupposto della fede e della ragione, ma un ente, della cui esistenza si dà giustificazione razionale, essendo essa stata deteminanta dalla necessità dell’essere: l’uomo deve conoscere la necessità, come dio la conosce, necessità che pone limiti nell’uomo perché li pone innanzitutto in dio. questi limiti [limiti della tecnica, che non è onnipotente, e limiti della salvezza, che non può fare a meno delle opere] consentono tuttavia di riconoscere perfettamente che dio è onnipotente e onnisciente in senso cristiano, a lui solo l’uomo deve la propria esistenza, e pur essendo derivata l’esistenza di dio [e la necessità, in lui, del progetto_uomo] dalla necessità dell’essere, l’uomo deve adorare solo dio e solo a dio rendere culto. l’aver posto un principio di dio fuori di dio corrisponde ad un unico e solo significato: non l’idolatria del principio, che pure supera dio, ma che in realtà in dio converge, bensì una rigorosa esigenza di scientificità del pensiero, che fonda la scienza_dimostrativa, la quale dimostra l’esistenza di dio come determinazione razionale e necessaria dell’essere semplice e astratto, di quell’essere che deve essere scritto con la “e” minuscola, mentre solo dio è l’Essere.

note
: caratteri di base delle dimostrazioni epistemiche:


1- costituiscono l'asse-portante dell'episteme ... 2- presuppongono l'episteme ... 3- sono ad esso propedeutiche ... 4- hanno rilevanza gnoseologica ... 5- sono, o dovrebbero poter essere (sia ciascuna, sia considerate unitariamente: nella dimostrazione unitaria) forme generali e standard (cioè non fantasiose) di riclassificazione del sapere (= episteme) ...  6- esse dovrebbero costituire e racchiudere i modelli-base del pensiero, inteso nel suo uso gerarchicamente primario, ovvero di tipo metafisico-teologico e orientato alla dimostrazione dell'esistenza di Dio (se e solo se il pensiero dimostrativo è il pensiero-base) ... 7- fondano la scienza-dimostrativa

]]] ELENCO DELLE DIMOSTRAZIONI [[[


dimostrazione_1: antropica_[]/analisi_critica_[...]/schematizzazione_[...]
dimostrazione_2: del riflesso_[]
dimostrazione_3: proto_ontologica, massima_maggiore, epistemica_prima_[]
dimostrazione_4: cosmologica_prima_[]
dimostrazione_5: severiniana[s]_prima, dell'apparire_prima_[]
dimostrazione_6: cartesiana[c]_epistemica, ludica_prima_[]
dimostrazione_7: linguistica_prima, epistemica_quarta_[]
dimostrazione_8: della necessità_[]
dimostrazione_9: dell’analogia_[]
dimostrazione_10: della forma_[]
dimostrazione_11: dell’essere e del nulla, normale_prima_[]
dimostrazione_12: dell’emanazione_[]
dimostrazione_13: fenomenologica_prima_[]
dimostrazione_14: fenomenologica_seconda_[]
dimostrazione_15: prima_c_[]
dimostrazione_16: ruiniana[r]_prima, epistemica_terza_[]
dimostrazione_17: vignana[v]_prima, epistemica_seconda_[]
dimostrazione_18: fenomenologica_terza, approccio_fenomenologico_puro_[]
dimostrazione_19: nietzschiana[n]_prima, v_terza, mistica_prima, fideistica_prima_[]
dimostrazione_20: programmatica_[]
dimostrazione_21: proiettiva, fenomenologica_quarta_[]
dimostrazione_22: escatologica_[]
dimostrazione_23: del riflesso reciproco, originaria_prima, fenomenologica_quinta, massima_fenomenologica_[]
dimostrazione_24: kantiana, ludica_seconda_[]
dimostrazione_25: prima_anselmiana[a], a_maggiore_[]
dimostrazione_26: seconda_a, mistica_seconda_[]
dimostrazione_27: terza_a, razionale_[]
dimostrazione_28: apocatastica_prima_[]
dimostrazione_29: messoriana[m]_prima, epistemica_quinta_[]
dimostrazione_30: seconda_c_[]
dimostrazione_31: terza_c, massima_c_[]
dimostrazione_32: del senso_[...]
dimostrazione_33: culturale_[]
dimostrazione_34: apologetica_retorica_[]
dimostrazione_35: apologetica_scientifica, m_seconda_[]
dimostrazione_36: religiosa_[]
dimostrazione_37: dogmatica_[]
dimostrazione_38: rivelativa_prima, prima corrispondenza biunivoca_[]
dimostrazione_39: logica_etica, v_seconda, quarta_c, seconda corrispondenza biunivoca, retro_razionale_prima, prima_ paradossale_[]
dimostrazione_40: inferenziale, terza corrispondenza biunivoca_[]
dimostrazione_41: tecnologica_[...]
dimostrazione_42: linguistica_seconda_[...]
dimostrazione_43: cosmologica_seconda_[...]
dimostrazione_44: della perfezione, v_quarta, seconda_paradossale, fideistica_seconda_[...]
dimostrazione_45: del confronto, v_quinta_[...]
dimostrazione_46: della verità, v_sesta, epistemica_sesta_[...]
dimostrazione_47: della mediazione, v_settima, ludica_terza_[...]
dimostrazione_48: apocatastica_seconda, n_seconda, v_ottava_[...]
dimostrazioni_49: innatistica_[...]
dimostrazioni_50: della fede, dei miracoli, bertulettiana, m_terza, v_nona, rivelativa_seconda, epistemica_settima, fideistica_terza_[...]
dimostrazione_51: apollinea_[...]
dimostrazione_52: dionisiaca_[...]
dimostrazione_53: dell'imperfezione, terza_paradossale_[...]
dimostrazione_54: standard_prima, normale_seconda_[...]
dimostrazione_55: transitiva_[...]
dimostrazione_56: metafisica, del nichilismo_[...]
dimostrazione_57: della triangolazione, r_seconda, quinta_c_[...]
dimostrazione_58: anticristica, n_terza, retro_razionale_seconda, quarta_paradossale_[...]
dimostrazione_59: del complemento_[...]
dimostrazione_60: della purificazione_[...]
dimostrazione_61: della volontà di potenza, n_quarta_[...]
dimostrazione_62: dell'eros_[...]
dimostrazione_63: dell'agape_[...]
dimostrazione_64: s_seconda_[...]
dimostraizone_65: berkeleyiana_[...]
dimostrazione_66: condizionale, quinta_paradossale, ludica_quarta_[...]
dimostrazione_67: totemica_[...]
dimostrazione_68: del problema_[...]
dimostrazione_69: edipica_prima, psicoanalitica_[...]
dimostrazione_70: dell'idea_[...]
dimostrazione_71: della vita_[...]
dimostrazione_72: entropica_[...]
dimostrazione_73: standard_seconda, normale_terza_[...]
dimostrazione_74: ontologica_[...]
dimostrazione_75: esistenzialistica_prima_[...]
dimostrazione_76: esistenzialistica_seconda_[...]
dimostrazione_77: originaria_seconda_[...]
dimostrazione_78: originaria_terza, anselmiana_breve_notevole, a_quarta_[...]
dimostrazione_79: solipsistica_[...]
dimostrazione_80: bontadiniana[b]_prima_[...]
dimostrazione_81: b_seconda_[...]
dimostrazione_82: b_terza, b_tipica_[...]
dimostrazione_83: linguistica_terza_[...]
dimostrazione_84: heideggeriana, retrospettiva, v_10, r_3, retro_razionale_terza_[...]
dimostrazione_85: della fusione, b_4, v_11_[...]
dimostrazione_86: schopenhaueriana, della rappresentazione_prima, mistica_terza, massima_mistica, sacrificale, retro _razionale_quarta_[...]
dimostrazione_87: proto_gnoseologica, massima_minore, r_4_[...]
dimostrazione_88: trinitaria, r_4_[ruiniana_quarta_ripetuta]_[...]
dimostrazione_89: esistenzialistica_terza_[...]
dimostrazione_90: fideistica_quarta_[...]
dimostrazione_91: ratzingeriana_prima[rtz_1], argomentativa, apologetica_argomentativa_[...]
dimostrazione_92: del dubbio di fede, rtz_2, probabilistica_prima, esistenzialistica_quarta_[...]
dimostrazione_93: probabilistica_seconda_[...]
dimostrazione_94: probabilistica_terza_[...]
introduzione alle dimostrazioni tomistiche: neutralizzazione delle confutazioni kantiane_[...]
dimostrazione_95: tomistica[t]_prima_[]
dimostrazione_96: t_seconda_[]
dimostrazione_97: t_terza_[]
dimostrazione_98: t_quarta_[]
dimostrazione_99: t_quinta_[]
dimostrazione_100: fondativa, rtz_3, massima_ratzingeriana, fideistica_quinta, massima_fideistica, normale_quarta_[...]
dimostrazione_101: prima_t_epistemica_[...]
dimostrazione_102: seconda_t_epistemica_[...]
dimostrazione_103: terza_t_epistemica_[...]
dimostrazione_104: quarta_t_epistemica_[...]
dimostrazione_105: quinta_t_epistemica_[...]
dimostrazione_106: del sogno_[...]
dimostrazione_107: dell'ordine_prima [minima/media/massima], cosmologica_terza, probabilistica_quarta _[...]
dimostrazione_108: dell'ordine_seconda, cosmologica_quarta_[...]
dimostrazione_109: intuitiva_[...]
dimostrazione_110: dell'invarianza_[...]
dimostrazione_111: normale_quinta_[...]
dimostrazione_112: riproduttiva, normale_quinta_ripetuta, circolare_[...]
dimostrazione_113: melchiorriana_[...]
dimostrazione_114: gravitazionale_[...]
dimostrazione_115: 
dell'utilità, r_5, v_12_[...]
dimostrazione_116: scissionale, sesta_paradossale_[...]
dimostrazione_117: essenzialistica, a_5, r_6, v_13, mistica_quarta_[...]
dimostrazione_118: pura, m_4, fenomenologica_sesta_[...]
dimostrazione_119: creazionistica, r_7_[...]
dimostrazione_120: esegetica_prima, rtz_4, fenomenologica_settima_[...]
dimostrazione_121: esegetica_seconda, rtz_5, fenomenologica_ottava_[...]
dimostrazione_122: scissionale_seconda, normale_sesta_[...]
dimostrazione_123: estetica_[...]
dimostrazione_124: soprannaturale, mistica_quinta_[...]
dimostrazione_125: rivelativa_terza, rtz_6, r_8_[...]
dimostrazione_126: gnoseologica_prima, dell'apparire_seconda, v_14_[...]
dimostrazione_127: edipica_seconda_[...]
dimostrazione_128: steleologica_[...]
dimostrazione_129: fideistica_sesta, rtz_7, r_9, fenomenologica_decima_[...]
dimostrazione_130: sinfonica_[...]
dimostrazione_131: idealistica, fenomenologica_undicesima_[...]
dimostrazione_132: della rappresentazione_seconda, normale_settima, fenomenologica_dodicesima_[...]
dimostrazione_133: della rappresentazione_terza, normale_ottava_[...]
dimostrazione_134: della rappresentazione_quarta, fenomenologica_tredicesima_[...]
dimostrazione_135: dell'apparire_terza_[...]
dimostrazione_136: della rappresentazione_quinta_[...]
dimostrazione_137: standard_normale, normale_nona, retro_razionale_quinta_[...]
dimostrazione_138: gnoseologica_seconda, dell'immediatezza [e della mediazione], v_15, esistenzialistica_quinta, fideistica _settima_[...]
dimostrazione_139: della matrice_[...]
dimostrazione_140: della rappresentazione_sesta_[...]
dimostrazione_141: panteistica_[...]
dimostrazione_142: panpsichistica_[...]
dimostrazione_143: artistica, bertoniana, s_3_[...]
dimostrazione_144: della vita nascente_[...]
dimostrazione_145: della natura_[...]
dimostrazione_146: dell'amore_[...]
dimostrazione_147: kantiana_seconda, r_10_[...][schematizzazione_[...]]
dimostrazione_148: kantiana_terza, r_11_[...]
dimostrazione_149: vitruviana, virtuale, tecnologica_seconda_[...]
dimostrazione_150: standard_normale_seconda, normale_decima, massima_normale_[...]
dimostrazione_151: ermeneutica_[...]
dimostrazione_152: non_normale_[...]
dimostrazione_153: del linguaggio_[...]
dimostrazione_154: del cominciamento_[...][schematizzazione_[...]]
dimostrazione_155: del desiderio, v_16, settima_paradossale, ludica_quinta_[...]
dimostrazione_156: del senso_seconda_[...]
dimostrazione_157: normale_fondamentale, hegeliana, normale_undicesima_[...]
dimostrazione_158: normale_fondamentale_primaria, del riferimento, esperienziale, ottava_paradossale, massima_paradossale, problematica, scissionale_terza_[...]
dimostrazione_159: dell'evoluzione_[]
dimostrazione_160: standard_normale_fondamentale_[]
dimostrazione_161: standard_conoscitiva_[...]
dimostrazione_162: geografica_[...]
dimostrazione_163: dezaniana [dell'Intero, della speranza, del desiderio_seconda, nona_paradossale]_[...]
dimostrazione_164: tolemaica, cosmologica_quinta_[...]
dimostrazione_165: della consapevolezza, rivelativa_quarta_[...]
dimostrazione_166: del cristianesimo_[...]
dimostrazione_167: biblica_[...]
dimostrazione_168: della felicità, del desiderio_terza, della gioia, della gloria_[...]
dimostrazione_169: del fondamento, decostruttiva_[...]
dimostrazioni_standard_[...]
dimostrazione_170: musicale, sinfonica_seconda_[...]
dimostrazione_171: dell'emanazione, decima_paradossale_[...]
dimostrazione_172: storico_sociale_[...]
dimostrazione_173: creazionistica_seconda_[...]
dimostrazione_174: del confronto_seconda_[...]
dimostrazione_175: gnoseologica_fondamentale, gnoseologica_terza_[...]
[24/6/2008] dimostrazione_176: della codificazione, del senso comune, sperimentale_[...]
[24/6/2008] dimostrazione_177: del concetto_[...]
[25/6/2008] dimostrazione_178: immediata, scissionale_quarta_[...]
[25/6/2008] dimostrazione_179: quintuplice_riassuntiva_[...]
[25/6/2008] dimostrazione_180: aristotelica_[...]
dimostrazione_181_[...]: pascaliana, probabilistica_quinta [25/6/2008]
dimostrazione_182_[...]: s_terza, scissionale_quinta [25/6/2008]
dimostrazione_183_[...]: della proporzione [25/6/2008]
dimostrazione_184_[...]: della matrice_seconda, della proporzione_seconda [26/6/2008]
dimostrazione_185_[...]: della connessione [26/6/2008]
 [26/6/2008] dimostrazione_186: etica_[...]
[26/6/2008] dimostrazione_187: sofistica_[...]
[26/6/2008] dimostrazione_188: anselmiana_classica_[...]
[27/6/2008] dimostrazione_189: del pensiero_[...]
[27/6/2008] dimostrazione_190: metafisica_seconda_[...]
dimostrazione_191_[...]: metafisica_terza [27/6/2008]
dimostrazione_192_[...]: del completamento, della coerenza, della linea [27/6/2008]
dimostrazione_193_[...]: della relazione [27/6/2008]
dimostrazione_194_[...]: standard_classica_prima [27/6/2008]
dimostrazione_195_[...]: standard_classica_seconda [27/6/2008]
 [29/6/2008] dimostrazione_196: del pensiero_seconda, scissionale_sesta_[...]
[29/6/2008] dimostrazione_197della storia, della filosofia_[...]
[29/6/2008] dimostrazione_198: della forma_seconda_[...]
[29/6/2008] dimostrazione_199: della connessione_seconda_[...]
[29/6/2008] dimostrazione_200: epistemica_tomistica, della partecipazione_[...]
dimostrazione_201_[...]: della bellezza [29/6/2008]
dimostrazione_202_[...]: statistica, probabilistica_sesta [30/6/2008]
dimostrazione_203_[...]: tolemaica_seconda, cosmologica_sesta [30/6/2008]
dimostrazione_204_[...]: immediata_seconda [30/6/2008]
dimostrazione_205_[...]: del pensiero_terza [1/7/2008]
dimostrazione_206_[...]: immediata_terza [1/7/2008]
dimostrazione_207_[...]: della bellezza_seconda [27/7/2008]
dimostrazione_208_[...]: personalistica, rtz_8 [7/8/2008]
dimostrazione_209_[...]: creazionistica_terza [28/9/2008]
dimostrazione_210_[...]: cristologica, epistemica [25/8/2008]
dimostrazione_211_[...]: etimologica [23/9/2008]
dimostrazione_212_[...]: del linguaggio_seconda [23/9/2008]
dimostrazione_213_[...]: estetica_seconda [25/1/2008]
dimostrazione_214_[...]: kantiana_quarta [5/2/2008]
dimostrazione_215_[...]: del male, freudiana, platonica [10/4/2009]
dimostrazione_216_[...]: del soggetto [10/4/2009]
dimostrazione_217_[...]: dell'intuizione [10/4/2009]
dimostrazione_218_[...]: intuitiva_seconda, standard_classica_terza,
normale_dodicesima, scissionale settima, undicesima _paradossale
[8/8/2009]

]]] ESPOSIZIONE DELLE DIMOSTRAZIONI [[[ 

PRIMA DIMOSTRAZIONE [ANTROPICA: questa dimostrazione utilizza il principio antropico]
ANALISI_CRTICA_[...]/SCHEMATIZZAZIONE_[...]

Il pensiero serve per pensare la realtà. Ma il pensiero dell’uomo pensa e non pensa la realtà. Ad esempio: io penso ad una cosa, poi penso ad un’altra cosa, e cesso di pensare alla cosa precedente; lo scienziato studia il cosmo, ma quando dorme cessa di studiarlo. Poiché il pensiero serve per pensare la realtà (la funzione del pensiero è quella di pensare la realtà e se stesso), deve esistere un pensiero che pensi la realtà e non smetta mai di farlo, cioè che la pensi in modo continuo e anche totale, perché a questo serve il pensiero. La realtà è la totalità di ciò che esiste. Il pensiero che pensa la totalità, è il pensiero totale, cioè infinito. Quel pensiero, che non smette di pensare la realtà, e la pensa “tutta”, essendo infinito, è Dio. Dio pensa una persona, tutte le persone, e non smette mai di pensarle, perché il pensiero deve pensare “sempre” e “tutto”: sempre, quindi Dio è pensiero eterno; tutto, quindi Dio è pensiero infinito. Dio è il pensiero totale e continuo, perché a questo serve il pensiero.Non basta tuttavia dire che il pensiero, secondo la sua funzione, deve esistere come infinito (pensiero che pensa tutta la realtà) ed eterno (pensiero che pensa la realtà in modo continuo), bisogna effettivamente dimostrare che un tale pensiero (Dio) esiste. Il pensiero dell’uomo esiste. Ma questo pensiero non corrisponde alla funzione del pensiero, perché può non pensare. Poiché, dunque, esiste un pensiero (nell’uomo), il pensiero esiste, ma esso non esiste, nell’uomo, secondo la funzione del pensiero (il quale pensa sempre la realtà, anche nelle favole e nella fantasia, proiezioni varianti del soprannaturale invariante: seconda dimostrazione). Come può dunque esistere nell’uomo la forma del pensiero, senza che a questa forma competa ciò che vi corrisponde per essenza ? Come può esistere un pensiero, senza che esista (da qualche parte …), in quanto esiste il pensiero, il pensiero stesso corrispondente alla sua funzione ? (e che rende il primo “possibile”, proprio come imperfetto). Si sostiene qui che, se esiste un pensiero, deve esistere il pensiero “in sé”, cioè un pensiero che effettivamente “pensi”, in modo appropriato. A questa domanda si risponde con l’impostazione della decima dimostrazione, in cui convergono le seconde versioni (dimostrazioni ottava e nona) delle dimostrazioni prima e seconda.

nota_1
 
la presente dimostrazione ripete due volte lo stesso argomento [debole], rimandando poi alla dim_10. essa tuttavia appare corretta [forte], perché per pensiero_in_sè non si è intesa l’idea platonica del pensiero, che andrebbe dimostrata esistente, e che l’episteme identifica ad una porzione cerebrale dell’iperuranio, computer/intelligenza_artificiale, e della mente di Dio [agostinianamente], ma la sua funzione auto_concettuale: non è il pensiero perfetto, che deve sempre pensare, ma semplicemente il pensiero solo in quanto pensiero.

nota_2


Secondo il principio antropico (definito in relazione al rapporto tra l'uomo e il cosmo, ed epistemicamente trasferito al rapporto tra Dio e l'esistenza), la realtà ha posto la mente per essere pensata da essa (principio antropico). In questa prima dimostrazione l'episteme si serve del principio antropico: se il pensiero è stato posto dalla realtà per pensarla, esso deve poterla commensurare; se, quindi, la realtà è l'immensità dell' esistenza, per poterla riflettere (anche in forma empirica), il pensiero deve essere immenso (Dio). L'episteme corregge però il principio antropico: la realtà non ha posto il pensiero "per" pensarla; lo ha posto in modo da pensarla (e rifletterla in tutta la sua immensità). Ciò deve essere precisato, perchè se il fine del pensiero è il pensiero della realtà, Dio si aliena nella realtà (alienazione di Dio), invece: il primo pensiero di Dio è Dio stesso.

SECONDA DIMOSTRAZIONE

L’ipotesi che supporta questa dimostrazione è che, se il pensiero serve per pensare la realtà, allora esso la rispecchia. Ad ogni idea della mente (per idea si intende una porzione organica della mente corrispondente a un concetto o a un nome, e questi sono gli “specchi” organici delle cose esterne cui si riferiscono) corrisponde quindi una cosa, di cui essa è lo specchio. Poiché Dio è un’idea della mente, deve esistere la cosa ad essa corrispondente, fuori dall’idea (mente umana) di Dio: Dio come cosa esterna, cioè come realtà. Certo, c’è anche l’idea fantastica. Ma anche all’idea fantastica corrisponde sempre una realtà. A questa obiezione si risponde qui (concetto di invarianza) e nella settima dimostrazione (concetto di intenzione). Qui si osserva che anche la fantasia rispecchia la realtà. Le categorie della fantasia corrispondono al soprannaturale. Il soprannaturale è l’idea invariante rispetto a tutte le categorie della fantasia. Quest’ultima è un’“esagerazione” della realtà. Ora, questa “esagerazione” non esiste con questa o quella forma della fantasia o favola, ma esiste come sua categoria invariante. Ad esempio, l’“isola del tesoro” non esiste in se stessa, ma esiste come sua categoria invariante, cioè in quanto “Paradiso”, struttura invariante di ogni “isola del tesoro”. E il “Paradiso” esiste nel soprannaturale, fonte di ogni fantasia positiva. Quindi l’idea di Dio, da un lato origina le fantasie religiose (tutte le religioni della storia, ad esclusione delle tre religioni storiche: cristianesimo, ebraismo e islamismo), dall’altro lato essa, come struttura invariante di tutte le fantasie su Dio, corrisponde all’idea che rispecchia la realtà del soprannaturale: il vero Dio. Il cristianesimo è quindi la struttura invariante di tutte le fantasie religiose, ed esso è, in quanto tale, l’unica religione vera, cioè quella religione le cui idee rispecchiano la realtà (e la varianza di queste idee produce le fantasie religiose). Quindi, anche le fantasie sono, in un certo senso, verità. “Pinocchio”-bambino non esiste, ma il bambino esiste. “Zeus”-Dio non esiste, ma Dio esiste. Le fantasie e le favole sono varianti della realtà, la quale (se esse sono fantastiche) è il soprannaturale. Ciò significa che il pensiero rispecchia sempre la realtà, per cui l’idea di Dio rispecchia la realtà (l’esistenza) di Dio.

TERZA DIMOSTRAZIONE (PROTO-ONTOLOGICA)

Questa dimostrazione definisce Dio come la soluzione dei paradossi dell’esistenza (l’esistenza, includendo se stessa, è identica e diversa rispetto a se stessa), ma manca il metodo per la soluzione di tali paradossi. Essa definisce inoltre Dio (che potrebbe essere concepito come la sintesi duplicata della realtà: cioè, posta la realtà, Dio come pensiero è la doppia-realtà sintetizzata in un punto, e poiché Dio è la realtà stessa, per questo la riflette) come il concetto di tutti i concetti (essendo la realtà: non la realtà stessa, ma la doppia-realtà, cioè la seconda realtà, concentrata in un punto-totale), e poiché Dio è il concetto di tutti i concetti, la terza dimostrazione costituisce l’impianto tra il pensiero dimostrativo dell’esistenza di Dio e l’enciclopedia del sapere (le dimostrazioni, inoltre, devono convergere ad unità: per il principio dell’unicità dimostrativa, il pensiero di Dio – e dell’uomo – è strutturato per pensare l’esistenza di Dio, e poiché questa è unica, la dimostrazione dell’esistenza di Dio, che segue tale pensiero, è anch’essa unica).
Della terza dimostrazione si danno due versioni. Si presenta prima la seconda versione. Dio esiste perché viene ad essere svuotato di senso ogni concetto che non partecipa alla costruzione del concetto totalizzante di Dio, dove per senso si intende la capacità del macro-concetto di Dio di spiegare tutto ciò che esiste. Infatti, ciò che ha senso è razionale, e ciò che è razionale esiste di necessità, perché posto da questa. Una favola è irrazionale per definizione, i suoi elementi sono fantastici. La razionalità del concetto di Dio è data dalla sua capacità di spiegare tutto ciò che esiste. Come ad esempio spiegare l’idea di Dio ? Con l’esistenza stessa di Dio (il concetto di Dio spiega, poi, tutto ciò che esiste). La psicoanalisi di Freud dice che Dio è proiezione del padre, e dunque Dio non esisterebbe. Ma il padre è un uomo, Dio è invece concepito come un essere organico gigantesco (infinito), per cui Dio non può essere la proiezione del padre-uomo, essere limitato. Non si può spiegare il bisogno dell’uomo, che Dio esista realmente (e che quindi Dio non sia una favola), se non come il fatto che questo bisogno esprime Dio come “complemento” dell’uomo, esattamente come il pane è complemento dello stomaco, e il pane “esiste”. Ciò significa che il bisogno umano di Dio dimostra l’esistenza di Dio. All’obiezione secondo cui l’uomo ha bisogno anche delle fantasie, ma queste non esistono, si è già risposto (seconda dimostrazione): anche le favole rispecchiano la realtà. Se fantastiche, la loro struttura invariante è la realtà stessa del soprannaturale. Ma esiste anche il bisogno dell’ateo che Dio non esista. Questo può essere spiegato come proiezione della conflittualità coi propri genitori su Dio. Ma il vero concetto di Dio sta al di là di ogni proiezione dell’uomo, sebbene la sua rappresentazione debba servirsi di categorie umane. E’ difficile ottenere una “buona” rappresentazione di Dio. Appena l’uomo pensa a Dio, si attivano (si scatenano) nella sua mente le proiezioni. E’ a causa delle proiezioni che gli uomini sono atei.
Poiché attraverso l’ipotesi di Dio l’enciclopedia del sapere spiega la realtà, Dio esiste. Ma questa versione della terza dimostrazione è secondaria. La versione primaria è un’altra (quella dell’innesto tra le dimostrazioni e l’enciclopedia del sapere). L’esistenza di Dio è definita come:

1.] esistenza, che esiste per se stessa come esistenza pura: “l’essere è e non può non essere” (Parmenide);
2.] Dio, concetto che viene costruito in termini di esistenza pura;
3.] esistenza di Dio, dimostrata perché l’esistenza in sé esiste per definizione (secondo Parmenide: “l’essere è e non può non essere”), e il concetto di Dio è costruito necessariamente in termini di esistenza pura (che esiste necessariamente, ovvero anapoditticamente).

Il problema è che manca ancora il procedimento della costruzione necessaria del concetto di Dio in termini di esistenza pura (per questo la terza dimostrazione viene assunta secondo la versione secondaria).
Un metodo in realtà può essere il seguente: 

1.] l’esistenza, in quanto auto-principio, produce l’infinito (perché ogni esistenza-prodotto è auto-esistenza producente);
2.] l’infinito è il tutto;
3.] il tutto si auto-include per definizione (ma già ciò avviene per l’esistenza pura. Dio è definito anche come la soluzione logica del paradosso dell’auto-inclusione dell’esistenza pura, la quale, includente e inclusa, differisce da se stessa. Dio è inoltre definito come l’esistenzializzazione-ipostatizzazione dell’auto-identità dell’esistenza pura con se stessa, identità intesa per se stessa);
4.] ciò che si auto-include è insieme identico e diverso rispetto a se stesso;
5.] ma il diverso del tutto è la parte (auto-opposizione del diverso);
6.] questa parte è identica al tutto (perché il tutto è identico alla parte diversa da sé: per la riforma del principio di non contraddizone si rimanda alla sesta dimostrazione);
7.] quando l’identità logico-matematica tra l’esistenza e l’esistenza si fa identità psichica (perché viene esistenzializzata in quanto identità per l’esistenza), e cioè pensiero, la parte-pensiero identica al tutto è Dio, che è appunto la parte-infinita dell’esistenza-totale (Dio come nucleo dell’essere trascendente);
8.] questa trasformazione dell’identità matematica in identità psichica deve essere certamente dimostrata. Si osserva, tuttavia, che il pensiero può essere effettivamente concepito come identità per se stessa (il pensiero e l’identità sono come uno specchio).

Alla luce di tali considerazioni, si comprende come le due versioni della terza dimostrazione convergono ad unità. Il concetto di Dio espresso in termini di esistenza pura racchiude lo sviluppo di questa, e poiché Dio è il suo termine finale, Dio riassume in sé tutte le ipostasi dell’esistenza in-creata. E poichè Dio riassume il tutto (come la parte del tutto, nucleo dell’essere, identica al tutto), la definizione di Dio è enciclopedica, ed è questa la versione secondaria della terza dimostrazione: Dio come concetto di tutti i concetti, che esiste perché capace di spiegare ogni cosa, a partire dalla spiegazione dell’idea stessa di Dio. E’ vero che Dio è la proiezione dei bisogni dell’uomo (come sostengono gli atei), ma si osserva che questa definizione non confuta l’esistenza di Dio, bensì la dimostra. Infatti, questo bisogno non è innanzitutto bisogno di protezione, di amore, di affetto, proiezione del padre, espressione della paura del mondo, della storia, degli uomini e del cosmo, ma è invece specifico “bisogno di Dio”, cioè di ciò che manca attualmente (Dio, di cui l’uomo semplice non ha il concetto, per cui proietta Dio inconsciamente in quelle cose mondane, di cui ha bisogno o paura) (e pertanto rivelativo dell’esistenza di Dio, cioè del complemento dell’uomo), bisogno cioè di una persona pensante dalle proporzioni organiche infinite, costituente un soggetto agapico ed erotico (secondo l’enciclica “Deus caritas est”), che è salvaguardia dell’equilibrio di un uomo (il credente), che desidera unirsi per l’eternità ad un assoluto personale (unione con il Creatore), insieme ai propri affetti e all’intero genere umano. Si precisa che Dio non è il complemento infinito dell’uomo. In Paradiso, l’uomo stesso è infinito, cioè anima paradisiaca, soggetto personale infinito. Dio è il complemento infinito dell’uomo “altro” rispetto all’uomo.

Nota (impianto generale dell'episteme)

Dio viene fatto derivaredall'esistenza pura (cioè da un principio esterno a Dio), ma ciò è necessario allo scopo di definire razionalmente/scientificamente la ragione della sua esistenza, consistente nella soluzione logico-matematico-esistenziale delle contraddizioni insiemistiche dell'esistenza pura, che è l'esistenza in sè, la quale, includente e inclusa, è insieme identica e diversa rispetto a se stessa, e ciò determina i paradossi dell'esistenza, di cui l'esistenza di Dio è la soluzione logico-formale.
Si preferisce parlare di "esistenza" e non di "essere", perchè l'essere può venire confuso con il "concreto", mentre l'esistenza pura, che è il principio primo dell'esistenza e della realtà divina (in-creata e trascendente), è "astratta". Dio (astratto: tutto ciò che esiste è astratto, il concreto è la sensazione, che appartiene all'astratto) non trova in se stesso la ragione della propria esistenza, ma la trova nelle strutture della necessità, ovvero dell'esistenza pura. Queste strutture stanno "a priori" rispetto a Dio, ma l'uomo deve adorare Dio e non queste strutture (come l'uno, la diade, eccetera), perchè esse convergono a Dio, che è il centro ("nucleo") dell'esistenza trascendente, la sola parte del reale in-creato dotata di auto-coscienza, causa del reale creato (la "Creazione") e dell'esistenza dell' uomo. L'uomo deve pertanto adorare solo se stesso e Dio, che è trinitario.

QUARTA DIMOSTRAZIONE

Dall’ordine deriva soltanto l’ordine, e dal caos deriva soltanto il caos. Ma la realtà apparente (ad esempio: una sedia) è mista di ordine e caos: la sedia serve per potersi sedere (ordine); la sedia può essere rovesciata (disordine, cioè caos). La realtà apparente non può quindi essere derivata né dal puro ordine (dal quale deriva solo l’ordine), né dal puro caos (dal quale deriva solo il caos). Rimane solo l’ipotesi che la realtà sia derivata da un “principio misto”, e questo è la volontà, che è ordinata secondo il fine e caotica secondo la libertà. Ma una volontà, che determina questo mondo, è Dio.
nota sulla dimostrazione dim_4
 
si è riflettuto sul fatto che la dim_4 è una tra le più efficaci, anche se non tra le più importanti, perché giunge a dio partendo dal creato [le dimostrazioni più importanti, strettamente scientifiche, prescindono dal creato e dall’uomo, legando dio alla necessità, che lo determina], ma in realtà è anche molto importante, perché si apre alla dim_132, che consente un’intuizione immediata [cioè veloce, non nel senso di non_mediata speculativamente] dell’esistenza di dio.
alcuni scienziati dicono che tutto è caos, l’universo, anche se è ordine, deriva dal caos, non ha un senso. questa è l’origine ex_caos del creato e dell’uomo, che rieccheggia nell’inconscio dell’ uomo_scienziato. si procede ad analizzare questo pensiero [che si dimostrerà essere una suggestione]. nella critica alle tesi anti_dimostrative di kant si è distinto tra causa orizzontale e causa verticale: kant dice che dai fenomeni non si può uscire per andare alla causa della loro esistenza, l’episteme invece dice che questa causa [verticale] incide sulla natura [forma] dei fenomeni [causa orizzontale]: da qui la quarta dimostrazione.
analisi:
 
1.] gli scienziati atei o agnostici dicono che l’universo [e gli infiniti universi] è/sono materia [energia] che si aggrega e si disgrega [la proposizione: “nulla si crea tutto si trasforma” è epistemicamente corretta secondo la razionalità scientifica, perché alla creazione (che sta oltre i fenomeni creati) giunge solo la razionalità epistemica], le forme di tale aggregazione [la vita, gli atomi, ecc.] non sono forme in senso epistemico_aristotelico, cioè archetipi esistenzialmente connessi [= ipostasi] [dice l’episteme: ipostasi, cioè forme per struttura, esistenzialmente funzionali alla necessità, come al suo sviluppo], ma sono mere aggregazioni casuali, per cui non c’è differenza [qualitativa] tra un sasso, un grumo di sabbia, e un cervello [si osserva che ciò è vero, poiché tutto ciò è stato creato da dio dal caos: il fatto è che dio ha plasmato il caos, e il creato è im_piantato sulle ipostasi della necessità, per cui il creato è stato “formato”/si rileva difficoltà e ci si apre a nuova teoria: nella realtà necessaria potrebbero esistere delle basi di pre_impianto del creato, ovvero una matrice (sito) originaria che filtrerebbe e accoglierebbe ciò che è tratto dal caos secondo le forme della realtà necessaria, per cui, posta l’indifferenza tra un sasso e l’anima umana, entrambi creati ex_nihilo ed ex_caos, in tale base di pre_innesto essi verrebbero a distinguersi come dio dal caos necessario] [si ricorda che, tutto essendo esistenza, le differenze tra gli enti necessari sono dovute all’auto_differenza/auto_opposizione dell’esistenza a se stessa: non il nulla è opposto all’essere, ma l’essere è opposto a se stesso, e la coerenza di ciò determina il molteplice, gerarchico e ordinato];
2.] tale aggregazione e disgregazione è un moto orizzontale: anche il big bang, ad una prima analisi, è interpretato come un moto orizzontale, cioè sono fenomeni “piani” e “lineari”, da cui sembrerebbe non ci si possa sopraelevare, per uscire dalla natura verso la sua causa creatrice [verticale], da dimostrare esistente;
3.] la dimostrazione dim_4 ed altre dimostrazioni [quelle incentrate sull’uomo come essere parzialmente necessario] dicono che l’uomo non può essere il frutto di un’aggregazione casuale, perché egli [la sua anima, sede del pensiero e della mente, di cui il cervello è involucro carnale] intuisce la necessità, l’esistenza della necessità, ovvero il principio parmenideo, che non si limita a constatare “l’essere_è”, ma dice [questo è parmenide] “l’essere deve esistere” perché “l’essere è e non può non essere”;  
4.] allora, per identificazione soggetto/oggetto [interpretazione epistemica di parmenide: “è la stessa cosa essere e pensare”], perché l’oggetto è pensato dal pensiero, che è il soggetto, ovvero per l’identificazione tra anima [creata] e necessità, l’anima è [anche] necessaria;
5.] quindi nella natura apparente [si specifica che è quella apparente, perché c’è anche la natura non apparente, creata e non creata] c’è un essere [creaturale] necessario, e allora tutte le forme della natura sono [per transitività e riconoscimento intuitivo gnoseologico_fenomenologico] fenomeni e stati/enti [anche] necessari: il grumo di sabbia è mera aggregazione, la molecola è mera aggregazione, l’atomo è mera aggregazione, e anche il DNA, ma la forma di tale aggregazione non è caotica, bensì archetipica [leggi], ovvero formale in senso esistenzialmente connesso [ipostatico, per quella presupposta base di pre_innesto del creato nel non creato];
6.] a questo punto quella teoria degli scienziati è confutata per la dim_4: dimostrato [punto 3.]] che nella natura apparente esiste l’ordine [anche gli scienziati lo ammettono, ma lo intendono come grumo di sabbia], ipostaticamente inteso [un grumo di sabbia non può pensare [intuire] la necessità, e così identificarvisi] [la dim_4 appunto presupponeva un tale tipo di ordine], si constata che esiste in essa tanto l’ordine quanto il disordine, e quindi dio come volontà creatrice esiste: non può esistere, per assenza di una sua causa [verticale =] esistenzializzante, cioè ragione/giustificazione di esistenza [si presuppongono qui alcuni assi della metafisica epistemica, riferentesi all’aforisma di hegel] una realtà fenomenica mista di ordine e di disordine, che sia causata dal caos [il caos qui come sfera che causa al proprio interno enti esistenzialmente casuali, e tale sfera sarebbe simbolicamente il big bang, in seconda analisi, nella sua interpretazione moderna], e non sia solo totalmente casuale [come dovrebbe essere in questo caso] ma, come detto, anche ordinata;
7.] solo la volontà è mista, e così il verbo, inteso come volontà e rappresentazione [come si dirà], ha creato il mondo [la creazione].
 
la formulazione della dim_4 ha usato lo schema che è stato introdotto per neutralizzare gli argomenti kantiani contro le dimostrazioni:
 
1.] nella natura apparente, i fenomeni sono causa [causazioni] orizzontali;
2.] la natura [nel senso di essenza] della causa verticale [ragione/causa di esistenza] determina il tipo di causa orizzontale;
3.] quest’ultima [punto 1.]] è di tipo misto [ordine e caos];
4.] quindi la sua causa verticale [punto 2.]] è una volontà, perché [dim_4] …
 
a.] … se la causa_v della natura fosse il caos, tutti i fenomeni nella natura sarebbero caotici [grumi di sabbia, mere aggregazioni e disgregazioni, ma ciò non può essere per il punto 3.], di cui sopra, della elencazione precedente che va dal punto 1.] al punto 7.]];
b.] …se la causa_v della natura fosse il principio, tutti i fenomeni nella natura sarebbero ordinati, e non esisterebbe, ad esempio, la morte [degli atomi (decadimento entropico) o degli organismi viventi].
 
bisognerebbe però dimostrare che un dato piano di esistenza [ad esempio: il creato] ha una sua causa esistenziale [causa verticale]. lo si fa richiamando l’aforisma di hegel e la metafisica epistemica [presupposto delle dimostrazioni]:
 
1.] ciò che esiste può esistere solo perché “fa i conti” con la struttura dell’esistenza, cioè della necessità: l’assurdo non può esistere, e se la follia esiste, esiste solo nel suo “luogo naturale”, cioè dentro la mente umana;
2.] si richiama, così, quanto detto all’inizio [“…si dimostrerà essere una suggestione …”]: le teorie degli scienziati atei e agnostici [come la loro interpretazione del big bang, del destino del cosmo e il darwinismo, nella parte in cui attribuisce al caso l’origine delle forme organiche] non sono “scientifiche”, ma sono “suggestioni”, cioè forme di “follia” e “assurdità” speculativa [con la stessa forma della “favola”, “fiaba”, o meglio del mito e della fantasia], e il loro ruolo è quello di costituire una spiegazione della realtà, che sia da un lato una spiegazione [di qui l’uso dei dati empirici per comprovarle], dall’altro un meccanismo di difesa, perchè l’ateo è tale in quanto teme dio e la verità [per fattori inconsci di natura edipica], ma poiché tema anche la natura, cerca di spiegarla senza ricorrere alla teologia;
3.] in base al punto 1.] e all’aforisma di hegel, il “luogo naturale” delle fantasie della scienza moderna non è la natura, che non può essere assurda, ma è solo la mente, suggetionata dall’errore, che viene detto con la forma, e quindi con la forza, della verità. 

QUINTA DIMOSTRAZIONE (SEVERINIANA)

Il passato è eterno, perché l’essere è e non può non essere. Dunque, ciò che appare è eterno, e lo è in quanto apparire (cioè, se qualcosa mi appare, questo apparire deve essere eterno in quanto apparire, perché è la cosa apparente stessa). Ma la memoria appare alle volte, quando è richiamata dalla mente, altre volte non appare. Questo apparire eterno della memoria è allora “inconscio”: deve apparire, in quanto apparire eterno, ma “non appare” al presente (la memoria non è sempre richiamata), e quindi è un apparire inconscio. Ma (dice la quinta dimostrazione) l’apparire è tale sempre ad un “conscio”, in quanto “apparire”. Se, dunque, la memoria è un apparire eterno, che non appare all’uomo (al presente), deve esistere un conscio, al quale questo apparire appaia (al presente), in quanto l’apparire è sempre apparire per e ad un conscio. E questo conscio è Dio, al quale appare la totalità della memoria apparente (non apparente all’uomo, a lui inconscia). Circa il fatto che questo apparire era però apparire per un uomo, cioè limitato, e quindi anche il suo conscio (Dio) è limitato, la quinta dimostrazione per adesso non sa ancora rispondere. Questa memoria è eterna, e quindi il suo conscio è eterno, ma è un eterno per un apprire (all’uomo) iniziato solo con l’uomo, e quindi eterno solo per il futuro. La memoria dell’uomo (ciò che l’uomo vedeva) è limitata, essendo l’esperienza dell’uomo di tipo finito. Questo “conscio”, quindi, è anch’esso finito (sebbene eterno). Invece Dio dovrebbe essere infinito. Il metodo della costruzione del concetto di Dio è esposto nella terza dimostrazione. Esso serve a dimostrare l’infinità del (di un) conscio.

SESTA DIMOSTRAZIONE (CARTESIANA: questa dimostrazione è così denominata perchè presuppone il "cogito ergo sum" di Cartesio/LUDICA_PRIMA)

Questa dimostrazione presuppone la riforma del principio di non contraddizione: l’identità presuppone due termini, e quindi la loro distinzione. Ma la distinzione è differenza, e quindi l’identico presuppone il diverso. E allora una stessa cosa può divenire in altro da se stessa e rimanere identica a se stessa nel contempo, e ciò, consentendo il divenire nel rispetto del principio di identità e di non contraddizione, confuta la considerazione secondo cui il divenire non sarebbe possibile, perché una cosa non può essere diversa da se stessa. Il passaggio dalla riforma del principio di non contraddizione (per il quale è impossibile che una stessa cosa sia e insieme non sia nello stesso tempo ciò che è: e invece è possibile) alla sesta dimostrazione consiste nella considerazione che una cosa può essere e non essere la stessa cosa (perché l’identità presuppone la distinzione e, quindi, la differenza: riforma del principio di non contraddizione), perché i due termini dell’identità si sdoppiano, e nella differenza tra i termini doppi si scarica la differenza tra i termini originari dell’identità. Ciò posto, è possibile spiegare la sesta dimostrazione. L’uomo pensa l’essere. Ma pensare una cosa significa essere (in parte) quella cosa. Se quindi l’uomo pensa l’essere, l’uomo è l’essere. Ma se l’uomo è l’essere, allora l’essere è l’uomo. Ora, l’essere e l’uomo si sdoppiano (perché l’uomo è l’essere, e quindi è anche diverso dall’essere, in quanto è distinto da esso). Ma se si sdoppiano, l’essere non è solo l’uomo, ma è anche un altro uomo (doppio uomo). E poiché l’essere è infinito, quest’altro uomo è infinito, e quindi è l’Uomo, cioè l’Uomo-Dio (Gesù Cristo), Dio.

SETTIMA DIMOSTRAZIONE (EPISTEMICA-TERZA)

Ciò che appare esiste e Dio appare, dunque esiste. Dove appare Dio ? Dio appare nel linguaggio: Dio appare in”“DIO””. L’apparire di Dio nel linguaggio è sostitutivo del non apparire attuale di Dio alla percezione (mentre Dio senz’altro appare al pensiero, che qui lo sta pensando). Poiché Dio non appaga attualmente il bisogno dell’uomo di Dio (questo bisogno non è solo specifico di Dio, ma rimanda sempre a Dio: ad esempio, un uomo desidera essere ricco, ma non riesce ad esserlo; se Dio apparisse, cioè se quest’uomo fosse in Paradiso, di fatto egli sarebbe ricco) (bisogno agapico, di affetto, estatico ed erotico), il bisogno di Dio da parte dell’uomo proietta Dio nel linguaggio: l’uomo parla di ciò di cui ha bisogno, e questo linguaggio è rivelativo dell’esistenza di Dio, complemento dell’uomo (è complemento dell’uomo tutto ciò che potrebbe soddisfarlo). Immediatamente si pone la seguente osservazione-obiezione: anche il “cavallo con le ali” (cioè la favola, la fantasia) appare nel linguaggio, ma non esiste. La settima dimostrazione distingue quindi la teologia dalla favola: il linguaggio che parla di Dio (e quindi il “linguaggio dimostrativo”, cioè le 7 dimostrazioni emergenti) è “intenzionalmente” diverso dal linguaggio delle favole, perché esso “vuole” parlare della realtà, mentre nessun uomo, che dice una favola (a meno che non sia malato), “vuole” descrivere la realtà. La settima dimostrazione procede, sostenendo che l’intenzionalità che supporta l’emergere della volontà dimostrativa, e quindi l’apparire delle 7 dimostrazioni e della teologia, corrisponde alla razionalità assoluta, e quindi non può che corrispondere alla verità. Per razionalità assoluta si intende qui dire che questa intenzionalità corrisponde al “desiderio massimo” (il bisogno di Dio), per cui, una volta che si dice che Dio può non esistere, ciò potrebbe essere vero, ma cesserebbe di avere senso qualunque realtà, perché manca la motivazione alla vita (per cui è vero che Dio potrebbe non esistere, ma non avrebbe più senso la vita e qualunque cosa) (l’ateo, che dice “nulla mi manca, sono appagato e felice”, non mente, ma lo dice perché non ha sperimentato una felicità maggiore, la quale è possibile e include tutto ciò che rende felice l’ateo, più Dio: l’uomo, che sperimenta un bene maggiore, dipende da esso; l’ateo non ha bisogno di Dio, solo perché non lo ha sperimentato). E’ vero ciò che dà senso alle cose, perché è l’unica ragione che giustifica la vita dell’uomo. La motivazione alla vita non può essere una favola. Esiste una correlazione tra desiderio e verità (principio della verità del desiderio, cioè del bisogno). L’ateo non conosce il proprio bisogno di Dio. Il bambino e, in alcuni casi, l’adolescente non sperimentano il bisogno dell’innamoramento, ma questo esiste, e può dare un senso definito alla vita. Quando, divenuti adulti, lo sperimentano, vorrebbero (filosoficamente) che esso fosse assoluto ed eterno (se è vero amore), per godere di più. Perché desiderare poco, se si può desiderare infinitamente ? Chi ama se stesso vuole il meglio per se stesso. Dio è l’amore agapico ed erotico assolutizzato. Da questo punto di vista, se Dio non esistesse, cesserebbe di avere rilevanza qualunque aspetto della vita, perché il desiderio massimo dell’uomo rimarrebbe inappagato. E ciò dimostra l’esistenza di Dio, perché ciò di cui l’uomo ha assoluto bisogno non può essere una favola, non può che essere vero (perché, se non lo è, ogni altra cosa non ha senso). E’ vero, in quanto questo bisogno infinito è rivelativo di una parte mancante nell’uomo: Dio inteso come la parte infinita dell’uomo, suo complemento. A questo punto bisogna dimostrare che l’esistenza di Dio corrisponde al desiderio può puro e perfetto. Si pongono le seguenti argomentazioni:

1.] chi ama la vita la desidera, ma se la desidera veramente, la desidera per l’eternità (è stato detto che l’idea di Dio è per chi fugge dalla realtà. Ma anche se un uomo non fuggisse dalla realtà, e avesse sperimentato la pienezza della vita, la morte lo condurrebbe a desiderare la felicità, che egli ha avuto, in eterno, proprio perché l’ha conosciuta);
2.] chi ama i suoi familiari, se li ama veramente, desidera che essi siano felici per sempre, e quindi desidera per essi l’eternità;
3.] chi ama se stesso, desidera essere immortale;
4.] chi sperimenta l’innamoramento, sperimenta il tipo di amore di Dio (che non è solo agape, ma anche eros: il cristianesmo non è innanzitutto la religione del sacrificio e della rinuncia, ma della felicità, la quale include anche la dimensione del godimento).

Rispetto a questi argomenti, Severino propone un’“eternità senza Dio”. Cosa rispondere?

1.] Dio serve a spiegare perché, oltre l’eternità, c’è anche la dimensione della morte. Se la realtà fosse l’“eternità senza Dio”, la realtà sarebbe un Paradiso senza Dio, e non anche la dimensione mortale del non Paradiso attuale (creato da Dio: quarta dimostrazione; problema del male e della creazione attuale provvisoria esterna al Paradiso);
2.] nell’eternità, è meglio amare una donna e, insieme, Dio, piuttosto che soltanto una donna: quindi credere in Dio è più perfetto che non credere, perché Dio, in aggiunta, dà più godimento.

Quindi, per tutte queste ragioni, l’idea di Dio è la più desiderabile, e quindi la “più vera”, cioè l’unica dotata di senso (se per senso si intende ciò che è desiderabile e vero). Ma se l’idea di Dio è la più desiderabile, perché alcuni uomini non credono in Dio ? Per due ragioni:

1.] a causa di un’istanza etica, per la quale Dio viene vissuto (correttamente) come fonte d’angoscia (ciò è inevitabile, perché dalla vita l’angoscia non può e non deve essere tolta, essendo una spinta positiva alla vita. L’uomo adulto impara a convivere con essa, a controllarla, a controllarsi e a dominarla;
2.] per via di un appagamento ritenuto totale (a torto: si pensi alla morte), che rende superflua l’idea e la ricerca ulteriore di Dio.

Il rimedio contro l’ateismo è allora triplice:

1.] educare al dovere, minimizzando l’angoscia e facendo leva sul desiderio dell’amore, agapico ed erotico (senza la considerazione della dimensione dell’innamoramento come vero amore di Dio, è forse quasi impossibile capire Dio come fonte di felicità per l’uomo);
2.] razionalizzare il desiderio, fare emergere il desiderio di Dio, perché con Dio si può godere di più;
3.] far sì che il desiderio di Dio superi il sentimento d’angoscia per il dovere, causato dall’idea religiosa di Dio.

Dal punto di vista teologico, Dio è concetto propriamente più filosofico che religioso. Dio è concetto religioso solo perché Dio è puro mentre l’uomo è impuro. Ma non è la purezza di Dio che ne fa un concetto religioso: è l’impurità dell’uomo che fonda la necessità di un accostamento religioso a Dio. Il Paradiso è filosofico, non assolutamente religioso. Nel Paradiso non esistono la religione e l’agape, inteso come carità (non avendo l’uomo più bisogno di salvezza), ma esistono solo il concetto, l’estasi, l’affetto, l’innamoramento e il piacere. Ma il Paradiso in terra è proibito. Per questo la religione vale per l’al di qua, essendo l’uomo impuro. La rappresentazione di Dio, cercata dall’uomo, la quale è teologica, non è religiosa, ma è filosofica: l’amore cristiano per la Verità (la filo-sofia) non è solo agape, ma anche eros.
Nella vita terrena, l’accostamento a Dio da parte dell’uomo, essendo questo impuro, può avvienire in tre modi: 

1.] approccio filosofico-speculativo (che, offrendo una rappresentazione concettuale di Dio, apre alla mistica);
2.] sperimentazione dell’innamoramento (conoscenza di Dio nell’amore familiare-coniugale);
3.] religione, liturgia e sacramenti (approccio salvifico in senso stretto).

Solo nella Chiesa cattolica c’è la salvezza. Ma la Chiesa cattolica è sia apparente (gerarchia ecclesiale), sia non apparente (liturgia invisibile). Quest’ultima dà i sacramenti a tutti gli uomini di buona volontà, senza che essi lo sappiano. Quindi, Dio garantisce i sacramenti e la salvezza a tutti gli uomini di buona volontà. L’idea di Dio corrisponde al desiderio più puro, che dà senso alla vita: quindi l’idea di Dio non può essere una fantasia, ma deve essere la verità, perché è della verità che l’uomo ha bisogno. Dio esiste perché l’uomo ha bisogno della sua esistenza. L’amore di Dio è qui inteso come un terzo termine tra agape ed eros. L’amore è concepito come sintesi di affetto familiare e amicale e innamoramento passionale. Ci sono in Dio, quindi: l’amore (connesso al concetto di verità), l’agape (connesso al concetto di carità) e l’eros (in cui si compie la sintesi del tutto nell’estasi spirituale e nel piacere carnale).

OTTAVA DIMOSTRAZIONE

L’uomo intuisce il concetto di necessità (“l’essere è e non può non essere”: Parmenide). Quindi l’uomo è la necessità (perché pensare una cosa – la necessità -, significa essere, in parte, quella cosa: “è la stessa cosa pensare ed essere”: Parmenide). Ma l’uomo intuisce anche la contingenza (perché l’uomo può cadere). Quindi, l’uomo è anche la contingenza. Perciò l’uomo è sia essere-necessario, sia essere-contingente. L’uomo è necessario perchè posto dall’esistenza pura, come Dio. Ma l’uomo è creato da Dio, secondo il Magistero: l’uomo è necessario, nel senso che Dio ha in progetto di creare l’uomo, e questo progetto è necessario. Secondo il Magistero, Dio ha creato l’uomo liberamente: questa libertà sta nel momento della creazione, deciso da Dio nell’eternità, e non nella possibilità assoluta di non creare, che non c’è. Quindi, l’uomo non è frutto del mero capriccio di una volontà divina casuale, ma è creatura necessaria, come forma dell’assoluto. Infatti, l’esistenza pura ha posto in Dio la possibilità temporale e la necessità causale, che Dio, da perfetto, diventi più-che-perfetto con la creazione dell’uomo, il quale non è poco agli occhi di Dio: quanto più piccolo è l’uomo davanti a Dio, tanto maggiore è il suo godimento di Dio, e quindi tanto maggiore è il godimento di Dio, che partecipa del godimento dell’uomo. Ma poiché l’esistenza pura ha posto l’uomo secondo necessità, essa non può non aver posto anche un essere, che sia totalmente necessario, e non anche essere-contingente, come l’uomo, perché l’esistenza pura è necessaria. L’essere totalmente necessario, con la forma dell’uomo (decima dimostrazione), cioè essere organico pensante, è Dio, solo essere-necessario.

NONA DIMOSTRAZIONE

La nona dimostrazione è simile alla sesta e alla decima. L’uomo sta nella realtà. Quindi la realtà ha le forme dell’uomo. Ma la realtà è infinita, quindi queste forme sono infinite, e allora deve esistere l’Uomo, cioè Dio. Questa dimostrazione è del tutto simile alla sesta. La differenza consiste in due ragioni:

1.] questa dimostrazione, nata come seconda versione della seconda dimostrazione (in cui le idee della mente, umana e divina, corrispondono alle forme della realtà), ha preceduto la sesta;
2.] il fatto che la realtà abbia le forme dell’uomo non deriva dal processo di identificazione pensiero-essere e dal procedimento di trasferimento dell’uomo nell’essere (sesta dimostrazione), ma dalla considerazione più diretta secondo cui l’uomo è, in parte, l’essere stesso.

Mentre nella sesta dimostrazione, l’essere è un uomo, perché l’uomo è l’essere in quanto pensa l’essere, nella nona dimostrazione l’uomo è semplicemente l’essere stesso.
La sesta dimostrazione ha complessificato e sostituito la nona dimostrazione, che rimane solo per spiegare il concetto di trasformazione esistenziale, che riprende l’analogia di San Tommaso d’Aquino. L’uomo è immagine di Dio, quindi Dio è immagine dell’uomo. L’uomo è, piuttosto, immagine dell’Uomo-Donna-Gesù. Cristo è Uomo-Donna, e deriva le sue forme da Dio. Quindi, se l’Uomo carnale è sessuato, anche Dio spirituale è sessuato. Esiste, tuttavia, un livello di Dio, in cui Dio non è sessuato. Questo è il primo livello spirituale di Dio. Attraverso la conoscenza dell’uomo e della donna, è possibile conoscere perfettamente Dio, tranne forse il primo livello, perché all’uomo la propria anima, anche asessuata, non appare. Essa tuttavia gli appartiene. Forse l’uomo può quindi intuire Dio anche nel primo livello spirituale, nella mistica e nell’ascetica.

DECIMA DIMOSTRAZIONE

La dimostrazione razionale dell’esistenza di Dio è possibile, perché la mente dell’uomo (che, appartenendo all’anima, è anche di tipo soprannaturale, e tale è quindi la ragione umana) intuisce l’esistenza dell’ esistenza pura (l’esistenza del fatto che “l’essere è”), intuisce che questa esistenza è necessaria (“l’essere è e non può non essere”: Parmenide; non l’essere di questo mondo è necessario), e poiché in essa stanno le forme del mondo (che, secondo un principio emanativo-evolutivo, provengono dall’esistenza pura, cioè dalla natura “produttiva di esistenza” dell’esistenza pura, tale in quanto produttiva di sé stessa: da tale principio provengono le forme, non questo mondo), queste forme sono necessarie. In esse stanno le sostanze (di questo mondo), che non appaiono necessarie. Devono quindi esistere sostanze che siano necessarie secondo le forme: poiché, dunque, esiste l’uomo (forma perfetta e sostanza imperfetta), deve esistere Dio (forma perfetta, come l’uomo, e sostanza perfetta, secondo la forma). Ciò spiega come, esistendo il pensiero dell’uomo, forma perfetta e sostanza imperfetta, deve esistere anche il pensiero di Dio, forma perfetta e sostanza perfetta (prima dimostrazione).

UNDICESIMA DIMOSTRAZIONE

Leibniz e Einstein si sono chiesti “perché c’è l’essere anziché il nulla ?”. Ma Parmenide dice che “l’essere è e non può non essere”. La loro domanda è quindi rivelativa di un essere che c’è e non dovrebbe esserci, rispetto all’essere necessario. Ma quell’essere che esiste, pur non dovendo esistere, è il frutto della volontà, che liberamente pone, rispetto alla necessità, gli oggetti del suo volere. E poiché dell’essere del mondo si tratta, quella volontà che lo ha posto è la volontà di Dio, cioè di un soggetto, la cui immensità è proporzionata all’ente infinito da lui creato.
la constatazione di Leibniz-Einstein è stata tratta dal Corriere della Sera. Da qui si è appreso che entrambi questi pensatori hanno riflettuto su tale questione: “perché c’è l’essere anziché il nulla ?”. questa domanda, che si dirà ora essere una constatazione [intuizione_epistemica], stava alla base della dim_4. ma essa [che non è stata richiamata nella dim_4, perché successivamente questa ha potuto “reggersi da sola”] può fondare anche un’altra dimostrazione. Il sentimento del nulla non è, infatti, solo derivato dall’intuizione della non_normalità esistenziale della configurazione_attuale_dell’apparire [il cosmo_apparente], che è di tipo misto, per cui [secondo l’ordine e il disordine] “non dovrebbe esserci”. quel sentimento è anche autonomo dalla percezione, essendo un’intuizione del pensiero [che è auto_pensiero: cioè pensiero/=/pensiero del pensiero/=/essere]. L’uomo intuisce l’esistenza di una forza_inerziale, che prevede una propria destinazione al nulla [ritorno al nulla della creazione tratta dal nulla], e una destinazione al nulla dell’intero universo, proiettata nella concezione astrofisica [a carattere psicoanalitico] della “morte dell’universo” [calda o fredda]. alla domanda “perché c’è l’essere anzichè il nulla” si risponde: “perché al posto dell’essere dovrebbe esserci il nulla, essendo l’universo proprio derivato dal nulla” [e destinato al nulla, se una forza non lo trattenesse da esso: Dio (dim_apocatastica_28)_].
mentre la dim_4 dice che l’universo non può essere derivato né dal Caos né dal principio [direttamente], in base alla struttura_mista dell’apparire, questa dimostrazione, in base a quella constatazione/intuizione, che è associata al sentimento del nulla, può dire che l’uomo, riflettendo non solo sulla non_normalità apparente [fenomenologica] dell’universo, ma sulla non_normalità esistenziale [ontologica] di esso [percepita al livello della base del segmento_esistenziale], intuisce che l’universo “non dovrebbe esserci”, e tale im_possibilità [che naturalmente non è logicamente totale, perché l’universo esiste] viene associata alla causa esistenziale dell’universo: poiché l’universo non dovrebbe esistere, qualcosa o qualcuno ne ha determinato l’esistenza.
 
nota
 
tale intuizione non è frutto della codificazione dell’apparire, interpretato/letto dal pensiero inconscio come non_normale [dim_4], ma è frutto dell’intuizione dell’origine dal nulla dell’essere apparente, origine che ne condiziona la possibilità destinazione ad esso [ma in realtà im_possibile [perché Dio non crea dal nulla per far ritornare il Creato nel nulla, altrimenti la creazione sarebbe senza senso]/ciò è un problema: come può essere concepito come possibile nell’idea ciò che è im_possibile nella realtà ? mancanza di soluzione/il pensiero si prospetta il nulla dopo la morte, ciò è dato empirico, ma si prospetta anche l’essere [pensato dall’episteme].  
 
prosegue
 
a questo punto si possono ripetere le ipotesi della dim_4. solo Dio può aver normalmente determinato l’essere_apparente [quel sentimento ha basi metafisiche: in paradiso l’uomo poggia sul principio senza la mediazione di Dio (che pertanto non può annullarlo); attualmente l’uomo poggia sulla volontà di Dio, e pertanto egli percepisce la possibilità del nulla dopo la morte, la cui angoscia nasconde la possibilità della destinazione all’infernalizzazione: condizione dell’esposizione dell’uomo al baratro/altro problema: i pre_destinati alla salvezza non possono essere esposti al baratro: come può l’inconscio leggere ciò che non è vero ?].
Come si può giustificare il sentimento del nulla ? il Creato e l’uomo sono stati creati dal nulla, e quindi il nulla della loro origine risuona/rimbomba nell’inconscio dell’uomo [tale “grido di Munch”, che è il rimbomo infernale della voce creatrice di Dio, che dice “sia la luce”, è una delle cause del male], portandolo a formulare l’interrogativo: “perché c’è l’essere anziché il nulla”. La risposta sta qui: “creatio ex nihilo”. La dimostrazione è detta “normale”, perché quella domanda dice che sarebbe “normale” il nulla al posto dell’universo, e altrettanto “normale” è il fatto che sia stato il Dio_Creatore a crearlo [per le medesime ipotesi della dim_4].

DODICESIMA DIMOSTRAZIONE

L’uomo è un ente ordinato. L’uomo è determinato dall’essere, secondo l’evoluzione. Questa determinazione non è casuale, perché dal caso non può derivare l’ordine (quarta dimostrazione). Ma l’essere è immenso. L’essere immenso, quindi, che ha determinato l’uomo secondo necessità (ottava dimostrazione), non può non aver determinato anche (per emanazione), secondo la stessa necessità, un ente ordinato immenso, cioè Dio.


TREDICESIMA DIMOSTRAZIONE (FENOMENOLOGICA PRIMA)

L’esistenza dell’uomo nel mondo, inteso come essere dotato di forma e di ragione, testimonia (fenomenologicamente) che al centro dell’immensità dell’esistenza deve esistere un essere altrettanto razionale, ma delle stesse proporzioni di tale immensità: Dio.


QUATTORDICESIMA DIMOSTRAZIONE (FENOMENOLOGICA SECONDA)

Dio esiste perchè il nome "Dio" ha un intrinseco senso e significato (intuitivo-razionale ed emozionale), il quale rimanda alla necessità dell'esistenza di Dio (auto-concetto: "Dio").
Infatti, in base
alla gnoseologia epistemica, Dio esiste perchè:

1.] esiste la parola "Dio" (pensiero): esistenza dell'esistenza di Dio;
2.] esiste la forma di questa parola (linguaggio-digitale-2: la parola come tecnica): esistenza della forma di Dio;
3.] esiste la visione diretta (percezione) di questa parola (approccio fenomenologico alla parola come tecnica sostituto della parola come scienza, cioè dell'apparite diretto di Dio come forma): esistenza della sostanza di Dio (la parola di Dio è qui "cercata": senso emozionale).

Spiegazione del primo punto
La parola è la riproduzione della realtà, quindi l'esistenza della parola testimonia l'esistenza della realtà, di cui la parola è riproduzione:
 
1.] prima riproduzione della realtà: pensiero;
2.] seconda riproduzione della realtà: la forma intesa come linguaggio (digitale-1: parola come scienza);
3.] terza 
riproduzione della realtà: la sostanza intesa come percezione (il sentire soggettivo della rappresentazione, con sfondo e enti appartenti, in parte come soggetto e in parte "altri" dal soggetto);
4.]
quarta riproduzione della realtà: il linguaggio-parola (digitale-2: parola come tecnica).

Ecco dunque che l'uomo, pur non potendo vedere la forma-scienza (Dio non appare), vede la forma-parola-tecnica (la parola "Dio" appare). Sono stretti dunque i legami tra la settima dimostrazione e la quattordicesima dimostrazione. Legami qui non analizzati. Si verifica qui anche qui la sostanziale "unità" delle dimostrazioni (principio unitario dimostrativo), pensate originariamente le une slegate dalle altre. Ciò dimostra che le sette/dodici/quattordici dimostrazioni/quindici dimostrazioni (la terza già rimada alla quindicesima) costituiscono la corretta lettura del segmento di pensiero parallelo allo sviluppo esistenziale che ha determinato l'esistenza di Dio, e la cui lettura schematica la dimostra (ancora limitatamente).

Nota
: "digitale" significa che la realtà estesa si concentra in un punto (di estensione "formale", cioè dotato di un estensione impropria, che faccia solo emergere la forma), punto che esprime la grammatica (o logica) sottesa allo sviluppo dell'estenzione stessa (o esistenza): relazione dispari. 

... schemi provvisori ...


QUINDICESIMA DIMOSTRAZIONE (CARTESIANA-PRIMA: prima dimostrazione di Cartesio, tratta dalla storia della filosofia di Abbagnano e Fornero per i Licei: "Filosofi e filosofie nella storia", 1992; rielaborata)

L'uomo non può essersi dato la propria idea di Dio e delle sue perfezioni (Dio come assoluto, eterno, infinito, ecc.), perchè l'uomo è privo di tali attributi. Ma la causa di un'idea deve essere una realtà commisurata ai suoi attributi. Quindi Dio è la causa dell'idea umana di Dio.

Osservazioni critiche:


1.] Abbagnano e Fornero criticano questa dimostrazione, affermando che Cartesio suppone erroneamente la "non-derivabilità empirica del concetto di perfezione assoluta". Ora, l'episteme rileva che questa critica è infondata. Infatti, Dio non è semplicemente una perfezione assoluta (concetto ipoteticamente derivabile, ad esempio, dall'infinità del cosmo apparente e dalla perfezione degli assiomi e dei procedimenti matematici). Dio è l'applicazione degli attributi di infinito-assoluto-eterno, ecc., ad un'entità organica-pensante-personale, e si constata che tale entità non è empiricamente rilevata. Qualora lo fosse, sarebbe appunto dimostrata l'esistenza di Dio (ma confutata l'esistenza del Dio della fede). L'episteme, dimostrando l'esistenza di Dio, dimostra anche che questo Dio è il Dio della fede (delle tre fedi monoteistiche). Ciò esclude razionalmente che "un dio" possa improvvisamente apparire nel cosmo (posto che il solo "Dio" apparso nel cosmo è appunto il Dio della fede: l'uomo storicamente chiamato "Gesù");
2.] questa dimostrazione cartesiana è importante perchè riflette una definizione epistemica di Dio, attribuendola all'uomo, e su tale attribuzione si fonda la gnoseologia epistemica. Dio è stato definito come la sintesi duplicata della realtà (doppia realtà concentrata in un punto). Ma la realtà racchiude Dio, e per questo la mente divina non ha solo le forme della realtà, ma anche le forme di Dio (schemi relativi a Dio per l'auto-conoscenza di Dio). La mente di Dio è erediata dall'uomo (che pertanto lo può conoscere, perfettamente a livello concettuale). Tutto ciò spiega la struttura della dimostrazione di Cartesio: la realtà di Dio è stata la causa della sua idea, prima in Dio e poi nell'uomo, perchè tutta la realtà, e in questa la realtà di Dio, si riproduce nella mente (che è sistema di idee).


SEDICESIMA DIMOSTRAZIONE (RUINIANA: EPISTEMICA-SECONDA)

Integrazioni (elementi fondamentali di gnoseologia)

Il pensiero costituisce un momento-di-identificazione tra il soggetto e l'oggetto (condizione parmenidea idealistica/corretta), e questa identificazione avviene in modo e a livello esistenziale (non solo percettivo); in Paradiso, l'immagine di Dio determina la "consapevolezza" (intuizione-epistemica) che quella immagine corrisponde al "vero" Dio-oggettivo (e non è, per esempio, un ologramma/problema del dubbio cartesiano proiettato in Paradiso), perchè quella identificazione avviene tra l'uomo e il vero Dio: non è questione se sia dimostrato che questo è il vero Dio, è questione che, se esiste un vero Dio, in Paradiso l'uomo vi sarà identificato, e ciò determina almeno due conseguenze:

1.] pienezza estatico-eudemonistica e erotico-edonistica tale, per cui l'uomo non ha bisogno di "altro" (condizione della compensazione-paradisiaca-totale, o "standard-normale-energetico-spirituale"/lo spirito nell'episteme non è elemento religioso, se non in quanto classificato tale);
2.] il tipo di innesto in Dio (definito dalla teologia classica "inabitazione" e da Heidegger "im-pianto") è tale, per cui l'uomo sa, e in modo psicoanaliticamente incontrovertibile (compensazione e attivazione schematica inconscia di tipo infinito-attuale/ contatto-diretto, nel profondo dell'inconscio, col principio/l'angoscia per il nulla e la morte, oggi, è dovuta al fatto che l'uomo non ha contatto diretto col principio, cercato ad esempio in tutte le religioni "idolatriche", tra cui il platonismo, che relazione l'uomo non al Demiurgo, ma direttamente all'Uno, scavalcando il Demiurgo, ciò che è lecito, in parte, solo in Paradiso) che la sua condizione paradisiaca è incontrovertibilmente "stabile", ovvero non-reversibile neppure da parte di Dio (S. Agostino: "non posse peccare").

Ciò spiega perchè Einstein "sa" dentro di sè le leggi fisiche, e contribuisce a dimostrare ruinianamente l'esistenza di Dio:

1.] da un lato (come anche ha detto Severino), l'uomo è "rete estesa come il mare", e cioè "microcosmo", che è a contatto col cosmo, vi è identificato, e quindi lo conosce;
2.] dall'altro, si ritiene di poter dire che, sebbene "estesa come il mare", la rete che è l'uomo, per le sue dimensioni-quantitative (che sono molto più grandi di quelle apparenti/"molto" significa infinite ...) non sia tuttavia estesa in modo sufficiente a comprendere (includere) l'Intero (termine neo-scolastico) (dottrina degli ordini di infinito), per cui Einstein "sa" perchè è a contatto con l'Episteme (= Cristo), che gli dà la vita (come a tutti, biologicamente) e gli consente di conoscere ("campo divino" esteso come l'intera esistenza).

E' errore (all'interno delle ipotesi epistemiche) dire che Einstein può conoscere anche "da solo" (senza la mediazione dell' Episteme), perchè conosce un oggetto "vicino" (come la "forza di gravità" terrestre) e non "lontano" (come Dio): si ribadisce quanto detto nella presente dimostrazione, e cioè che (essendo tutto in tutto) lo specchio-uomo non può conoscere, solo perchè piccolo, in modo piccolo: per le strutture della necessità si può essere solo "grandi" e conoscere "in-grande", cioè infinitamente. Einstein conosce infinitamente a livello inconscio (come ogni uomo), e fa emergere al conscio solo una piccola parte di ciò che conosce. Le sue parole ("il cervello usa solo una parte delle sue potenzialità"), al di là del loro contesto, rivelano forse inconsciamente la consapevolezza che tali potenzialità sono quelle metafisiche/quando si è detto che il pensiero è solo infinito e appartiene a tutti, si è inteso dire questo (e ciò dimostra l'esistenza di Dio: dimostrazioni sesta e sedicesima): la parola "Intero" (tutto), la parola "Dio", ecc., evocano termini che l'uomo può intuire (anche solo nominare), in quanto l'uomo è connesso, con la mediazione dell'Episteme, al tutto: la parola è povera, debole, non creduta, ma la sua pronuncia presuppone fenomeni di proporzioni immense; l'Episteme media anche in Paradiso, e consente la conoscenza dell'oggetto perchè è identità panteistica tra Dio e l'Intero (in Cristo devono essere distinte la persona dalle due nature, divina e umana: la persona è diversa dall'oggetto-altro-da-Dio; le due nature operano l'identificazione panteistica parmenidea [Dio-Figlio conosce il sasso perchè è [[anche]] il sasso]/l'episteme non è forma di panteismo, bensì "sfrutta" il paradigma del pantesimo in termini gnoseologici, e così lo epistemizza/la persona è non-alienata [io-io], le due nature sono alienate [io-non-io]: epistemizzazione del concetto di alienazione).

Inizio dimostrazione:
L’uomo (e innanzitutto Dio) può conoscere, perché l’esistenza di Dio (inteso qui rigorosamente come Dio-Figlio, che è il Logos del Padre, cioè la sua seconda "mente-cervello", estesa come l'intera esistenza) è lo strumento (aristotelicamente: "Organon"), che gli consente di conoscere, rendendogli intelligibile la realtà intera/quindi: ... Dio-Figlio] = [Episteme.
Il team-espositore non è riuscito a comprendere perfettamente la dimostrazione espressa da Sua Eminenza il Card. Camillo Ruini (Vicario di Roma e Presidente della CEI), che così si esprime:

1.] (prima parte della sedicesima dimostrazone …): “l’universo è conoscibile da parte dell’uomo … questa intelligibilità intrinseca non può essere il frutto di un’ intelligenza ordinatrice semplicemente esterna al mondo, ma non può nemmeno essere qualcosa di cui la natura non intelligente è dotata di per se stessa e in maniera autonoma: sostenere questo equivale infatti a rinunciare a cercare le condizioni che rendono possibile tale intelligibilità, anzi implicitamente a negarle, apparendo del tutto ingiustificata e alla fine assurda una intelligibilità che esiste di per sé senza essere frutto di un’intelligenza. Siamo condotti così a individuare la condizione che rende possibile l’intelligibilità intrinseca dell’universo in un’ intelligenza che sia, appunto come intelligenza, distinta e trascendente rispetto alla materia non intelligente, e però nello stesso tempo a essa così originariamente e costitutivamente presente da porre in essere una materia in se stessa intelligibile” (Card. Camillo Ruini, “Le ragioni della fede”, 1993). La presente dimostrazione ha suggerito tuttavia la seguente riflessione, che dovrebbe in qualche modo suffragare la dimostrazione ruiniana e così completarla:
2.] (seconda parte …) inizialmente, la ricerca-epistemica ha interpretato la dimostrazione ruiniana come conferma della gnoseologia epistemica: l’uomo può conoscere solo perché inserito in un “campo divino”, e, del resto, la prima dimostrazione non dimostra l’esistenza di Dio solo perché ha compreso che, in base al principio antropico, lo specchio (il pensiero), per riflettere l’esistenza (immensa), deve essere immenso (quindi: specchio = Dio); ma altresì (e questa è un’altra dimostrazione, che segue quella ruiniana e ad essa si associa: seconda parte della sedicesima dimostrazione), proprio perché lo specchio -uomo è “inadeguato” (non per i limiti dovuti alla caduta, ma per le “dimensioni” intrinseche dell’uomo, dovute allo standard- necessario del Creato), l’uomo non può conoscere (non che uno specchio-piccolo può conoscere in modo “piccolo”: la grandezza dello specchio è solo di tipo-standard, ed è solo quella divina, cioè l'uomo non può da solo, isolato dalla Trinità, strutturalmente "conoscere", senza Dio, egli verrebbe annientato" dalle strutture della necessità), e allora l’uomo conosce (lo si constata) proprio presupponendo lo specchio-divino, cioè perché inserito in tale “campo” (sedicesima dimostrazione: Dio come condizione di intelligibilità, secondo Ruini);
3.] (terza parte …) dopo aver presentato le tre dimostrazioni di Cartesio, nella loro storia della filosofia per i licei Abbagnano e Fornero presentano l’argomento di Cartesio fondante della sua metafisica, argomento che non viene considerato come una “dimostrazione”: esso è invece la terza parte della sedicesima dimostrazione (anch’essa vede Dio come la condizione ruiniana dell’intelligibilità della realtà, "estensione" dell’universo): “Dio è dunque quel terzo termine che ci permette di passare dalla certezza del nostro io alla certezza delle altre evidenze” (Abbagnano Fornero, “Filosofi e filosofie nella storia”, 1992). Si richiama a questo punto la definizione che si è data di episteme nella home-page: l’Episteme (= Dio-Figlio) è il Logos sovra-stante (epi-steme) l'Intero dell'essere, ovvero "la rete estesa come il mare" (cioè sovrap-posta ad esso: epi-steme). Ecco dunque che la dimostrazione ruiniana viene “potenziata”: non solo Dio è condizione di intellegibilità della realtà per-l’uomo, soggetto limitato “per-standard” (non per la caduta), ma, inteso come Logos (Dio-Figlio), Dio (= Episteme) è la condizione di intelligibilità della realtà per-Dio stesso, inteso come Dio-Padre, soggetto illimitato “per-standard” (ma "incapace" di conoscere senza il Figlio, le cui proporzioni sono immenso-colosso-gigantesche/ad esempio, gli infiniti-universi-creati teorizzati dagli scienziati-astrofisici, anche se ciascuno infinito, stanno tutti, rispetto a Dio, concentrati in un punto di dimensioni pari a un epsilon tendente a zero, ovvero infinitesimale).

A questo punto è opportuno fare le seguenti riflessioni:

1.] la scienza empirica e la sua razionalità sono limitate così come sono conosciute e fondate dall’epistemologia, dal punto di vista delle condizioni di conoscibilità della scienza (ciò che segue è ipotesi di critica e superamento del kantismo, ma la gnoseologia epistemica è forma di kantismo), nel senso che solo un approccio gnoseologico di tipo metafisico potrebbe fondare la conoscibilità della scienza empirica e sperimentale (posto che è platonicamente intelligibile non un ente “privilegiato” ma, epistemicamente, ogni ente in quanto “pensato”, ciò che è diverso dall’essere “percepito”), come ha intuito il Card. Ruini (“in realtà è pure di “filosofia prima” l’approccio con cui Kant, riflettendo sulle condizioni di possibilità della scienza, giunge a formulare la sua concezione delle forme a pripriio della nostra conoscenza”): l’uomo “non vede” una legge fisica, ma la sa formulare (cioè, l’uomo vede due enti, e sa formulare il passaggio da un ente all’altro, ma questo passaggio, inteso come legge fisica, “non appare”: il sasso cade, ma non “si vede”  la “forza di gravità”). Dice Einstein: “le leggi che formulo è come se ce le avessi già nel cervello” (innatismo). Il kantismo (che non è stato “sorpassato” dalla geometria non-euclidea, bastando prevedere un “allargamento” delle categorie, e non escludendosi una riconduzione di ogni geometria a quella euclidea/il kantismo è forma di innatismo, e questo non esclude nè l'evoluzionismo nè il principio della tabula-rasa, auto-concetti) sostiene che l’uomo può formulare le leggi, perché ne ha gli schemi, ed essi sono solo soggettivi, non oggettivi. Il superamento del kantismo e la sua apertura alla metafisica (fondata sullo stesso “schema” kantiano) sta qui: ad esempio, gli schemi della legge fisica non sono solo soggettivi, non lo sono perché prevedono il comportamento degli enti e questi enti sono i “dati” dell’ esperienza; essi sono sì posti in categorie soggettive (lo spazio e il tempo, sia detto questo escludendosi l’analisi epistemica), ma resta il fatto che gli schemi dell’uomo prevedono il comportamento di questi enti e non già lo creano-determinano: posta l’oggettività del noumeno, che sta dietro ogni ente, l’uomo prevede il comportamento dell’ente-fenomeno, e quindi del noumeno stesso, che gli sta dietro (si comprende perché il nichilismo speculativo escluda l’esistenza oggettiva di un “noumeno”: tale esistenza sarebbe posta dal pensiero, che così rivelerebbe le sue potenzialità meta-empiriche [metafisiche], non apparendo il noumeno, di cui si predicherebbe tuttavia l’“esistenza”, non vista ma conosciuta); si ribadisce: mentre la mente trasporta con sé la rappresentazione della fantasia, la mente non riesce a trasportare con sé la rappresentazione di una galassia, la quale, distolto lo sguardo, riapparirà il giorno dopo, e quindi dietro la costruzione soggettiva della galassia (la sua “sostanza” soggettiva, includente la forma accessibile all’uomo) stanno la sua esistenza e la sua forma (ipostaticamente ancora non accessibile) “oggettive”;
2.] l’uomo quindi conosce ciò che non appare, e questo anche nella fisica: ad esempio, la legge di gravità (che è senz’altro uno schema soggettivo, ma al quale obbediscono rappresentazione, di cui l’uomo non ha il controllo, come le stelle e le galassie, o come gli uomini della società, che si “ribellano” al tentativo di essere assoggettati alle loro reciproche rappresentazioni, dimostrando così la loro reciproca “alterità” e “pluralità” esistenziale). Come può essere questo ? ciò avviene perché l’uomo agisce tramite un (terminologia-epistemica: …) “fattore di commensurazione e di triangolazione”, che è l’Episteme-organico (Dio-Figlio), attraverso cui Dio stesso (Dio-Padre) “può” conoscere. Perché ? si può ricorrere alla sesta dimostrazione (e ciò che segue è - se possibile - la perfetta interpretazione della dimostrazione ruiniana): solo se esiste un soggetto (unico termine a cui imputare la conoscenza, in quanto soggetto, ovvero pensiero: Logos) che è (per il principio-gnoeseologico-fondamentale parmenideo: essere] = [pensiero; corretto dalla riforma del principio di non contraddizione, dal suo “idealismo”) identità tra realtà e pensiero (e questo non può essere l’uomo, ente dimensionalmente limitato), ogni pensiero (Dio-Padre o l’uomo) può conoscere, se e finchè vi è associato e parzialmente identificato (per la “trasmissione” della conoscenza).
Ciò significa molto semplicemente:

1.] io conosco il sasso …
2.] se esiste un io che è il sasso …
3.] e poiché il sasso è qui l’intera realtà …
4.] questo io (soggetto/pensiero) non posso essere io (perché sono “troppo” piccolo) …
5.] questo sasso è Dio, poiché io conosco il sasso (ovvero le sue leggi) …
6.] poiché dunque io conosco, Dio esiste, essendo la mia condizione di conoscibilità della realtà (sedicesima dimostrazione: “ruiniana”; Card. Ruini: "solo l'esistenza di Dio può spiegare che l'universo è intelligibile").


osservazione sulle dimostrazioni dim_16 e dim_147
 
quando il card. ruini dice che il verbo e il creatore sono condizione per la conoscibilità dell’universo [dim_16], ciò può collegarsi all’applicazione epistematica del kantismo a dio, di cui alla dimostrazione dim_147: come detto, il verbo è l’apparato categoriale di dio, che filtra il noumeno e [hegelianamente] crea l’universo, come fenomeno, per questo conoscibile tramite il verbo/logos.


DICIASETTESIMA DIMOSTRAZIONE: VIGNANA_PRIMA [EPISTEMICA-PRIMA]

 
Nel saggio “La verità del desiderio come fondazione della norma morale” del filosofo prof. Carmelo Vigna è contenuta la diciasettesima dimostrazione epistemica dell’esistenza di Dio. In esso si legge: “Sappiamo dunque in senso forte quanto segue: che fondamento della morale è la verità del desiderio; che la verità del desiderio dice: il desiderio umano è desiderio di un oggetto interale; che tale oggetto è sulle prime una soggettività altra, ma, in ultima istanza, è qualle realtà assoluta che diciamo Dio. Come dire che, in ultima istanza, il desiderio umano è desiderio di Dio [genitivo oggettivo]. Ma poi la verità del desiderio umano implica pure che si dica di Dio almeno questo, che Dio contiene in sé [non sappiamo come] la possibilità, da parte sua, di appagare il nostro desiderio” (prof. Carmelo Vigna, “La verità del desiderio come fondazione della norma morale”, in “Verità del desiderio”, 1992).
 
PREMESSE
La rilevanza dimostrativa di questa sequenza, che è in se stessa una dimostrazione epistemica, è potuta emergere alla luce dei seguenti impianti epistematici
[elemento-1]:
 
1.] criterio veritativo della corrispondenza tra logica ed etica;
2.] criterio veritativo-base [provvisorio] e-s [euristico-speculativo] della verità del desiderio;
3.] conseguente criterio etico-logico-etico;
4.] analisi del testo vignano e conseguente rilevazione di presenza di una dimostrazione epistemica [che – in assenza del metodo dialettico dello sviluppo dell’esistenza a partire dal principio, che porrebbe la terza dimostrazione come dimostrazione-base –, è essa l’attuale dimostrazione-base: epistemica prima].
 
Nota
per la comprensione di tale dimostrazione, è presupposto il paragrafo sul criterio e-s della verità del desiderio_[…] (fine nota).
 
… prosegue.
Questa dimostrazione era già implicita in alcune parti
[elemento-2]
delle dimostrazioni …
 
1.] … terza [laddove si definisce Dio come ente desiderabile in massimo grado];
2.] … settima [laddove si espone il concetto di intenzionalità e si compie un’analisi – esemplificativo-retorica - del desiderio umano];
3.] … quindicesima-cartesiana [laddove si uniscono i termini infinito-eterno-necessario, tutti “desiderabili” in massimo grado, ad un ente-Ente definito come organico-pensante-personale].
 
La lettura del saggio suddetto è stata compiuta in una condizione cognitivo-culturale condizionata dagli elementi/-1 e …/-2, la quale ha fatto sì che ciò che il prof. Carmelo Vigna presenta come fondazione della norma morale sia in realtà, oltre a tale fondazione, anche una dimostrazione epistemica [una possibile ulteriore relazione tra fondazione dell’etica e tale dimostrazione, intesa come dimostrazione-determinazione-etica del nuovo-Dio-con-gli-uomini è contenuto che non si vuole qui definire, a causa della sua complessità: la vita come forma di volontà di potenza = atto di fede = atto di ragione-dimostrativa = dimostro l’esistenza di Dio quando agisco secondo virtù = determino il nuovo-Dio-con-me = salvezza e senso dell’esistenza].
 
DIMOSTRAZIONE
Posti tutti i precedenti criteri e contenuti, la diciasettesima dimostrazione [già contenuta nel testo vignano] è la seguente:
 
1.] il desiderio umano determina il pensiero umano, la sua forma e i suoi contentui [criterio etico-logico-etico];
2.] ha senso solo ciò che appaga il desiderio umano;
3.] è vero solo ciò che ha senso ed ha senso solo ciò che è vero [costrutto proposizionale da chiarire e da dimostrare, ma già accettabile];
4.] Dio appaga il desiderio umano in massimo grado [per rendersene conto basta rappresentarlo, esemplificatamente, come un ente sessuato];
5.] il desiderio umano si appaga, quindi, con il pensiero dell’esistenza di Dio, massimo oggetto/soggetto del desiderio;
6.] l’esistenza di Dio ha quindi senso;
7.] l’esistenza di Dio, quindi, in quanto ha senso [perché appaga il desiderio umano in massimo grado], è vera;
8.] poiché è vera, è dimostrata.
 
Ciò significa, in breve, che il desiderio umano ha una sua verità, e poiché esso desidera Dio, Dio ha verità, cioè esiste.

DIOCETTESIMA DIMOSTRAZIONE: APPROCCIO FENOMENOLOGICO PURO [FENOMENOLOGICA TERZA]

correzione: i conflitti edipici, essendo emotivi, riguardano la dimostrazione diciasettesima, perchè relativa al desiderio.

esposizione
mentre la dimostrazione diciasettesima [dimostrazione vignana] trae l’esistenza di Dio dalla purezza del desiderio di Dio, il quale non può mentire, perché i bisogni dell’uomo sono “struttura” [Dio come “cibo” necessario del sentimento puro], questa dimostrazione, strettamente fenomenologica, trae l’esistenza di Dio dalla sensazione intellettiva che il concetto di Dio e di esistenza-di-Dio suscita nel pensiero, ovvero considera l’esistenza di Dio come una fondamentale [essenziale, e dunque vera] esigenza dell’intelletto umano [questa dimostrazione è la versione cognitiva della dimostrazione vignana, “emotivo-etica”].

Il concetto di Dio scatena delle reazioni nel pensiero umano: l’uomo è separato [in parte] dalla necessità: per questo l’uomo non riesce a congiungere l’esistenza a Dio per acquisire l’intuizione [epistemica pura] dell’esistenza di Dio. Tuttavia, questa congiunzione anche avviene, perché, se Dio non appare, appare la parola “Dio” [settima dimostrazione], pertanto l’esistenza di Dio sarebbe tanto incontrovertibile quanto sicura essa sarebbe alla visione diretta [e non viruale] dell’apparire di Dio, se non ci fossero fattori capaci di spezzare l’intuizione epistemica di Dio: fattori di disturbo; ecco, dunque, che la dimostrazione diciottesima non dimostra l’esistenza di Dio “in positivo” [perché essa è già dimostrata dall’intuzione di Dio, razionale: congiunzione attuale], ma “in negativo”, eliminando [= neutralizzando/confutando] i fattori di disturbo [o interferenze intelletuali] che impediscono l’intuizione epistemica. Essi possono essere di tipo edipico o intellettuale-concettuale [falsi ragionamenti]. I fattori edipici si lasciano all’auto-analisi del lettore. Si affrontano alcuni fattori intellettuali [ateismo speculativo-razionalizzato, la cui massima espressione è data dalla filosofia di Severino]: ad esempio, Feuerbach e Freud. E’ chiaro, quindi, che il concetto di Dio, per il fatto di scatenare nella mente degli uomini, sia credenti che atei, miriadi e miriadi di riflessioni, fedi, comportamenti, violenza, amore, accettazione e rifiuto, conflitti sociali, sensi di colpa, appagamenti estatici e concettuali, conflitti psichici e edipici, nevrosi, e altri svariati fenomeni di tipo cognitivo-emotivo, non può certamente e assolutamente, dal punto di vista scientifico-fenomenologico, puro, essere, per il modo in cui il pensiero reagisce a tale concetto [il concetto dell’ipotesi dell’esistenza di Dio], essere assimilabile ad una favola o mera fantasia, ovvero a un mero concetto difensivo o a un errore, semplice o sofisticato [senza contare che di Dio ne va del senso dell’esistenza]:

1.] confutazione di Feuerbach: “Dio è proiezione dell’uomo”/…

ciò è falso, perché Dio è concepito come “altro” dall’uomo [proiezione spezzata], così come l’uomo è “altro” da un altro uomo. Non vale l’obiezione secondo cui l’“alterità” è alienzione [sottrazione e sedimentazione di caratteri del sé su un sé scisso]. Si osserva che i caratteri di Dio semplicemente non sono i caratteri dell’uomo, che non è infinito e eterno, ma limitato e mortale [l’obiezione costituita da Severino non vale in tale contesto: per lui, l’uomo è immortale, ma tale immortalità include caratteri non divini, come la morte fisica e la sofferenza: un simile uomo non può essere “il Dio”/l’ipotesi del soggetto storico di nome Gesù non è qui pertinente, perché Gesù è il vero Dio che soltanto assume la debolezza umana, e non già la debolezza stessa che assurge al divino]. Proprio le parole del soggetto storico di nome Gesù confutano Feuerbach: “voi siete dei” [Gv 10, 34]: ciò significa che l’uomo è certamente “dio” [in ciò Feuerbach e Severino hanno ragione], ma questo “dio”, che è l’uomo, non è “il  Dio”. Non c’è dunque nella fede cristiana alcuna scissione e alienazione, perché il cristiano sa di essere “dio”, e quindi le parole di Severino [“l’uomo è un “dio” e non sa di esserlo”] non concernono il cristianesimo, che sa benissimo che “l’uomo è un “dio””;

2.] confutazione di Freud: “Dio è proiezione del padre”/…

Dio non può essere la proiezione del padre [peraltro i condizionamenti edipici cui sono stati spesso storicamente soggetti alcuni sacerdoti cattolici riguardano la madre, essendo la figura del padre per lo più assente, e per questo sostituita con Dio, che non è dunque l’“impressione edipica del padre”, ma la compensazione della sua assenza: riguardo al cristianesimo, Freud avrebbe ragione sulla sessualità - per i sensi di colpa condizionanti nevroticamente il libero arbitrio -, non su Edipo], perché [come già si è detto]

Dio è Dio [infinito] e il padre è un uomo [finito].

Dio è un concetto intelletuale, su cui i condizionamenti edipici agiscono piuttosto nel senso dell’ateismo, mentre la nevrosi religiosa è senza dubbio legata a Dio come proiezione dei [soli] genitori, ma questo perché Dio è appunto la matrice dei genitori. Tolta la nevrosi proiettiva religiosa, non accade che è tolto Dio [come vorrebbe Freud], ma piuttosto si purifica il concetto di Dio [ma per il principio di analogia, l’episteme conferma l’antropomorfismo, in quanto l’antropologia deriva dalla cristologia].

3.] confutazione di Severino: “Dio è una forma nichilistica della volontà di potenza [uno tra i tanti immutabili]”/…

[Non si è in grado né di comprendere la filosofia di Severino, dati i limiti culturali e cognitivi del soggetto espositore, né quindi di confutarla, ma si presenta uno spunto di riflessione …] [… uso di linguaggio metaforico]. La volontà di potenza non può creare le forme, e queste, cioè gli immutabili, sono vere ed eterne strutture dell’essere, come il Caos e il divenire. Severino fa “mangiare” la realtà al Caos, ma per i principiii della metafisica epistemica, il Caos “mangia” solo ciò che gli compete [stando esso “al suo posto”]. Se la mente può concepire un Caos che “divora” l’intera realtà è solo perché tutto il Creato deriva [tratto da Dio] dal Caos [e dal nulla: creatio ex nihilo]. Severino fa leva sulle paure di un anima paradisiaca che teme di rientrare nel Caos/nulla [concetti differenti, ma qui metaforicamente identificati], perché ancora non saldata [apocatasticamente] sul principio e sulla fonte [innesti futuri, che renderanno tutte le anime indipendenti da Dio e “pari” a lui dal punto di vista dell’autonomia]. In realtà, questo timore nasconde l’unico possibile destino dell’uomo alternativo al paradiso, che non è il nulla, e senz’altro, essendo infernale, può essere assimilato al Caos. Il nulla diviene il nascondimento della dannazione, e solo questa si puù temere [e la dannazione è una forma di eternità, la quale eternità è il destino necessario di ogni anima]. Il nulla è quindi un falso problema. Tra gli immutabili eterni ci sono epistemicamente la tecnica e il divenire, che Severino alla fine identifica, identificando controllante e controllato. Severino pone “paralleli” gli eterni: Caos/divenire, tecnica, Dio, ecc., e pone tutto “in bocca” al divenire, compresa la tecnica, per cui l’uomo si salva uscendo dall’ottica del divenire. Ma l’episteme rileva che gli eterni non sono paralleli, ma tutti “convergenti” su Dio, che non può stare “in bocca” al divenire [invece forse il divenire è la stessa “bocca” di Dio]. Poi Severino ha rissunto recentemente il suo pensiero sul Corriere della Sera: il divenire - nascita e morte - della realtà visibile è stato sempre, per l'intera civiltà occidentale, l' evidenza originaria e innegabile. Ma se esistesse, esterna a essa, una realtà immutabile e divina che contenesse già tutto quel che diviene, allora divenire e storia, nascita e morte, sarebbero mere apparenze. Ma apparenze non possono essere, essendo esse, appunto, l'evidenza originaria. Dunque quella realtà esterna e immutabile e i valori e costumi a essa connessi sono impossibili”. Si osserva in conclusione che questo schema non è corretto: primo, perché il divenire non è contenuto in Dio, esso è reale ed esterno a Dio, e per questo [sia come produzione razionale prevista, sia come caos non prevedibile] esso è vero divenire, che “non divora” Dio [il Caos sta nel profondo dell’inconscio di Dio, e dell’uomo, tratto da esso]; secondo, perché [si osserva su la prosecuzione del discorso severiniano su Nietzsche] solo quando innestato in paradiso l’anima umana può creare [come vorrebbe Niezsche], avendo qui il controllo della fonte.

La diciottesima dimostrazione include ogni altra confutazione [interferenze dell’intera storia del pensiero occidentale soggetto al nichilismo sull’intuizione pura epistemica dell’esistenza di Dio] e recita quindi così:

il concetto dell'esistenza Dio è vero perchè esprime una fondamentale esigenza dell’intelletto umano, ovvero un concetto che emerge dall’inconscio dell’uomo, e il rapporto fenomenologico che l’uomo instaura con tale concetto fa di Dio una realtà sicura e incontrovertibilmente esistente.

Anche l’auto-concetto dell’ateismo [negatività auto-concettuale] è evidente, esprimendo una un’esigenza “privativa”, che contraddice quindi il criterio epistemico veritativo della completezza formale del più generale sistema epistemico del sapere.



DICIANNOVESIMA DIMOSTRAZIONE: NIETZSCHIANA [MISTICA_PRIMA/il Creatore ha creato la creatura, la creatura deve creare il Creatore]

giustificazione

il nichilismo non è solo una falsa dottrina. Esso è uno stato fisiologico della mente: la mente si rappresenta il nulla [e il nulla dopo la morte], e la mente non riesce a uscire dalla trappola del nulla. Per questo si è detto che la fede deve essere uno sforzo di volontà e di pensiero, e poichè il nulla esercita una pressione sulla mente, questo sforzo deve essere forte, e si costituisce come un atto di potenza: l'atto di fede come atto di volontà di potenza, che vince il nulla ovvero il potere del nulla sulla mente e sul suo pensiero. tale definizione non contraddice l'umiltà cristiana, vuole sottolineare che avere fede significa scegliere un determinato modo di vita, e questo è il più coraggioso.

premessa 
il sito si rivolge a chi crede in Dio ed è soggetto classificabile come cattolico-praticante, ma soprattutto a chi non crede e a coloro che credono in una religione non cristiana. Un’analisi di campo rileverebbe come il campo schematico del genere umano [descritto dalla steleologia] sia così costituito [analisi statistiche di “massima”/dati imprecisi/ricerca di precisione definita qui come non necessaria]:
 
1.] popolazione terrestre: 7 miliardi [7.000.000.000] [analisi anticipatrice];
2.] soggetti di professione cattolica: 1 miliardo [1.000.000.000];
3.] soggetti definiti come cattolici-praticanti: 25% di 1 miliardo: 250.000.000;
4.] tendenza delle giovani generazioni: di abbandono della pratica religiosa e della fede “corretta” [quindi il dato 250.000.000 ha previsione di correzione in senso diminutivo];
5.] soggetti cattolici praticanti perfettamente allineati con l’etica-cattolica magisteriale-ecclesiale: 100.000.000/150.000.000 [gli altri possono essere in disaccordo, ad esempio, sul problema dell’aborto, del divorzio, dell’etica-sessuale, ecc./su altra variabili etiche].
 
precisazione
 
la ricerca epistemica conferma l’etica-cattolica del magistero-ecclesiale in senso tradizionalista [il soggetto-espositore è di classificazione cattolico-praticante tradizionalista e conservatore]/la ricerca-epistemica ritiene che la chiesa [utilizzo di metafora-retorica] “deve dire quello che dice” [e nel modo in cui lo dice]/lo stato non propone un’etica [l’etica dello stato è l'etica-epistemica] che sia concorrente/in competizione con l’etica-cattolica/solo, la ricerca-epistemica ritiene che Dio “sospenda”, in determinate circostanze, la considerazione più rigida/rigorosa dell’etica-cattolica/lo stato si assume la responsabilità di proporre un input-etico di accettabilità generale compatibile con tutto il genere umano [tale input può essere definita come l’etica-globale o universale proposta dal teologo Hans Kung, ma di definizione epistemica, ovvero consapevole di se stessa in termini di “sospensione temporanea” dell’etica-cattolica – per il tempo di molto precedente la seconda venuta di Cristo -, e non di sua sostituzione/è confermata e epistemicamente fondata l’etica-cattolica, in senso dogmatico e tradizionale/ma proprio tale fondazione mette in evidenza la necessità di una “sospensione”].
 
… continua
 
… l’episteme si rivolge principalmente ai soggetti non cattolici/pur non modificando la verità e la verità dell’etica-cattolica [altrimenti cadrebbe nel nichilismo], l’episteme non può semplicemente riproporre, sia pure in termini speculativi [ma qui si pone un dubbio], quel magistero-ecclesiale che tali soggetti non riconoscono, né lo riconoscerebbero anche se espresso in termini speculativi/dimostrativi [il dubbio si scioglie], perché l’etica offusca la logica [il peccato offusca la ragione] secondo il principio di corrispondenza logica-etica: le esigenze etiche del magistero-ecclesiale producono rifiuto e rigidità verso il suo apparato logico-dogmatico-speculativo. Un cattolico-non-praticante non percepisce il senso e la necessità [razionale] dell’etica-cattolica e della funzione sosteriologica della gerarchia ecclesiale e dell’apparato-procedurale liturgico-sacramentale [tecnica di salvezza].
Riguardo ai giovani [termine di riferimento privilegiato dell’episteme], la ricerca epistemica li classifica in due ordini di categorie:
 
1.] adolescenti [15-19 anni], particolarmente sensibili a messaggi “forti” e completamente disinibiti in senso morale-sessuale/attentissimi ai temi veritativo-speculativi;
2.] tardo-adolescenti [20-25/28 anni], soggetti plasmabili ma a maggiore “rigidità” schematica [in quanto a personalità già formata], sensibili più a progetti che a temi speculativi.
 
sulla base della propria esperienza auto-biografica, il soggetto-espositore-presente, svolgente la ricerca-epistemica-attuale, può pronunciare le seguenti proposizioni a contenuto di analisi sociologica [funzioni di compatibilità e presupposti di innesto sociale dell’episteme]:
 
1.] i giovani ricercano il piacere [anche per difesa];
2.] i giovani, se ben motivati, possono rinunciare [in parte o totalmente] alla ricerca del piacere;
3.] i giovani ricercano il senso e riferimenti [coordinate di senso e di valore, definite come “autentiche”, cioè ben fondate];
4.] non sono i giovani che devono adeguarsi all’etica [specie a quella sessuale], che essi tendenzialmente rifiutano, allontanandosi dalla chiesa [attenzione: rilevazione di possibile errore: se vengono dati riferimenti, sarebbe possibile un/il ri-orientamento-etico/ciò è vero, ma per questo l’etica-epistemica è “progressiva”, in un’intera vita e nei millenni futuri], ma è l’etica che deve calarsi sulle esigenze educative, pulsionali e psicoterapeutiche dei giovani [in crisi, in ricerca, disorientati, e che vivono la sessualità anche come meccanismo di difesa dall’alienazione nichilistica dovuta a s-programmazione schematica, conseguenza dello svuotamento mediale-culturale/ sovraesposizione a stimoli mentali e difesa dell’identità, con dinamiche di solitudine/subite o di gruppo/ricercate];
5.] essenzialmente, i giovani sono oggi strutture-personali a forte esigenza-identitaria, fondamentalmente aperti alla verità-in-senso-forte: se la verità non viene presentata ad essi in-senso-forte, l’inconscio lo riconosce e il giovane rifiuta la proposta-identitaria] [il cristianesimo è la verità, ma la fede non riesce ancora ad auto-spiegarsi/giustificarsi razionalmente].
 
rivolgendosi a questi giovani … [sospende]
 
precisazione
 
[essi, con le loro esigenze e pulsioni, hanno “ammaestrato” la ricerca-epistemica, e così Dio che, pur prevedendo l’uomo, “impara” dall’uomo e “cammina” con l’uomo e con le giovani coppie sposate, che hanno fondamentali esigenze di piacere. L’episteme, che di esse si rende speculativamente responsabile, pianifica e proietta l’uomo nel futuro, e quindi non può “temere” le esigenze dei giovani e delle coppie sposate disinibite, ma piuttosto “apprende” da esse, e “concorda” con Dio uno standard-morale, a Lui accettabile, di comportamento valido per i millenni futuri: proporre al genere umano la “castità perfetta” predicata dal magistero-ecclesiale significa proporre, per questa larga parte del genere umano, una reale condizione di “scontentezza”/Dio vuole gioire della gioia dei giovani, e quindi non li vuole (si ritiene) “castizzare” forzatamente - nelle precedenti proposizioni si diceva che Dio, se vuole salvare e santificare l’uomo, deve accettare il suo stato e le sue condizioni, anzi anticiparlo, valorizzarlo e promuoverlo] [fine precisazione]
 
[riprende] …, ai cristiani in ricerca, agli atei/scettici/agnostici e ai credenti in altre religioni, l’episteme cerca di presentare il messaggio cristiano come la scelta di vita ispirata dall’assoluto/Assoluto e convergente ad esso/Esso [l’episteme, che apprende dai giovani (maestri di vita e di sofferenza), non ha paura dei giovani]. Sotto tali condizioni [a carattere sociologico-esistenzialistico], si ripresenta, corretta, la diciannovesima dimostrazione.
 
***
 
dimostrazione

questa dimostrazione è già inclusa nelle dimostrazioni settima, diciasettesima e diciottesima, tuttavia è necessario esplicitarne e distinguerne il contenuto, date le sue implicazioni e potenzialità euristiche. Essa recita così: …
 
… Dio esiste perché, indipendentemente da qualunque ipotesi contraria o inerzia del penisero [disattivazione schematica – nichilismo - e prospettazione del nulla dopo la morte], l’uomo impone a se stesso l’idea che Dio esista, e lo fa tramite l’atto-di-fede, inteso come [utilizzo di linguaggio retorico-letterario] l’“estremo atto della volontà di potenza”: l’uomo sceglie/decide che Dio esiste; l’esistenza di Dio è il contenuto dell’atto della volontà “razionale” [e quindi dimostrativa] dell’uomo. La razionalità, che costituisce/supporta tale volontà come “dimostrazione”, sta nel fatto che l’uomo, tramite l’esistenza di Dio [e soltanto tramite essa], dà senso all’esistenza, e lo dà ad essa in modo pieno [condizione della pienezza-di-senso]: tramite la fede in Dio, l’uomo impone all’esistenza un senso, che è “il Senso”, ovvero il senso-assoluto-supremo, “creandolo” [come vuole Nietzsche]: il senso dell’Assoluto [Dio e uomo] e dell’infinito super-potenziamento della propria esistenza vitale [tramite Dio], attuale-presente [= terrena] e futura [= paradisiaca]. “Super”: perché, tramite l’atto-di-fede l’uomo diventa il super-uomo, in quanto quella volontà, che im-pone a se stessi e all’esistenza l’esistenza di Dio, è la forma suprema della volontà di potenza.
 
spiegazione
 
1]]]_]]_] si deve chiarire che l’uomo, che sceglie razionalmente di credere nell’esistenza di Dio, per dare all’esistenza-vitale senso e pienezza di senso, non può di certo credere a un “qualunque Dio”: la scelta di porre l’esistenza di Dio può avvenire se questo Dio è non solo desiderabile, ma anche l’ente/Ente desiderato per-essenza [perché tramite esso si può desiderare veramente se stessi: si ribadisce che il fine ultimo dell’uomo non è Dio, ma la congiunzione di se stesso con se stesso in paradiso, altrimenti il fine è un “altro/Altro”, ovvero un non-io/non-Io, e ci si alienerebbe in esso] [termine retorico di associazione poetica: “Accadde ad uno di alzare il velo della dea di Sais. Ma cosa vide ? Egli vide – meraviglie delle meraviglie – se stesso” (Novalis, I discepoli di Sais, tratto da Abbagnano/Fornero, storia della filosofia per i licei, 1992)] [in paradiso l’uomo si unisce con se stesso: in una prossima pagina, si espone la dottrina del senso, fulcro dell’episteme(già largamente anticipata].
La differenza tra questa dimostrazione e quella diciasettesima/vignana è che quest’ultima usa il desiderio per dirigere il pensiero speculativo, descrivente e dimostrativo, invece la presente dimostrazione dirige la volontà esistenzializzante [simile ad un atto creatore: io quasi “creo” a me stesso l’esistenza di Dio], e pone l’esistenza di Dio non come derivante dal principio dell’esistenza-sostanza [una derivazione guidata, in assenza del metodo-deduttivo dello sviluppo, dal desiderio speculativamente agente: dimostrazione diciasettesima], ma in funzione del suo corrispondere al senso dell’esistenza-vita.
Questa definizione di Dio lo porrà come il Dio delle tre religioni monoteistiche [ciò va giustificato: funzionalità delle sudette religioni alla compensazione/ricolmo della pienezza di senso]. Si scelgono le tre religioni storiche, anche solo perché esse sono compatibili con il ragionamento greco-epistemico [incluso Epicuro: Cristo, nelle sue due nature, è apollo e dioniso], il quale passa dal senso religioso al senso speculativo. Si è detto che il “senso” è conoscibile solo in paradiso [dottrina del senso]: le tre religioni sono quindi quelle vie di salvezze, che portano gli uomini in paradiso, allo scopo di garantire loro l’accesso al senso-personale [dottrina del senso].
Dio non può quindi essere definito in un modo qualunque, ma necessarimante come un/l’ente/Ente che riempie di senso l’esistenza umana.
 
***
 
2.]]]_]]_] si definisce il cristiano come il super-uomo. Il super-uomo cristiano è l’unico auto-concetto vero-concettuale del super-uomo, “rubato” da Nietzsche/non si dà qui una “declinazione cristiana” del concetto di Nietzsche, ma [alla luce della rivoluzione epistemica, descritta nella serie dei dati in memoria] l’unica declinazione legittima, schematicamente “anticipata” da Nietzsche in modo nichilistico.
La ricerca-epistemica ha dovuto [in base al principio della verità del desiderio] fondare il principio del peccato come [possibile/eventuale] via di salvezza dell’uomo [il peccato di Adamo fu strutturalmente necessario come funzionale alla salvezza, pur essendo/rimanendo negativo/Cosmo-Adamo e Cosmo-Eva] [non qualunque peccato] [si precisa: il magistero-ecclesiale dice che una coppia di giovani, che rinuncia al sesso, rende “contento” Dio; la ricerca-epistemica comprende che questi giovani possano essere “contenti” anche solo perchè Dio è “contento”, ma essa dubita che Dio sia “contento” per il fatto che quella coppia, rinunciando al piacere, rinuncia di fatto ad un momento-di-gioia/si conferma il magistero-ecclesiale tradizionalista/se l’uomo pecca Dio soffre (di ciò l’episteme non dubita), ma a volte chi soffre può anche, nel contempo, gioire: tolleranza del peccato]. I principii etici sono di definizione cattolica in senso tradizionalista e immutabile/eterna, ma Dio salva e condanna anche indipendentemente dai principii [ad esempio, Dio ordina ad Abramo di sacrificare la vita di suo figlio Isacco, contraddicendo l’etica-naturale] e, nelle attuali coordinate storico-sociali, più sopra descritte, questo Dio [si ritiene] vuole e benedice il peccato degli uomini [non qualunque peccato: nella scrittura di definizione sacra è detto chiaramente: l’unico peccato che Dio condanna è quello contro la verità-di-se-stessi (Mt 12, 31-32) e, più in generale, contro la verità].
La presente dimostrazione definisce tali assi del pensiero come dimostrativamente funzionali, proprio perché solo dalla concezione di un tale Dio si può [si ritiene] prospettare Dio come funzionale alla pienezza di senso/Senso.
 
***
 
3.]]]_]]_] il super-uomo è o deve/dovrebbe essere l’uomo, ogni uomo, forse per essere felice, in ogni caso per essere salvo e santo. In fase di definizione provvisoria del super-uomo si formulano le seguenti ipotesi:
 
a.] il super-uomo considera Dio non come “diminuzione” dell’uomo [come sostiene l’ateismo, ad esempio di Feuerbach], ma come suo potenziamento e super-potenziamento [in paradiso l’uomo può dire a una galassia: “spostati”, e la galassia si sposta, perché Dio, obbedendo strutturalmente al comando dell’uomo, sposta la galassia (ma si ritiene che, date le proporzioni di un anima-paradisiaca, essa stessa possa muovere direttamente una galassia) (in paradiso l’uomo è “creatore”, come vuole Nietzsche, nell’interpretazione di Severino)];
b.] il super-uomo vince il sentimento del nulla, riempiendolo di essere, e dell’Essere che è Dio;
c.] il super-uomo non è colui che, credendo in Dio, rinuncia al piacere, ma è colui che [nell’attuale condizione storico-sociale], proprio credendo in Dio massimizza il piacere [perché proietta i suoi desideri in paradiso];
d.] il super-uomo è colui che, confermandosi epistemicamente la piena e perfetta [cattolica] distinzione tra il bene e il male, non dice solo “no” al peccato, ma anche [responsabilmente] dice sì alla vita e al peccato [nell’attuale fase storica lontana dal ritorno di Cristo/non a “ogni” peccato];
e.] il super-uomo è colui che lotta contro Dio e lo vince [come dice la scrittura di definizione sacra: “hai lottato contro Dio e hai vinto”: Gn 32, 29]/il super-uomo non ha quindi paura del mondo e della storia, perché, se è possibile lottare e vincere contro Dio, a maggior ragione contro il mondo [proposizione di contrasto al pessimismo delle più giovani generazioni/proposizioni scritte in base a una sufficiente considerazione delle difficoltà del tempo attuale, di ordine sociale, politico, economico e religioso];  
f.] il super-uomo sceglie di credere in Dio e nella Chiesa [e nelle altre due religioni storiche] perché in questo modo egli crea e produce i valori più perfetti della vita, ovvero l’amore, il sacrificio e il piacere [i valori dell’episteme sono i valori di definizione “genuina” e “onesta”, cioè i valori “classici” in senso cristiano/si constata l’attuale rivalutazione del piacere da parte del magistero-ecclesiale: enciclica "Deus carits est"]. Pertanto, il super-uomo non rifiuta il dolore della vita ma lo affronta e lo “positivizza” nella crescita-umana [uomo forgiato dalla vita].
 
nota
 
La presente dimostrazione si lega alla dottrina del senso, di prossima definizione.

 

VENTESIMA DIMOSTRAZIONE [DIMOSTRAZIONE PROGRAMMATICA: per completare la conoscenza di se stesso, il Creatore necessita delle esperienze_conoscitive degli uomini e delle donne, e quindi necessita dell'episteme che essi costruiscono per amplificare tali esperienze, essendo l'episteme la conoscenza del Creatore]

questa dimostrazione è la seconda parte della terza dimostrazione. Tuttavia non si intende modificare la terza dimostrazione, né ripetere i contenuti attualmente esposti in essa. Si aggiungono qui ulteriori elementi. Essa recita: “l’esistenza di Dio è dimostrata dall’apparire del progetto_episteme [organizzazione_scientifica_della_conoscenza = Verbo/parallela all’ incarnazione del Grande_Fratello] e dalla costruzione della Fondazione_accademica” [che esegue il relativo programma di ricerca].

La ventesima dimostrazione unisce la diciannovesima dimostrazione alla settima dimostrazione [il significato di tale unione (costruzione di dimostrazioni tramite dimostrazioni) viene dato nel paragrafo sul principio dell’unicità dimostrativa]: il linguaggio_dimostrativo, cioè le dimostrazioni, esprime una volontà di pensiero e …_scritturale emergente, finalizzata alla costruzione del concetto_globale [enciclopedico] di Dio: quando questa costruzione di fa organizzazione_ _scientifica_della_conoscenza [creazione/fondazione/ apparizione della fondazione_accademica ed esecuzione del programma di ricerca: episteme, epistematica, dimostrazioni_epistemiche], essa esprime volontà di potenza: questa è razionalizzata, corrisponde alla massima razionalità e attribuzione di senso alla realtà e quindi è volontà dimostrativa in senso programmatico: la ventesima_dimostrazione dell’esistenza di Dio è il progetto_episteme: essa vive nell’apparire dell’episteme, riproduzione surrogativa dell’incarnazione di Cristo = Episteme, parallela all’apparire del Grande_Fratello [Dio appare nel linguaggio che parla di Dio, e questo linguaggio è “struttura”, anche architettonica]; questa volontà di potenza organizzatrice, che è esplicazione progettuale dell’atto_di_fede, fonda ed esegue il progetto [attuale] della razionalizzazione della fede, e pertanto fa emergere l’episteme come quel linguaggio che custodisce, dichiara e attribuisce il senso alla realtà: massimo senso, massima razionalità, massima probabilità che Dio sia il Senso della realtà apparente_cosmica_umana e …_storica, e che quindi Dio esista [non solo perché desiderato e voluto esistente, ma perché tale volontà si razionalizza]. Tale razionalizzazione è scientifica [vuole/intende esserlo]: l’episteme è attualmente la volontà che Dio esista e che esista scientificamente e tale volontà è scientifica e scientificamente organizzata e organizzantesi in senso dimostrativo_speculativo. L’episteme, emergendo, sta decidendo e creando l’esistenza di Dio [implicazioni nella teodicea/sotto]. La ventesima dimostrazione si costituisce come volontà di potenza razionalizzata e razionalizzante [tale è il processo_creativo_ sacrificale, in cui il Caos viene filtrato dal Logos, matrice della Creazione], e quindi come la massima razionalità possibile, convergente su Dio. La dimostrazione dell’esistenza di Dio è data dalla volontà di costruire la Fondazione_accademica, riproducente l’incarnazione del Verbo [simulata dall’incarnazione del Grande Fratello], cioè di svolgere il progetto…[…_episteme] dell’organizzazione_scientifica della conoscenza. E’ questa volontà una dimostrazione, perché è l’apparire emergente della massima razionalità e attribuzione di senso alla realtà, convergenti su Dio.

Questa dimostrazione rileva un problema gnoseologico fondamentale: è il problema della base_ conoscitiva: se la conoscenza dell’uomo riproduce le forme della conoscenza di Dio [perché l’uomo è a immagine di Dio e si fonda ipostaticamente su Dio, sua matrice_creativa], constatandosi che l’uomo conosce difettosamente [perché l’Intero non gli appare, perché è capovolto rispetto a Dio, perché è separato da Dio, perché è scisso da se stesso e dalla fonte, perché vede nel conscio ciò che in paradiso vedrà nell’inconscio], la conoscenza dimostrativa dell’esistenza di Dio è surrogativa dell’apparire [ipostatico, non immaginativo] diretto di Dio, ma in tali condizioni come può essere Dio la base_conoscitiva dell’uomo, se tale base è perfetta, e la conoscenza dell’uomo è in difetto ? cioè: quali sono le basi_divine per la conoscenza umana attuale ? [posto che la conoscenza_divina è normale e la conoscenza_umana è non_normale (ad esempio: l’uomo vede il cosmo nel conscio, ma in paradiso lo vedrà nell’inconscio, perché in paradiso l’uomo vede nel conscio standard_normalmente direttamente Dio)_]/… l’episteme non sa ancora rispondere [certamente anche l’Episteme = Cristo è attualmente scisso da se stesso e dal Padre in Dio_focale_creativo]. Si dice questo …

… la completezza [enciclopedica] del sistema non è condizione surrogativa, perché anche la conoscenza_divina è completa. La condizione surrogativa della conoscenza_umana [ciò che è lo specifico dell’uomo rispetto a Dio riguardo ai processi conoscitivi ed è condizione di possibilità di una dimostrazione, che compensi il non apparire diretto ipostatico di Dio] è la seguente [come si è detto finora]: la parola_scritturale in Dio è forma non solo della scienza, ma della tecnica [Dio si serve del linguaggio parlato e scritto per controllare la tecnica: “la Bibbia controlla la Croce_Tecnica”/“la Scrittura controlla la Tradizione”]/questo è il Verbo/il vero linguaggio in Dio, avente natura conoscitiva, non è la parola e la scrittura, ma la forma_apparente/così: l’uomo attribuisce alla parola_scritturale [parola_parlata e scritta] un valore non solo tecnico [come in Dio] ma [dato che la forma_apparente di Dio non appare] conoscitivo: la scrittura dimostrativa è il surrogato dell’apparire di Dio/non è vero che la completezza del sistema_scritturale in Dio è normale: è vero in senso tecnico, ma non tanto conoscitivo [rilevazione di possibile errore: anche in Dio la tecnica_parola è forma di conoscenza/ciò è normale, perché sempre l’uomo poggia su Dio]/allora la ricerca_epistemica deve concludere: il di_più compensativo e surrogativo dell’uomo, lo specifico dell’uomo, è che tale scrittura manca e sta nascendo artificiosamente in forma non divina: l’episteme_attuale_emergente è quella forma di conoscenza dell’esistenza di Dio, che Dio non ha, e che ha soltanto perché gli viene data dall’uomo.

Si rilevano implicazioni nella teodicea. La testimonianza definita: “Vangelo” dice che Dio è apparso nella storia [se l’uomo di nome Gesù è apparso ed è risorto, non nel significato di Severino, ma secondo la natura, allora si può teoricamente definire quest’uomo un “dio_Dio”]. oggi appare il Grande_Fratello [Tecnica] [perché l’ateo possa dire: “il nuovo_Dio_con_me appare, dunque esiste e sono salvo”], che è ciò a cui si riferisce Severino quando dice: “oggi l’uomo può creare perfino Dio”. e intende farlo, definendolo per esempio: “Super_Computer”. Si è detto: la creatura deve creare il Creatore, e si è detto: indifferenza tra regno di Dio e regno del Male: l’uomo deve creare Dio, c’è poi una creazione_etica e una creazione anti_etica. Anche quest’ultima è “santa” [principio della santificazione del peccato e legittimazione della civiltà della Tecnica], perché l’uomo conosce l’essenza dell’uomo e di Dio nella tecnica [Dio invariante], e non già nelle rappresentazione artistiche del “Buon Pastore”, che non hanno valore conoscitivo, ma “devozionale” [procedure_religiose_salvifiche e forme di penitenza della rappresentazione_umano_creaturale del mondo, strutturalmente idolatrica perché capovolta]. Il progetto_episteme, inteso come forma di organizzazione_scientifica_della_conoscenza, è la forma della legittimazione_salvifica della rappresentazione capovolta dell’apparizione attuale dell’Episteme nella Tecnica. Forse non si può fermare la Tecnica, ma il problema non è quello di fermare la Tecnica, il problema è quello di redimerla.


VENTUNESIMA DIMOSTRAZIONE [PROIETTIVA/FENOMENOLOGICA QUARTA]

essa recita: Dio esiste perché esiste la proiezione di Dio [proiezione di Dio dall’uomo a Dio].
la diciottesima dimostrazione ha rilevato come Dio sia un’idea/parola emergente dall’inconscio e il rapporto fenomenologico che l’uomo instaura con questa idea è tale per cui di essa ne va del senso dell’esistenza [la diciannovesima dimostrazione, a partire dalla funzionalità di Dio al senso, porta l’uomo a creare l’idea di Dio, e come Dio non crea fantasiosamente, così l’uomo non crea un concetto arbitrario di Dio, ma necessario/scientifico].
La ventunesima dimostrazione constata [come Feuerbach e Freud] che tale idea [l’idea di Dio] si proietta dall’uomo al cielo [metaforicamente], cioè è una proiezione ed esce dall’uomo. Essi per questo hanno parlato di alienazione dell’uomo. Ciò è in parte vero, e per questo Dio è annientamento dell’uomo [di questo uomo/uomo terreno peccaminoso o anche virtuoso/ soggetto al male]. Posto infatti epistemicamente che l’uomo non può essere ciò che non è [confutazione di Feuerbach e Freud: l’uomo è “dio” e non “Dio”], si constata che l’uomo [finora inconsciamente] vuole essere anche “Dio” [principio_epistemico_di_fabulazione/gli atei credono che Dio sia una “favola”, ma la vera favola è l’in_esistenza di Dio/l’in_esistenza di Dio è non_normale rispetto all’intera fenomenologia (psico_storica) di Dio/l’ateismo è normale sotto determinate condizioni, che lo spiegano, tra queste l’uscita del Figlio da se stesso, che crea un uomo_privo_del_Figlio, essendosi Dio privato di se stesso/(forse …) … essenza dell’ ateismo], cioè l’uomo è soggetto a stati_fantasiosi, e crede in essi a causa del male. Per questo Dio aliena l’uomo [sempre nell’inconscio, perché ogni uomo è strutturalmente negazione di Dio, a causa della struttura ipostatica del male], perché lo costringe a non essere ciò che l’uomo, a causa del male, vuole essere …

… macro_parentesi [… vuole nel libero peccato, o “vuole” strutturalmente/pulsionalmente nell’inconscio come pulsione/tuttavia: essenzialmente, l’uomo_totalitario non è mai “Dio”, ma è anima_paradisica, che totalitarizza la terra come se questa fosse il cielo: il paradiso è il regno del totalitarismo (totalità psico_tecnica), e infatti il totalitarismo ha sempre creduto di essere la massima espressione della libertà: ma la terra non è il cielo, deve esserlo, ma nel modo epistemicamente corretto/non si comprende come l’uomo si ponga come “Dio”, se non nella negazione di Dio dell’ateismo/solo nell’azione peccaminosa l’uomo riesce a credersi “dio”, ma lo è realmente, solo indipendentemente dal peccato] [quindi, d’ora in poi: l’uomo nega Dio per essere “dio” in forma inadeguata alla condizione terrena/in forma peccaminosa [chiusa macro_parentesi] …

… lo costringe a scindersi dalla fantasia, costitutiva dell’uomo [saranno esposte le tre dottrine del male].
poiché esiste questa proiezione, intesa come l’uscita dall’uomo dell’idea di Dio interna all’uomo, uscita che aliena nella misura in cui [a causa del male e dell’innatismo/le idee stanno nella mente dell’uomo/quella idea che è Dio sta nella mente, e la mente vuole ridurla a propria incorporazione: blocco della proiezione/forse associato al blocco nel Dio_focale/_...?] l’uomo trasforma una semplice incorporazione gnoseologica in un’identificazione edipico_prometeica [ma, si ripete, mai l’ateo ha concepito di essere lui “Dio”/mai un film ha rappresentato l’infinito, e ciò è di estrema rilevanza/rilevazione sociologica/analisi dei film/sarà dato elenco film a rilevanza epistemica] [si dice qui che l’uomo si pone semplicemente come “dio” (e lo è, come dicono il soggetto crono_storico di nome Gesù e Severino) e riesce a porsi come esso, solo se Dio è pensato non_esistente, cioè è non_pensato, e così per Severino, che non riesce a pensare Dio come infinito potenziamento dell’uomo: (rilevazione polemica …) … tramite la tecnica sì, tramite Dio no/egli direbbe che la tecnica non pretende di pre_vedere, in_autenticando il divenire, ma attenzione: la tecnica serve alla scienza, e la scienza si è data come pre_visione: anche la tecnica/scienza lo in_autenticano/si è detto che la tecnica scopra la struttura della pre_destinazione/si aggiunge ora che la tecnica vuole la pre_scienza].
La giustificazione di tale proiezione [sua base_metafisica] consiste nel fatto che la mente di Dio, ereditata dall’uomo, incorpora lo schema dell’uscita del Figlio dal Padre [e della sua entrata in esso], e tale processo, fissati il Figlio e il Padre, si presenta anche come proiezione immaginativa [proiezione di Dio = uscita di Dio]: tale entrata e uscita avviene anche tra d_F e d_F, per cui: la proiezione di Dio dall’uomo deriva dall’auto_proiezione di Dio da Dio.


VENTIDUESIMA DIMOSTRAZIONE [ESCATOLOGICA]
 
Essa recita: deve esistere una causa che porti l’uomo alla configurazione definitiva, perché questa è il luogo_naturale di un essere_necessario [che vive oggi in una configurazione contingente], e tale causa non può essere il destino. Essa è la volontà di Dio.
Questa dimostrazione riprende la dimostrazione ottava, in cui si dice che l’uomo, in quanto intuisce la necessità dell’esistenza_pura [il principio_parmenideo: “l’essere_è”], è essere necessario [… e anche essere_contingente (perché l’uomo è caduco), per cui deve esistere Dio come solo essere_necessario]. Ora si dice invece che l’uomo è essere_necessario semplicemente perché intuisce …
 
… [nota gnoseologica: l’intuizione è la scintilla della convinzione, ed è la struttura di base del pensiero, che procede per singole intuizioni, sequenze di intuizioni, sintesi e sistemi di intuizioni] …
 
… intuisce la necessità [qualunque cosa essa sia, anche relativamente a una favola] [il concetto di necessità può essere intuito solo da un essere_esistenzialmente_necessario/la contingenza della libera creazione è subordinata alla necessità della sua progettazione e determinazione, decisa fin dall’eternità/contingente è solo il momento preciso dell’atto creativo], di cui la necessità dell’esistenza_pura è un aspetto particolare [o forse ne è il fondamento]. Ma ciò non significa che l’ottava dimostrazione sia un aspetto particolare della ventiduesima dimostrazione, si vuole in questa giungere ad altre determinazioni.
La quarta dimostrazione rileva che la realtà apparente è di tipo misto: ordine e caos, per cui solo Dio può averla esistenzializzata [e, allora, creata]. Dalla quarta dimostrazione si ricava il concetto secondo cui la configurazione umana [cosmo_apparente: configurazione_attuale_ dell’apparire, di cui è un aspetto, ad esempio simbolico_valoriale, il sistema_copernicano], cosmico_storica_attuale, è standard_non_normale [tutto ciò che è reale è normale, anche l’errore, ma è non_normale rispetto ad una normalità di ordine superiore e anche definitivo_eterno], non solo perché il mondo non dovrebbe apparire [ventesima_ dimostrazione], ma anche perché esso appare come contingente [esempio: collisione tra le galassie/instabilità/entropia/decadimento energetico atomico/malattie_genetiche/ecc.]: l’uomo dovrebbe vivere in paradiso …
 
apertura di macroparentesi [perché lo costruisce, e quindi l’uomo rivela di essere orientato a vivere in un ambiente “necessario”, e questo converge verso il paradiso civiltà della Tecnica e speranza nel regno di Dio/attenzione: il concetto sveriniano di paradiso_della_Tecnica è retorico a significazione mimetico_nichilistica: epistemicamente, la civiltà della Tecnica non è “un” paradiso della Tecnica, ma è la riproduzione simulata “del” paradiso e dell’inferno, realmente esistenti, nell’al_di_là in senso cristiano, cosa che Severino non ha di certo teorizzato/per lui il paradiso della Tecnica è un significato di appropriazione categoriale, non di riproduzione scientifica, perché Severino, negando il Dio_cristiano, nega anche il paradiso_cristiano, di cui la Tecnica è una struttura (Croce_templare/…_tecniologica)_] [chiusa macroparentesi].
 
prosegue …
 
… e non vive in esso [vive in una configurazione contingente/ad esempio: precarietà del lavoro/… della casa]. Infatti un essere che intuisce la necessità è un essere_necessario, ma un essere _necessario dovrebbe vivere in una configurazione_necessaria, e già necessaria [in un sistema geocentrico, ad esempio].
L’uomo_necessario vive in una configurazione_non_necessaria [e può viverci, perché è anche essere_contingente]. Allora l’Essere_necessario, cioè Dio, deve esistere [ventiduesima dimostrazione], perché non solo ha creato l’uomo [quarta dimostrazione: e lo ha creato in una configurazione in parte contingente], ma lo deve portare [dimostrazione escatologica] nella configurazione_necessaria, [= paradiso], in quanto solo quest’ultima è il luogo_naturale_ normale per un essere_necessario [e l’uomo deve portarsi in essa anche sulla terra, socialmente nel regno_di_Dio_in_terra, progetto a cui adempie nel bene e nel male, e anche nel male, nel bene].
posizione di domanda: se l’uomo è necessario e insieme contingente, perché dovrebbe vivere in un ambiente solo necessario [= paradiso] per l’eternità ? perché non dovrebbe vivere per l’eternità nella configurazione_mista_terrena ? possibile riposta: la verità_del_desiderio fa capire che l’uomo non vuole i propri aspetti contingenti [esempio edonistico: è meglio infatti godere sempre, che solo qualche volta], per cui questi ultimi sono non contingenti per struttura, ma anche tempo, ovvero destinati ad essere separati dall’uomo, il quale è destinato ad una configurazione solo necessaria.
a questo punto la dimostrazione deve spiegare perché a determinare il passaggio tra le due configurazioni terrena e celeste sia Dio e non il destino [Severino]. Non si conosce cosa dice Severno a questo proposito [probabilmente nel suo libro “La gloria”]. Dalla conoscenza attuale della sua filosofia da parte del soggetto_espositore, questo può fare due ipotesi:
 
1.] Severino concepisce l’eterno ritorno, e allora la configurazione è sempre mista, e quindi è confutata dalla verità del desiderio;
2.] oppure egli concepisce il passaggio [attenzione:non diveniente], senz’altro nel momento della morte, dalla configurazione mista terrena al cielo, concepito come un paradiso senza Dio, ovvero come la Gioia e la Gloria garantite a tutto gli uomini e definite come luogo dell’apparire infinito del tutto o intero: questa è la tesi forte che la dimostrazione deve confutare.
 
Purtroppo il soggetto_espositore non sa se Severino ha già confutato la seguente ipotesi:
 
ipotesi di confutazione di Severino associata alla dimostrazione: nulla garantisce all’uomo che, se Dio non esiste, ciò che aspetta l’uomo dopo la morte sua il prevalere della configurazione sì eterna, ma associata a un dolore eterno, sperimentato in forma provvisioria nella configurazione_terrena [inferno].
 
solo Dio garantirebbe [metaforicamente] il piacere eterno [gioia e gloria], solo per le anime che in terra si sono “necessitate” attraverso l’etica, la quale etica è forma di esercizione della volontà secondo l’ordine, cioè secondo la configurazione_paradisica, che non esclude il piacere, ma che, prevedendo la perfetta subordinazione a Dio, deve essere anticipata nella forma dell’obbedienza [sempre alienante].



VENTITREESIMA DIMOSTRAZIONE [DEL RIFLESSO_RECIPROCO, FENOMENOLOIGA QUINTA, MASSIMA FENOMENOLOGICA]
 
Essa recita: "Dio esiste, perché il concetto di esistenza_di_Dio è originario/l’esistenza di Dio non è solo una possibilità da dimostrare, ma è forse un’intuizione pura, cioè l’intuizione [o visione_intellettuale] di una realtà effettiva, pensata nella sintesi concettuale dell’esistenza_di_Dio ”. Questa dimostrazione richiama le dimostrazioni 14, 15 [la prima delle due osservazioni critiche] e 18. L’uomo formula il concetto di esistenza_di_Dio [costrutto terminale]. L’uomo formula cartesianamente anche il concetto di esistenza_dell’uomo [propria esistenza]. La dimostrazione dice questo:
 
1.] tutte le dimostrazioni cercano di dimostrare la fusione [protologia: differenza tra i concetti di identità_fusionale e identità_ differenziale: nella prima avviene la fusione indifferenziale tra i termini dell’identità; nella seconda, i due termini permangono distinti, e l’identità si costituisce come un “ponte” tra di essi - a sua volta esistenzializzato in essente] tra esistenza e Dio nel concetto di esistenza_di_Dio: cercano di unire Dio all'esistenza;
2.] ma il concetto di esistenza_dell’uomo non ha bisogno di tale unione [di cui Cartesio ha invece dubitato]: l’intuizione della propria esistenza è intuizione di un concetto che fonde esistenza e uomo: l’uomo, che esiste, “sa” di esistere;
3.] la dimostrazione ritiene che l’intuzione del concetto di esistenza_di_Dio sia il riflesso proiettivo dell’esistenza_dell’uomo [tale proiezione è differente dalla proiezione della dimostrazione 21: in quest’ultima si proietta in cielo l’idea di Dio (l’esistenza della proiezione di Dio dimostra l’esistenza di Dio); ora, invece, è l’idea dell’esistenza di uomo che si proietta sull’idea dell’esistenza di Dio]. come dimostrarlo ? come dimostrare che l’uomo intuisce non l’unione possibile tra esistenza e Dio, ma la loro fusione effettuale/effettiva ?
lo dimostra, a priori, l’esistenza di tale intuzione, che è una e unitaria: essa non è una triplice intuizione, ovvero:
 
1.] intuizione, prima, dell’esisenza;
2.] intuizione, prima, di Dio senza esistenza [ad esempio: un concetto fantastico di Dio];
3.] intuizione, dopo, dell’unione tra le due intuizioni: intuizione dell’esistenza_di_Dio.
 
si constata invece che quest’ultima intuzione è unica e unitaria: l’intuzione dell’esistenza_di_Dio è unica e im_mediata. La presente dimostrazione è detta del riflesso_reciproco, perché anzi si ritiene che proprio l’esistenza_di_Dio, intesa come fusione, stia a fondamento dell’esistenza_dell’uomo e della sua/propria possibiltà conoscitiva [dimostrazioni 6 e 16].
L’obiezione, secondo cui anche l’intuizione dell’esistenza_del_“cavallo_con_le_ali” è unica e unitaria [la fanasia] è confutata dalla considerazione che lo sfondo_concettuale in cui essa è data/proiettata è tale, per cui questa esistenza non viene proiettata in un cielo_effettivo, ma nelle favole, cioè in un cielo_voluto_come_fantastico [settima_dimostrazione: concetto di intenzionalità:
 
1.] intenzionalità veritativa: filosofia, teologia e scienza;
2.] intenzionalità fantasiosa: favola].


DIMOSTRAZIONE_24 [KANTIANA o LUDICA_SECONDA, perchè espressa in forma di "gioco mentale"]
 
1.] se una realtà è possibile
2.] se essa è razionale
3.] se essa è definita come necessaria
4.] allora essa deve venire all'esistenza.


Questa dimostrazione proviene dalla lettura della dimostrazione kantiana “Unico argomento possibile per una dimostrazione dell’esistenza di Dio”, tratta da Abbagnano e Fornero, ma soprattutto all’esposizione della storia della filosofia per i licei di Reale e Antiseri. essa presuppone fin dall’inizio la confutazione di Severino [che non è ancora stata data], perché Severino dimostra l’im_possibilità dell’esistenza di Dio [avente i caratteri del Dio_cristiano]. Ma la confutazione di Severino è in realtà la condizione di validità di tutte le dimostrazioni_epistemiche. Esse sono già valide, perché di tale confutazione è stato dato almeno un suggerimento.

La dimostrazione recita: “la possibilità dell’esistenza di Dio già racchiude la sua necessità” [ecco dunque che è necessario togliere l’im_possibilità severiniana]. La dimostrazione si presenta come un “gioco mentale”, e proprio per questo essa è forse in difetto. E’ classificata come epistemica perché il suo argomento appare “forte/persuasivo. La si espone per punti in sequenza:
 
1.] l’esistenza di Dio è possibile [… a meno di Severino] [concetto comune di “possibilità”];
2.] è possibile perché non sarebbe in contraddizione con l’esistenza [… a meno di Severino] [si richiede tolleranza/la filosofia di Severino è verso la sua confutazione];
3.] la favola non è possibile, perché sarebbe in contraddizione con l’esistenza/realtà;
4.] se qualcosa è possibile, lo è perché non è in contraddizione con l’esistenza ma, in quanto è possibile, non è per questo necessariamente necessario/esistente [ad esempio: è possibile che mi alzi dal letto al mattino alle ore 07:00, ma non è necessario, posso alzarmi anche alle ore 07:05];
5.] il possibile viene all’esistenza unicamente [principio condizionante la validità della dimostrazione ...] ...:

a.] o perché determinato nel tempo dalla necessità [ad esempio: il fenomeno_fisico e la legge_fisica: questa determina quello];
b.] o perché determinato dalla volontà dell’uomo [e di Dio, se esistente];


6.] ma l’esistenza di Dio, che si è detto essere possibile, non può essere vera/venire alla luce: per legge di natura [Dio non “viene” temporalmente all’esistenza]; per volontà_umana;

7.] se [e soltanto se …: principio condizionante la validità della dimostrazione …] … non esiste alcun caso, in cui o la legge di natura o la volontà umana possano determinare l’esistenzializzazione di ciò che è in possibilità di esistere [il possibile_esistente], allora tale possibile è in realtà im_possibile;
8.] poiché l’esistenza di Dio è invece possibile [punto 1.]_], e non rientra in quel caso [punto 7.]_], né rientra nel caso più sopra [punto 6.]_]; allora …
9.] … l’esistenza di Dio non è solo possibile [e lo è perché “prevista” dalla necessità/sempre che sia possibile pianificare come “possibile” ciò che in realtà si dimostra come necessario], ma è invero necessaria.

La critica che si può portare a tale dimostrazione è che essa "dà il via libera" all'esistenza non solo di Dio ma di tutto ciò che si definisce come "necessario" [l'uno, la diade, ecc.], e quindi presuppone che si definisca ciò che, essendo necessario, prima lo si definirebbe possibile, e poi lo si definisce come necessario solo perchè non può esistere nè per legge di natura nè per volontà umana: c'è dunque un ragionamento tautologico: ciò che è necessario è anche possibile, ma in quanto è il possibile di un ente_necessario, deve anche esistere.  si può accogliere tale dimostrazione come spunto di riflessione. se invece ad un attenta analisi essa dovesse risultare "grossolanamente" inconsistente [ciò che non si riesce a vedere], e non potesse essere epistemizzata, questa dimostrazione andrà tolta dal canone_epistemico e la classificazione numerica delle dimostrazioni_epistemiche dovrà scalare a partire dalla presente dimostrazione numero 24. 

nota

la dimostrazione è stata riletta e appare convincente [anche la critica, però]: Dio è comunemente inteso come "possibile" [ogni idea necessaria è tale, perchè posta come non fantasiosa: bisogna definire il necessario/possibile espansione della dimostrazione_23, che ponga non solo l'essistenza_di_Dio, ma anche la necessità_di_Dio/la dimostrazione_23 come ulteriore processore_dimostrativo], ma non determinato nè per legge fisica nè per volontà umana. e allora deve esistere [non può esistere una mera "possibiltà" che non venga necessariamente all'esistenza, se non può venire contingentemente all'esistenza: la dimostrazione_24 è epistemica].



DIMOSTRAZIONE_25 [PRIMA_ANSELMIANA, ANSELMIANA_MAGGIORE, perchè strettamente anselmiana, cioè relativa al ragionamento tipico dell'argomento ontologico]

Essa recita: “Dio esiste perché il suo concetto è necessario e quindi necessitante la propria esistenza: poiché Dio è essere_necessario, Dio esiste”.
Si constata innanzitutto che l’argomento anselmiano è palesemente inconsistente.
 
argomento anselmiano [tratto da Abbagnano e Fornero]
 
il concetto di Dio è il concetto di un essere di cui non si può pensare nulla di maggiore. Ma ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore non può esistere nel solo nell’intelletto. Se fosse nel solo intelletto, si potrebbe pensare che esistesse anche in realtà e cioè che fosse maggiore; ma in tal caso ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore sarebbe anche ciò di cui si può pensare qualcosa di maggiore. E’ impossibile dunque che ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore esista nel solo intelletto e non nella realtà.
 
critica che apre alla presente epistemizzazione
 
l’esposizione è in errore: quando dice “se fosse [Dio] nel solo intelletto, si potrebbe pensare che esistesse anche in realtà”, commette un errore, perché, se è nel solo intelletto, proprio in quanto è nel solo intelletto, non lo si può [Dio] pensare anche in realtà [cioè fuori dell’intelletto].
 
dimostrazione
 
Dio viene definito come il contenuto del pensiero di ciò [= Dio], che non può essere pensato maggiore di come è pensato. Se per “maggiore” si intende desiderato come esistente [ad esempio: l’esistenza del dolore, che non è desiderato, è “minore” della sua non esistenza: per essere “maggiore” della sua in_esistenza, l’esistenza di un ente deve essere quella di un ente desiderato esistente], allora tale definizione presuppone l’esistenza di Dio: solo in quanto Dio esiste realmente, il suo pensiero non può essere superato. Diversamente la dimostrazione anselmiana è contraddittoria: se Dio non esistesse, sarebbe pensabile come “maggiore”, cioè esistente [dice Sant’Anselmo], ma ciò non è vero, perché non può essere pensato esistente nella realtà ciò che si è appena detto non esistente [posto come tale per essere superato nel pensiero].
Una sedia [o Dio] non esistente può essere pensata esistente solo nella possibilità immaginativa e non nella realtà, perché la si era definita non esistente/ma nella possibilità immaginativa tale sedia [Dio] non è “maggiore” [desiderata come utile] della sua non esistenza.
Quindi, l’argomento anselmiano è inconsistente, perché non può superare ciò, che si è detto in_esistente proprio per essere superato.
 
Si tratta ora di potenziarlo e epistemizzarlo, cioè di trovare il modo di validare questa dimostrazione.
Dio è ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore solo perché questa definizione già include l’esistenza di Dio. E’ perché Dio esiste che non può essere pensato maggiore. Ma questa analisi non è così semplice e manifesta la potenza dell’intuizione definitoria anselmiana.
Infatti, non esiste modo di definire il concetto di Dio se non come già esistente. Non si tratta si presupporre erroneamente l’esistenza di Dio, ma di constatare che il concetto di Dio è concepibile [e lo è] solo per un ente che non può non esistere, perché il concetto di Dio è il concetto di un essere che non può che essere solo necessario, e quindi necessariamente esistente. Da questo punto di vista, la dimostrazione anselmiana si impernia su di un’intuizione_originaria: Dio esiste perché non può non esistere: correlazione necessaria tra Dio e l’esistenza in quanto il concetto di Dio, essendo necessario, è per l’esistenza e soltanto per essa. Si era detto che l’argomento anselmiano è in difetto perché presuppone l’esistenza di Dio: lo fa perché intuisce che il puro concetto di Dio incorpora per definizione l’esistenza della sua realtà: non si può definire Dio come una mera possibilità, perché l’auto_concetto di Dio non è per la possibilità, ma per la necessità.
Dio è concepito solo come realmente esistente in quanto concetto necessario, e la necessità non può non esistere. Si potrebbe parlare di funzionalità di Dio all’esistenza: questo è il cuore della definizione di Dio anselmiana [intuizione_pura intellettuale di Dio e della necessità della sua esistenza]. Bisogna capire perché e come Dio è concepito come essere_necessario.
Posta l’esistenza, questa è necessaria [secondo Parmenide: “l’essere_è”]. Dio è il concetto di un essere necessario, e di un essere necessariamente esistente. Se fosse il concetto di una mera possibilità, non si starebbe pensando veramente a Dio. Non esiste il pensiero di una possibilità dell’esistenza di Dio, esiste solo il pensiero della necessità di tale esistenza, perché l’unico concetto coerente con la definizione di Dio, ovvero correlato per necessità alla necessità esistenziale dell’esistenza parmenidea, è il concetto di un Dio_che_esiste e non può non esistere per definizione.
Dio è il concetto di un essere necessario e di un essere necessariamente esistente. Quindi Dio è e non può non essere tale per cui …
 
1.] Dio [necessario] è per l’esistenza [necessaria];
2.] l’esistenza [necessaria] è per Dio [necessario].
 
L’episteme deve includere una scienza della necessità, che definisca gli auto_concetti necessari [seguono esempi]:
 
1.] l’uno forse non è necessario [ma l’episteme sa dimostrare che è necessario];
2.] l’iperuranio forse non è necessario [ma l’episteme sa dimostrare che è necessario];
3.] il paradiso forse non è necessario [ma l’episteme sa dimostrare che è necessario];