cavallo e uomo
[[[_DIMOSTRAZIONI
EPISTEMICHE_]]]//[[[_INTRODUZIONE
ALL'EPISTEME_]]]
numero attuale delle
dimostrazioni epistemiche: 236 [elenco aggiornato al 23 gennaio 2010]
[[[introduzione alle dimostrazioni epistemiche]]]
la ricerca_epistemica ha
individuato un nuovo ambito di pensiero, quello specifico delle dimostrazioni
[scienza_dimostrativa], e per questo ne ha potuto produrre molte. la ricerca tomistica e le
altre dimostrazioni storiche non hanno potuto incrementare il numero delle
dimostrazioni, perché esse utilizzano lo schema teologico della
sacra_scrittura, cioè il modello della realtà definito in queste pagine
“tripartito” [dio, mondo_creato e uomo], e così non hanno potuto scoprire tutte
quelle dimostrazioni che erano implicite nello schema quadripartito
[mondo_non_creato, dio, mondo_creato, uomo]. le dimostrazioni altro non sono
che la definizione e la descrizione di tale modello, rappresentato nella mappa
dell’essere_[ …]. molte delle dimostrazioni
epistemiche si ripetono, cioè riproducono il medesimo argomento, ma non è stato
possibile intervenire su di esse, per ridurle di numero, perché …
a.] le dimostrazioni, che si
ripetono, sono tuttavia tra loro diverse, o per qualche elemento importante, o
per la diversa impostazione;
b.] le dimostrazioni sono state
scritte di getto [218 dimostrazioni in due anni], e i collegamenti tra di esse
renderebbero la loro riduzione, e conseguente riclassificazione, estremamente
laboriosa;
c.] si è ritenuto di dover
lasciarle così, anche perché in realtà gli argomenti simili sono riconosciuti
esplicitamente e sono tra loro distinti negli elementi in cui comunque divergono.
la comprensione delle
dimostrazioni viene facilitata dalla lettura della mappa metafisica dell’essere_necessario_[ …].
le dimostrazioni sono un percorso obbligato del pensiero, scatenato dalla
differenza tra il principio e dio, e dalla lettura dello sviluppo dell’essere,
che conduce dal principio a dio. il significato dell’aver posto fuori di dio il
principio di dio sta qui: nell’aver fatto di dio non più un presupposto della
fede e della ragione, ma un ente, della cui esistenza si dà giustificazione
razionale, essendo essa stata deteminanta dalla necessità dell’essere: l’uomo
deve conoscere la necessità, come dio la conosce, necessità che pone limiti
nell’uomo perché li pone innanzitutto in dio. questi limiti [limiti della
tecnica, che non è onnipotente, e limiti della salvezza, che non può fare a
meno delle opere] consentono tuttavia di riconoscere perfettamente che dio è
onnipotente e onnisciente in senso cristiano, a lui solo l’uomo deve la propria
esistenza, e pur essendo derivata l’esistenza di dio [e la necessità, in lui,
del progetto_uomo] dalla necessità dell’essere, l’uomo deve adorare solo dio e
solo a dio rendere culto. l’aver posto un principio di dio fuori di dio
corrisponde ad un unico e solo significato: non l’idolatria del principio, che pure
supera dio, ma che in realtà in dio converge, bensì una rigorosa esigenza di
scientificità del pensiero, che fonda la scienza_dimostrativa, la quale
dimostra l’esistenza di dio come determinazione razionale e necessaria dell’essere
semplice e astratto, di quell’essere che deve essere scritto con la “e” minuscola,
mentre solo dio è l’Essere.
note: caratteri di base delle dimostrazioni epistemiche:
1- costituiscono l'asse-portante dell'episteme ... 2- presuppongono l'episteme ... 3- sono ad esso
propedeutiche ... 4- hanno rilevanza
gnoseologica ... 5-
sono, o dovrebbero poter essere (sia ciascuna, sia considerate
unitariamente: nella dimostrazione unitaria) forme generali e standard (cioè
non fantasiose) di riclassificazione del sapere (= episteme) ... 6-
esse dovrebbero costituire e racchiudere i modelli-base del pensiero,
inteso nel suo uso gerarchicamente primario, ovvero di tipo
metafisico-teologico e orientato alla dimostrazione dell'esistenza di
Dio (se e solo se il pensiero dimostrativo è il pensiero-base)
... 7- fondano la scienza-dimostrativa
]]] ELENCO DELLE DIMOSTRAZIONI [[[
dimostrazione_1:
antropica_[…]/analisi_critica_[...]/schematizzazione_[...]
dimostrazione_2: del
riflesso_[…]
dimostrazione_3:
proto_ontologica, massima_maggiore, epistemica_prima_[…]
dimostrazione_4: cosmologica_prima_[…]
dimostrazione_5:
severiniana[s]_prima, dell'apparire_prima_[…]
dimostrazione_6:
cartesiana[c]_epistemica, ludica_prima_[…]
dimostrazione_7: linguistica_prima,
epistemica_quarta_[…]
dimostrazione_8: della
necessità_[…]
dimostrazione_9: dell’analogia_[…]
dimostrazione_10: della
forma_[…]
dimostrazione_11: dell’essere
e del nulla, normale_prima_[…]
dimostrazione_12:
dell’emanazione_[…]
dimostrazione_13:
fenomenologica_prima_[…]
dimostrazione_14:
fenomenologica_seconda_[…]
dimostrazione_15: prima_c_[…]
dimostrazione_16: ruiniana[r]_prima,
epistemica_terza_[…]
dimostrazione_17:
vignana[v]_prima, epistemica_seconda_[…]
dimostrazione_18:
fenomenologica_terza, approccio_fenomenologico_puro_[…]
dimostrazione_19:
nietzschiana[n]_prima, v_terza, mistica_prima, fideistica_prima_[…]
dimostrazione_20:
programmatica_[…]
dimostrazione_21:
proiettiva, fenomenologica_quarta_[…]
dimostrazione_22:
escatologica_[…]
dimostrazione_23: del
riflesso reciproco, originaria_prima, fenomenologica_quinta, massima_fenomenologica_[…]
dimostrazione_24:
kantiana, ludica_seconda_[…]
dimostrazione_25:
prima_anselmiana[a], a_maggiore_[…]
dimostrazione_26:
seconda_a, mistica_seconda_[…]
dimostrazione_27:
terza_a, razionale_[…]
dimostrazione_28: apocatastica_prima_[…]
dimostrazione_29:
messoriana[m]_prima, epistemica_quinta_[…]
dimostrazione_30:
seconda_c_[…]
dimostrazione_31:
terza_c, massima_c_[…]
dimostrazione_32:
del senso_[...]
dimostrazione_33: culturale_[…]
dimostrazione_34:
apologetica_retorica_[…]
dimostrazione_35:
apologetica_scientifica, m_seconda_[…]
dimostrazione_36:
religiosa_[…]
dimostrazione_37:
dogmatica_[…]
dimostrazione_38: rivelativa_prima, prima corrispondenza biunivoca_[…]
dimostrazione_39: logica_etica,
v_seconda, quarta_c, seconda corrispondenza biunivoca,
retro_razionale_prima, prima_ paradossale_[…]
dimostrazione_40: inferenziale, terza corrispondenza biunivoca_[…]
dimostrazione_41: tecnologica_[...]
dimostrazione_42: linguistica_seconda_[...]
dimostrazione_43: cosmologica_seconda_[...]
dimostrazione_44: della perfezione, v_quarta, seconda_paradossale, fideistica_seconda_[...]
dimostrazione_45: del confronto, v_quinta_[...]
dimostrazione_46: della verità, v_sesta, epistemica_sesta_[...]
dimostrazione_47: della mediazione, v_settima, ludica_terza_[...]
dimostrazione_48: apocatastica_seconda, n_seconda, v_ottava_[...]
dimostrazioni_49: innatistica_[...]
dimostrazioni_50:
della fede, dei miracoli, bertulettiana, m_terza, v_nona,
rivelativa_seconda, epistemica_settima, fideistica_terza_[...]
dimostrazione_51: apollinea_[...]
dimostrazione_52: dionisiaca_[...]
dimostrazione_53: dell'imperfezione, terza_paradossale_[...]
dimostrazione_54: standard_prima, normale_seconda_[...]
dimostrazione_55: transitiva_[...]
dimostrazione_56: metafisica, del nichilismo_[...]
dimostrazione_57: della triangolazione, r_seconda, quinta_c_[...]
dimostrazione_58: anticristica, n_terza, retro_razionale_seconda, quarta_paradossale_[...]
dimostrazione_59: del complemento_[...]
dimostrazione_60: della purificazione_[...]
dimostrazione_61: della volontà di potenza, n_quarta_[...]
dimostrazione_62: dell'eros_[...]
dimostrazione_63: dell'agape_[...]
dimostrazione_64: s_seconda_[...]
dimostraizone_65: berkeleyiana_[...]
dimostrazione_66: condizionale, quinta_paradossale, ludica_quarta_[...]
dimostrazione_67: totemica_[...]
dimostrazione_68: del problema_[...]
dimostrazione_69: edipica_prima, psicoanalitica_[...]
dimostrazione_70: dell'idea_[...]
dimostrazione_71: della vita_[...]
dimostrazione_72: entropica_[...]
dimostrazione_73: standard_seconda, normale_terza_[...]
dimostrazione_74: ontologica_[...]
dimostrazione_75: esistenzialistica_prima_[...]
dimostrazione_76: esistenzialistica_seconda_[...]
dimostrazione_77: originaria_seconda_[...]
dimostrazione_78: originaria_terza, anselmiana_breve_notevole, a_quarta_[...]
dimostrazione_79: solipsistica_[...]
dimostrazione_80: bontadiniana[b]_prima_[...]
dimostrazione_81: b_seconda_[...]
dimostrazione_82: b_terza, b_tipica_[...]
dimostrazione_83: linguistica_terza_[...]
dimostrazione_84: heideggeriana, retrospettiva, v_10, r_3, retro_razionale_terza_[...]
dimostrazione_85: della fusione, b_4, v_11_[...]
dimostrazione_86: schopenhaueriana, della rappresentazione_prima,
mistica_terza, massima_mistica, sacrificale,
retro _razionale_quarta_[...]
dimostrazione_87: proto_gnoseologica, massima_minore, r_4_[...]
dimostrazione_88: trinitaria, r_4_[ruiniana_quarta_ripetuta]_[...]
dimostrazione_89: esistenzialistica_terza_[...]
dimostrazione_90: fideistica_quarta_[...]
dimostrazione_91: ratzingeriana_prima[rtz_1], argomentativa, apologetica_argomentativa_[...]
dimostrazione_92: del dubbio di fede, rtz_2, probabilistica_prima, esistenzialistica_quarta_[...]
dimostrazione_93: probabilistica_seconda_[...]
dimostrazione_94: probabilistica_terza_[...]
introduzione alle dimostrazioni tomistiche: neutralizzazione delle confutazioni kantiane_[...]
dimostrazione_95: tomistica[t]_prima_[…]
dimostrazione_96: t_seconda_[…]
dimostrazione_97: t_terza_[…]
dimostrazione_98: t_quarta_[…]
dimostrazione_99: t_quinta_[…]
dimostrazione_100: fondativa, rtz_3, massima_ratzingeriana, fideistica_quinta, massima_fideistica, normale_quarta_[...]
dimostrazione_101: prima_t_epistemica_[...]
dimostrazione_102: seconda_t_epistemica_[...]
dimostrazione_103: terza_t_epistemica_[...]
dimostrazione_104: quarta_t_epistemica_[...]
dimostrazione_105: quinta_t_epistemica_[...]
dimostrazione_106: del sogno_[...]
dimostrazione_107: dell'ordine_prima [minima/media/massima], cosmologica_terza, probabilistica_quarta _[...]
dimostrazione_108: dell'ordine_seconda, cosmologica_quarta_[...]
dimostrazione_109: intuitiva_[...]
dimostrazione_110: dell'invarianza_[...]
dimostrazione_111: normale_quinta_[...]
dimostrazione_112: riproduttiva, normale_quinta_ripetuta, circolare_[...]
dimostrazione_113: melchiorriana_[...]
dimostrazione_114: gravitazionale_[...]
dimostrazione_115: dell'utilità, r_5, v_12_[...]
dimostrazione_116: scissionale, sesta_paradossale_[...]
dimostrazione_117: essenzialistica, a_5, r_6, v_13, mistica_quarta_[...]
dimostrazione_118: pura, m_4, fenomenologica_sesta_[...]
dimostrazione_119: creazionistica, r_7_[...]
dimostrazione_120: esegetica_prima, rtz_4, fenomenologica_settima_[...]
dimostrazione_121: esegetica_seconda, rtz_5, fenomenologica_ottava_[...]
dimostrazione_122: scissionale_seconda, normale_sesta_[...]
dimostrazione_123: estetica_[...]
dimostrazione_124: soprannaturale, mistica_quinta_[...]
dimostrazione_125: rivelativa_terza, rtz_6, r_8_[...]
dimostrazione_126: gnoseologica_prima, dell'apparire_seconda, v_14_[...]
dimostrazione_127: edipica_seconda_[...]
dimostrazione_128: steleologica_[...]
dimostrazione_129: fideistica_sesta, rtz_7, r_9, fenomenologica_decima_[...]
dimostrazione_130: sinfonica_[...]
dimostrazione_131: idealistica, fenomenologica_undicesima_[...]
dimostrazione_132: della rappresentazione_seconda, normale_settima, fenomenologica_dodicesima_[...]
dimostrazione_133: della rappresentazione_terza, normale_ottava_[...]
dimostrazione_134: della rappresentazione_quarta, fenomenologica_tredicesima_[...]
dimostrazione_135: dell'apparire_terza_[ ...]
dimostrazione_136: della rappresentazione_quinta_[ ...]
dimostrazione_137: standard_normale, normale_nona, retro_razionale_quinta_[ ...]
dimostrazione_138:
gnoseologica_seconda, dell'immediatezza [e della mediazione], v_15,
esistenzialistica_quinta, fideistica _settima_[ ...]
dimostrazione_139: della matrice_[ ...]
dimostrazione_140: della rappresentazione_sesta_[ ...]
dimostrazione_141: panteistica_[...]
dimostrazione_142: panpsichistica_[...]
dimostrazione_143: artistica, bertoniana, s_3_[...]
dimostrazione_144: della vita nascente_[...]
dimostrazione_145: della natura_[...]
dimostrazione_146: dell'amore_[ ...]
dimostrazione_147: kantiana_seconda, r_10_[ ...][schematizzazione_[ ...]]
dimostrazione_148: kantiana_terza, r_11_[ ...]
dimostrazione_149: vitruviana, virtuale, tecnologica_seconda_[ ...]
dimostrazione_150: standard_normale_seconda, normale_decima, massima_normale_[ ...]
dimostrazione_151: ermeneutica_[...]
dimostrazione_152: non_normale_[...]
dimostrazione_153: del linguaggio_[...]
dimostrazione_154: del cominciamento_[...][schematizzazione_[...]]
dimostrazione_155: del desiderio, v_16, settima_paradossale, ludica_quinta_[...]
dimostrazione_156: del senso_seconda_[ ...]
dimostrazione_157: normale_fondamentale, hegeliana, normale_undicesima_[ ...]
dimostrazione_158: normale_fondamentale_primaria, del riferimento,
esperienziale, ottava_paradossale, massima_paradossale, problematica,
scissionale_terza_[ ...]
dimostrazione_159: dell'evoluzione_[…]
dimostrazione_160: standard_normale_fondamentale_[…]
dimostrazione_161: standard_conoscitiva_[...]
dimostrazione_162: geografica_[...]
dimostrazione_163: dezaniana [dell'Intero, della speranza, del desiderio_seconda, nona_paradossale]_[...]
dimostrazione_164: tolemaica, cosmologica_quinta_[...]
dimostrazione_165: della consapevolezza, rivelativa_quarta_[...]
dimostrazione_166: del cristianesimo_[...]
dimostrazione_167: biblica_[...]
dimostrazione_168: della felicità, del desiderio_terza, della gioia, della gloria_[...]
dimostrazione_169: del fondamento, decostruttiva_[...]
dimostrazioni_standard_[...]
dimostrazione_170: musicale, sinfonica_seconda_[...]
dimostrazione_171: dell'emanazione, decima_paradossale_[...]
dimostrazione_172: storico_sociale_[...]
dimostrazione_173: creazionistica_seconda_[...]
dimostrazione_174: del confronto_seconda_[...]
dimostrazione_175: gnoseologica_fondamentale, gnoseologica_terza_[...]
[24/6/2008] dimostrazione_176: della codificazione, del senso comune, sperimentale_[...]
[24/6/2008] dimostrazione_177: del concetto_[...]
[25/6/2008] dimostrazione_178: immediata, scissionale_quarta_[...]
[25/6/2008] dimostrazione_179: quintuplice_riassuntiva_[...]
[25/6/2008] dimostrazione_180: aristotelica_[...]
dimostrazione_181_[...]: pascaliana, probabilistica_quinta [25/6/2008]
dimostrazione_182_[...]: s_terza, scissionale_quinta [25/6/2008]
dimostrazione_183_[...]: della proporzione [25/6/2008]
dimostrazione_184_[...]: della matrice_seconda, della proporzione_seconda [26/6/2008]
dimostrazione_185_[...]: della connessione [26/6/2008]
[26/6/2008] dimostrazione_186: etica_[...]
[26/6/2008] dimostrazione_187: sofistica_[...]
[26/6/2008] dimostrazione_188: anselmiana_classica_[...]
[27/6/2008] dimostrazione_189: del pensiero_[...]
[27/6/2008] dimostrazione_190: metafisica_seconda_[...]
dimostrazione_191_[ ...]: metafisica_terza [27/6/2008]
dimostrazione_192_[ ...]: del completamento, della coerenza, della linea [27/6/2008]
dimostrazione_193_[ ...]: della relazione [27/6/2008]
dimostrazione_194_[ ...]: standard_classica_prima [27/6/2008]
dimostrazione_195_[ ...]: standard_classica_seconda [27/6/2008]
[29/6/2008] dimostrazione_196: del pensiero_seconda, scissionale_sesta_[...]
[29/6/2008] dimostrazione_197: della storia, della filosofia_[...]
[29/6/2008] dimostrazione_198: della forma_seconda_[...]
[29/6/2008] dimostrazione_199: della connessione_seconda_[...]
[29/6/2008] dimostrazione_200: epistemica_tomistica, della partecipazione_[...]
dimostrazione_201_[...]: della bellezza [29/6/2008]
dimostrazione_202_[...]: statistica, probabilistica_sesta [30/6/2008]
dimostrazione_203_[...]: tolemaica_seconda, cosmologica_sesta [30/6/2008]
dimostrazione_204_[...]: immediata_seconda [30/6/2008]
dimostrazione_205_[...]: del pensiero_terza [1/7/2008]
dimostrazione_206_[...]: immediata_terza [1/7/2008]
dimostrazione_207_[...]: della bellezza_seconda [27/7/2008]
dimostrazione_208_[...]: personalistica, rtz_8 [7/8/2008]
dimostrazione_209_[...]: creazionistica_terza [28/9/2008]
dimostrazione_210_[...]: cristologica, epistemica [25/8/2008]
dimostrazione_211_[...]: etimologica [23/9/2008]
dimostrazione_212_[...]: del linguaggio_seconda [23/9/2008]
dimostrazione_213_[...]: estetica_seconda [25/1/2008]
dimostrazione_214_[...]: kantiana_quarta [5/2/2008]
dimostrazione_215_[...]: del male, freudiana, platonica [10/4/2009]
dimostrazione_216_[...]: del soggetto [10/4/2009]
dimostrazione_217_[...]: dell'intuizione [10/4/2009]
dimostrazione_218_[...]: intuitiva_seconda, standard_classica_terza,
normale_dodicesima, scissionale settima, undicesima _paradossale [8/8/2009]
]]]
ESPOSIZIONE DELLE DIMOSTRAZIONI [[[
PRIMA DIMOSTRAZIONE [ANTROPICA: questa dimostrazione
utilizza il principio antropico]
ANALISI_CRTICA_[...]/SCHEMATIZZAZIONE_[...]
Il pensiero serve per pensare la realtà. Ma il pensiero dell’uomo
pensa e non pensa la realtà. Ad esempio: io penso ad una cosa, poi
penso ad un’altra cosa, e cesso di pensare alla cosa precedente; lo
scienziato studia il cosmo, ma quando dorme cessa di studiarlo.
Poiché il pensiero serve per pensare la realtà (la funzione del
pensiero è quella di pensare la realtà e se stesso), deve esistere
un pensiero che pensi la realtà e non smetta mai di farlo, cioè che
la pensi in modo continuo e anche totale, perché a questo serve il
pensiero. La realtà è la totalità di ciò che esiste. Il pensiero che
pensa la totalità, è il pensiero totale, cioè infinito. Quel
pensiero, che non smette di pensare la realtà, e la pensa “tutta”,
essendo infinito, è Dio. Dio pensa una persona, tutte le persone, e
non smette mai di pensarle, perché il pensiero deve pensare “sempre”
e “tutto”: sempre, quindi Dio è pensiero eterno; tutto, quindi Dio è
pensiero infinito. Dio è il pensiero totale e continuo, perché a
questo serve il pensiero.Non basta tuttavia dire che il pensiero,
secondo la sua funzione, deve esistere come infinito (pensiero che
pensa tutta la realtà) ed eterno (pensiero che pensa la realtà in
modo continuo), bisogna effettivamente dimostrare che un tale
pensiero (Dio) esiste. Il pensiero dell’uomo esiste. Ma questo
pensiero non corrisponde alla funzione del pensiero, perché può non
pensare. Poiché, dunque, esiste un pensiero (nell’uomo), il pensiero
esiste, ma esso non esiste, nell’uomo, secondo la funzione del
pensiero (il quale pensa sempre la realtà, anche nelle favole e
nella fantasia, proiezioni varianti del soprannaturale invariante:
seconda dimostrazione). Come può dunque esistere nell’uomo la forma
del pensiero, senza che a questa forma competa ciò che vi
corrisponde per essenza ? Come può esistere un pensiero, senza che
esista (da qualche parte …), in quanto esiste il pensiero, il
pensiero stesso corrispondente alla sua funzione ? (e che rende il
primo “possibile”, proprio come imperfetto). Si sostiene qui che, se
esiste un pensiero, deve esistere il pensiero “in sé”, cioè un
pensiero che effettivamente “pensi”, in modo appropriato. A questa
domanda si risponde con l’impostazione della decima dimostrazione,
in cui convergono le seconde versioni (dimostrazioni ottava e nona)
delle dimostrazioni prima e seconda.
nota_1
la presente dimostrazione ripete due volte lo stesso
argomento [debole], rimandando poi alla dim_10. essa tuttavia appare corretta
[forte], perché per pensiero_in_sè non si è intesa l’idea platonica del
pensiero, che andrebbe dimostrata esistente, e che l’episteme identifica ad una
porzione cerebrale dell’iperuranio, computer/intelligenza_artificiale, e della
mente di Dio [agostinianamente], ma la sua funzione auto_concettuale: non è il
pensiero perfetto, che deve sempre pensare, ma semplicemente il pensiero solo
in quanto pensiero.
nota_2
Secondo il principio
antropico (definito in relazione al rapporto tra l'uomo e il cosmo,
ed epistemicamente trasferito al rapporto tra Dio e
l'esistenza), la realtà ha posto la mente per essere pensata da
essa (principio antropico). In questa prima dimostrazione l'episteme
si serve del principio antropico: se il pensiero è stato posto dalla
realtà per pensarla, esso deve poterla commensurare; se, quindi, la
realtà è l'immensità dell' esistenza, per poterla riflettere (anche
in forma empirica), il pensiero deve essere immenso
(Dio). L'episteme corregge però il principio antropico: la
realtà non ha posto il pensiero "per" pensarla; lo ha posto in modo
da pensarla (e rifletterla in tutta la sua immensità). Ciò deve
essere precisato, perchè se il fine del pensiero è il pensiero della
realtà, Dio si aliena nella realtà (alienazione di Dio), invece: il
primo pensiero di Dio è Dio stesso.
SECONDA DIMOSTRAZIONE
L’ipotesi che supporta questa dimostrazione è che, se il pensiero
serve per pensare la realtà, allora esso la rispecchia. Ad ogni idea
della mente (per idea si intende una porzione organica della mente
corrispondente a un concetto o a un nome, e questi sono gli
“specchi” organici delle cose esterne cui si riferiscono)
corrisponde quindi una cosa, di cui essa è lo specchio. Poiché Dio è
un’idea della mente, deve esistere la cosa ad essa corrispondente,
fuori dall’idea (mente umana) di Dio: Dio come cosa esterna, cioè
come realtà. Certo, c’è anche l’idea fantastica. Ma anche all’idea
fantastica corrisponde sempre una realtà. A questa obiezione si
risponde qui (concetto di invarianza) e nella settima dimostrazione
(concetto di intenzione). Qui si osserva che anche la fantasia
rispecchia la realtà. Le categorie della fantasia corrispondono al
soprannaturale. Il soprannaturale è l’idea invariante rispetto a
tutte le categorie della fantasia. Quest’ultima è un’“esagerazione”
della realtà. Ora, questa “esagerazione” non esiste con questa o
quella forma della fantasia o favola, ma esiste come sua categoria
invariante. Ad esempio, l’“isola del tesoro” non esiste in se
stessa, ma esiste come sua categoria invariante, cioè in quanto
“Paradiso”, struttura invariante di ogni “isola del tesoro”. E il
“Paradiso” esiste nel soprannaturale, fonte di ogni fantasia
positiva. Quindi l’idea di Dio, da un lato origina le fantasie
religiose (tutte le religioni della storia, ad esclusione delle tre
religioni storiche: cristianesimo, ebraismo e islamismo), dall’altro
lato essa, come struttura invariante di tutte le fantasie su Dio,
corrisponde all’idea che rispecchia la realtà del soprannaturale: il
vero Dio. Il cristianesimo è quindi la struttura invariante di tutte
le fantasie religiose, ed esso è, in quanto tale, l’unica religione
vera, cioè quella religione le cui idee rispecchiano la realtà (e la
varianza di queste idee produce le fantasie religiose). Quindi,
anche le fantasie sono, in un certo senso, verità.
“Pinocchio”-bambino non esiste, ma il bambino esiste. “Zeus”-Dio non
esiste, ma Dio esiste. Le fantasie e le favole sono varianti della
realtà, la quale (se esse sono fantastiche) è il soprannaturale. Ciò
significa che il pensiero rispecchia sempre la realtà, per cui
l’idea di Dio rispecchia la realtà (l’esistenza) di Dio.
TERZA DIMOSTRAZIONE (PROTO-ONTOLOGICA)
Questa dimostrazione definisce Dio come la soluzione dei
paradossi dell’esistenza (l’esistenza, includendo se stessa, è
identica e diversa rispetto a se stessa), ma manca il metodo per la
soluzione di tali paradossi. Essa definisce inoltre Dio (che
potrebbe essere concepito come la sintesi duplicata della realtà:
cioè, posta la realtà, Dio come pensiero è la doppia-realtà
sintetizzata in un punto, e poiché Dio è la realtà stessa, per
questo la riflette) come il concetto di tutti i concetti (essendo la
realtà: non la realtà stessa, ma la doppia-realtà, cioè la seconda
realtà, concentrata in un punto-totale), e poiché Dio è il concetto
di tutti i concetti, la terza dimostrazione costituisce l’impianto
tra il pensiero dimostrativo dell’esistenza di Dio e l’enciclopedia
del sapere (le dimostrazioni, inoltre, devono convergere ad unità:
per il principio dell’unicità dimostrativa, il pensiero di Dio – e
dell’uomo – è strutturato per pensare l’esistenza di Dio, e poiché
questa è unica, la dimostrazione dell’esistenza di Dio, che segue
tale pensiero, è anch’essa unica).
Della terza dimostrazione si
danno due versioni. Si presenta prima la seconda versione. Dio
esiste perché viene ad essere svuotato di senso ogni concetto che
non partecipa alla costruzione del concetto totalizzante di Dio,
dove per senso si intende la capacità del macro-concetto di Dio di
spiegare tutto ciò che esiste. Infatti, ciò che ha senso è
razionale, e ciò che è razionale esiste di necessità, perché posto
da questa. Una favola è irrazionale per definizione, i suoi elementi
sono fantastici. La razionalità del concetto di Dio è data dalla sua
capacità di spiegare tutto ciò che esiste. Come ad esempio spiegare
l’idea di Dio ? Con l’esistenza stessa di Dio (il concetto di Dio
spiega, poi, tutto ciò che esiste). La psicoanalisi di Freud dice
che Dio è proiezione del padre, e dunque Dio non esisterebbe. Ma il
padre è un uomo, Dio è invece concepito come un essere organico
gigantesco (infinito), per cui Dio non può essere la proiezione del
padre-uomo, essere limitato. Non si può spiegare il bisogno
dell’uomo, che Dio esista realmente (e che quindi Dio non sia una
favola), se non come il fatto che questo bisogno esprime Dio come
“complemento” dell’uomo, esattamente come il pane è complemento
dello stomaco, e il pane “esiste”. Ciò significa che il bisogno
umano di Dio dimostra l’esistenza di Dio. All’obiezione secondo cui
l’uomo ha bisogno anche delle fantasie, ma queste non esistono, si è
già risposto (seconda dimostrazione): anche le favole rispecchiano
la realtà. Se fantastiche, la loro struttura invariante è la realtà
stessa del soprannaturale. Ma esiste anche il bisogno dell’ateo che
Dio non esista. Questo può essere spiegato come proiezione della
conflittualità coi propri genitori su Dio. Ma il vero concetto di
Dio sta al di là di ogni proiezione dell’uomo, sebbene la sua
rappresentazione debba servirsi di categorie umane. E’ difficile
ottenere una “buona” rappresentazione di Dio. Appena l’uomo pensa a
Dio, si attivano (si scatenano) nella sua mente le proiezioni. E’ a
causa delle proiezioni che gli uomini sono atei.
Poiché
attraverso l’ipotesi di Dio l’enciclopedia del sapere spiega la
realtà, Dio esiste. Ma questa versione della terza dimostrazione è
secondaria. La versione primaria è un’altra (quella dell’innesto tra
le dimostrazioni e l’enciclopedia del sapere). L’esistenza di Dio è
definita come:
1.] esistenza, che esiste per se stessa come esistenza
pura: “l’essere è e non può non essere” (Parmenide);
2.] Dio, concetto che viene costruito in termini di
esistenza pura;
3.] esistenza di Dio, dimostrata perché l’esistenza in sé
esiste per definizione (secondo Parmenide: “l’essere è e non può
non essere”), e il concetto di Dio è costruito
necessariamente in termini di esistenza pura (che esiste
necessariamente, ovvero anapoditticamente).
Il problema è che manca ancora il procedimento della costruzione
necessaria del concetto di Dio in termini di esistenza pura (per
questo la terza dimostrazione viene assunta secondo la versione
secondaria).
Un metodo in realtà può essere il seguente:
1.] l’esistenza, in quanto auto-principio, produce l’infinito
(perché ogni esistenza-prodotto è auto-esistenza producente);
2.] l’infinito è il tutto;
3.] il tutto si auto-include per definizione (ma già ciò avviene
per l’esistenza pura. Dio è definito anche come la soluzione
logica del paradosso dell’auto-inclusione dell’esistenza pura, la
quale, includente e inclusa, differisce da se stessa. Dio è
inoltre definito come l’esistenzializzazione-ipostatizzazione
dell’auto-identità dell’esistenza pura con se stessa, identità
intesa per se stessa);
4.] ciò che si auto-include è insieme identico e diverso rispetto
a se stesso;
5.] ma il diverso del tutto è la parte (auto-opposizione del
diverso);
6.] questa parte è identica al tutto (perché il tutto è identico
alla parte diversa da sé: per la riforma del principio di non
contraddizone si rimanda alla sesta dimostrazione);
7.] quando l’identità logico-matematica tra l’esistenza e
l’esistenza si fa identità psichica (perché viene
esistenzializzata in quanto identità per l’esistenza), e
cioè pensiero, la parte-pensiero identica al tutto è Dio, che è
appunto la parte-infinita dell’esistenza-totale (Dio come nucleo
dell’essere trascendente);
8.] questa trasformazione dell’identità matematica in identità
psichica deve essere certamente dimostrata. Si osserva, tuttavia,
che il pensiero può essere effettivamente concepito come identità
per se stessa (il pensiero e l’identità sono come uno
specchio).
Alla luce di tali considerazioni, si comprende come le due
versioni della terza dimostrazione convergono ad unità. Il concetto
di Dio espresso in termini di esistenza pura racchiude lo sviluppo
di questa, e poiché Dio è il suo termine finale, Dio riassume in sé
tutte le ipostasi dell’esistenza in-creata. E poichè Dio riassume il
tutto (come la parte del tutto, nucleo dell’essere, identica al
tutto), la definizione di Dio è enciclopedica, ed è questa la
versione secondaria della terza dimostrazione: Dio come concetto di
tutti i concetti, che esiste perché capace di spiegare ogni cosa, a
partire dalla spiegazione dell’idea stessa di Dio. E’ vero che Dio è
la proiezione dei bisogni dell’uomo (come sostengono gli atei), ma
si osserva che questa definizione non confuta l’esistenza di Dio,
bensì la dimostra. Infatti, questo bisogno non è innanzitutto
bisogno di protezione, di amore, di affetto, proiezione del padre,
espressione della paura del mondo, della storia, degli uomini e del
cosmo, ma è invece specifico “bisogno di Dio”, cioè di ciò che manca
attualmente (Dio, di cui l’uomo semplice non ha il concetto, per cui
proietta Dio inconsciamente in quelle cose mondane, di cui ha
bisogno o paura) (e pertanto rivelativo dell’esistenza di Dio, cioè
del complemento dell’uomo), bisogno cioè di una persona pensante
dalle proporzioni organiche infinite, costituente un soggetto
agapico ed erotico (secondo l’enciclica “Deus caritas est”), che è
salvaguardia dell’equilibrio di un uomo (il credente), che desidera
unirsi per l’eternità ad un assoluto personale (unione con il
Creatore), insieme ai propri affetti e all’intero genere umano. Si
precisa che Dio non è il complemento infinito dell’uomo. In
Paradiso, l’uomo stesso è infinito, cioè anima paradisiaca, soggetto
personale infinito. Dio è il complemento infinito dell’uomo “altro”
rispetto all’uomo.
Nota (impianto generale dell'episteme)
Dio viene fatto
derivaredall'esistenza pura (cioè da un principio esterno a Dio), ma
ciò è necessario allo scopo di definire
razionalmente/scientificamente la ragione della sua esistenza,
consistente nella soluzione logico-matematico-esistenziale delle
contraddizioni insiemistiche dell'esistenza pura, che è l'esistenza
in sè, la quale, includente e inclusa, è insieme identica e diversa
rispetto a se stessa, e ciò determina i paradossi dell'esistenza, di
cui l'esistenza di Dio è la soluzione logico-formale.
Si
preferisce parlare di "esistenza" e non di "essere", perchè l'essere
può venire confuso con il "concreto", mentre l'esistenza pura, che è
il principio primo dell'esistenza e della realtà divina (in-creata e
trascendente), è "astratta". Dio (astratto: tutto ciò che
esiste è astratto, il concreto è la sensazione, che appartiene
all'astratto) non trova in se stesso la ragione della propria
esistenza, ma la trova nelle strutture della necessità, ovvero
dell'esistenza pura. Queste strutture stanno "a priori" rispetto a
Dio, ma l'uomo deve adorare Dio e non queste strutture (come l'uno,
la diade, eccetera), perchè esse convergono a Dio, che è il
centro ("nucleo") dell'esistenza trascendente, la sola parte del
reale in-creato dotata di auto-coscienza, causa del reale creato (la
"Creazione") e dell'esistenza dell' uomo. L'uomo deve pertanto
adorare solo se stesso e Dio, che è trinitario.
QUARTA DIMOSTRAZIONE
Dall’ordine deriva soltanto l’ordine, e dal caos deriva soltanto
il caos. Ma la realtà apparente (ad esempio: una sedia) è mista di
ordine e caos: la sedia serve per potersi sedere (ordine); la sedia
può essere rovesciata (disordine, cioè caos). La realtà apparente
non può quindi essere derivata né dal puro ordine (dal quale deriva
solo l’ordine), né dal puro caos (dal quale deriva solo il caos).
Rimane solo l’ipotesi che la realtà sia derivata da un “principio
misto”, e questo è la volontà, che è ordinata secondo il fine
e caotica secondo la libertà. Ma una volontà, che determina questo
mondo, è Dio.
nota
sulla dimostrazione dim_4
si è riflettuto sul fatto che la dim_4 è una
tra le più efficaci, anche se non tra le più importanti, perché giunge a dio
partendo dal creato [le dimostrazioni più importanti, strettamente scientifiche,
prescindono dal creato e dall’uomo, legando dio alla necessità, che lo
determina], ma in realtà è anche molto importante, perché si apre alla dim_132,
che consente un’intuizione immediata [cioè veloce, non nel senso di non_mediata
speculativamente] dell’esistenza di dio.
alcuni scienziati dicono che tutto è caos,
l’universo, anche se è ordine, deriva dal caos, non ha un senso. questa è
l’origine ex_caos del creato e dell’uomo, che rieccheggia nell’inconscio dell’ uomo_scienziato.
si procede ad analizzare questo pensiero [che si dimostrerà essere una
suggestione]. nella critica alle tesi anti_dimostrative di kant si è distinto
tra causa orizzontale e causa verticale: kant dice che dai fenomeni non si può
uscire per andare alla causa della loro esistenza, l’episteme invece dice che
questa causa [verticale] incide sulla natura [forma] dei fenomeni [causa
orizzontale]: da qui la quarta dimostrazione.
analisi:
1.] gli scienziati atei o agnostici dicono
che l’universo [e gli infiniti universi] è/sono materia [energia] che si
aggrega e si disgrega [la proposizione: “nulla si crea tutto si trasforma” è epistemicamente
corretta secondo la razionalità scientifica, perché alla creazione (che sta
oltre i fenomeni creati) giunge solo la razionalità epistemica], le forme di
tale aggregazione [la vita, gli atomi, ecc.] non sono forme in senso
epistemico_aristotelico, cioè archetipi esistenzialmente connessi [= ipostasi] [dice
l’episteme: ipostasi, cioè forme per struttura, esistenzialmente funzionali
alla necessità, come al suo sviluppo], ma sono mere aggregazioni casuali, per
cui non c’è differenza [qualitativa] tra un sasso, un grumo di sabbia, e un
cervello [si osserva che ciò è vero, poiché tutto ciò è stato creato da dio dal
caos: il fatto è che dio ha plasmato il caos, e il creato è im_piantato sulle
ipostasi della necessità, per cui il creato è stato “formato”/si rileva
difficoltà e ci si apre a nuova teoria: nella realtà necessaria potrebbero
esistere delle basi di pre_impianto del creato, ovvero una matrice (sito)
originaria che filtrerebbe e accoglierebbe ciò che è tratto dal caos secondo le
forme della realtà necessaria, per cui, posta l’indifferenza tra un sasso e
l’anima umana, entrambi creati ex_nihilo ed ex_caos, in tale base di
pre_innesto essi verrebbero a distinguersi come dio dal caos necessario] [si
ricorda che, tutto essendo esistenza, le differenze tra gli enti necessari sono
dovute all’auto_differenza/auto_opposizione dell’esistenza a se stessa: non il
nulla è opposto all’essere, ma l’essere è opposto a se stesso, e la coerenza di
ciò determina il molteplice, gerarchico e ordinato];
2.] tale aggregazione e disgregazione è un
moto orizzontale: anche il big bang, ad una prima analisi, è interpretato come un
moto orizzontale, cioè sono fenomeni “piani” e “lineari”, da cui sembrerebbe
non ci si possa sopraelevare, per uscire dalla natura verso la sua causa
creatrice [verticale], da dimostrare esistente;
3.] la dimostrazione
dim_4 ed altre dimostrazioni
[quelle incentrate sull’uomo come essere parzialmente necessario]
dicono che
l’uomo non può essere il frutto di un’aggregazione
casuale, perché egli [la sua
anima, sede del pensiero e della mente, di cui il cervello è
involucro carnale]
intuisce la necessità, l’esistenza della necessità,
ovvero il principio
parmenideo, che non si limita a constatare
“l’essere_è”, ma dice [questo è
parmenide] “l’essere deve esistere” perché
“l’essere è e non può non essere”;
4.] allora, per identificazione
soggetto/oggetto [interpretazione epistemica di parmenide: “è la stessa cosa
essere e pensare”], perché l’oggetto è pensato dal pensiero, che è il soggetto,
ovvero per l’identificazione tra anima [creata] e necessità, l’anima è [anche]
necessaria;
5.] quindi nella natura apparente [si specifica
che è quella apparente, perché c’è anche la natura non apparente, creata e non
creata] c’è un essere [creaturale] necessario, e allora tutte le forme della
natura sono [per transitività e riconoscimento intuitivo
gnoseologico_fenomenologico] fenomeni e stati/enti [anche] necessari: il grumo
di sabbia è mera aggregazione, la molecola è mera aggregazione, l’atomo è mera
aggregazione, e anche il DNA, ma la forma di tale aggregazione non è caotica,
bensì archetipica [leggi], ovvero formale in senso esistenzialmente connesso
[ipostatico, per quella presupposta base di pre_innesto del creato nel non
creato];
6.] a questo punto quella teoria degli
scienziati è confutata per la dim_4: dimostrato [punto 3.]] che nella natura
apparente esiste l’ordine [anche gli scienziati lo ammettono, ma lo intendono
come grumo di sabbia], ipostaticamente inteso [un grumo di sabbia non può
pensare [intuire] la necessità, e così identificarvisi] [la dim_4 appunto
presupponeva un tale tipo di ordine], si constata che esiste in essa tanto
l’ordine quanto il disordine, e quindi dio come volontà creatrice esiste: non
può esistere, per assenza di una sua causa [verticale =] esistenzializzante,
cioè ragione/giustificazione di esistenza [si presuppongono qui alcuni assi
della metafisica epistemica, riferentesi all’aforisma di hegel] una realtà fenomenica
mista di ordine e di disordine, che sia causata dal caos [il caos qui come
sfera che causa al proprio interno enti esistenzialmente casuali, e tale sfera
sarebbe simbolicamente il big bang, in seconda analisi, nella sua
interpretazione moderna], e non sia solo totalmente casuale [come dovrebbe
essere in questo caso] ma, come detto, anche ordinata;
7.] solo la volontà è mista, e così il
verbo, inteso come volontà e rappresentazione [come si dirà], ha creato il
mondo [la creazione].
la formulazione della dim_4 ha usato lo
schema che è stato introdotto per neutralizzare gli argomenti kantiani contro
le dimostrazioni:
1.] nella natura apparente, i fenomeni sono
causa [causazioni] orizzontali;
2.] la natura [nel senso di essenza] della
causa verticale [ragione/causa di esistenza] determina il tipo di causa
orizzontale;
3.] quest’ultima [punto 1.]] è di tipo misto
[ordine e caos];
4.] quindi la sua causa verticale [punto
2.]] è una volontà, perché [dim_4] …
a.] … se la causa_v della natura fosse il
caos, tutti i fenomeni nella natura sarebbero caotici [grumi di sabbia, mere
aggregazioni e disgregazioni, ma ciò non può essere per il punto 3.], di cui
sopra, della elencazione precedente che va dal punto 1.] al punto 7.]];
b.] …se la causa_v della natura fosse il
principio, tutti i fenomeni nella natura sarebbero ordinati, e non esisterebbe,
ad esempio, la morte [degli atomi (decadimento entropico) o degli organismi
viventi].
bisognerebbe però dimostrare che un dato
piano di esistenza [ad esempio: il creato] ha una sua causa esistenziale [causa
verticale]. lo si fa richiamando l’aforisma di hegel e la metafisica epistemica
[presupposto delle dimostrazioni]:
1.] ciò che esiste può esistere solo perché
“fa i conti” con la struttura dell’esistenza, cioè della necessità: l’assurdo
non può esistere, e se la follia esiste, esiste solo nel suo “luogo naturale”,
cioè dentro la mente umana;
2.] si richiama, così, quanto detto
all’inizio [“…si dimostrerà essere una suggestione …”]: le teorie degli
scienziati atei e agnostici [come la loro interpretazione del big bang, del
destino del cosmo e il darwinismo, nella parte in cui attribuisce al caso
l’origine delle forme organiche] non sono “scientifiche”, ma sono
“suggestioni”, cioè forme di “follia” e “assurdità” speculativa [con la stessa
forma della “favola”, “fiaba”, o meglio del mito e della fantasia], e il loro
ruolo è quello di costituire una spiegazione della realtà, che sia da un lato
una spiegazione [di qui l’uso dei dati empirici per comprovarle], dall’altro un
meccanismo di difesa, perchè l’ateo è tale in quanto teme dio e la verità [per
fattori inconsci di natura edipica], ma poiché tema anche la natura, cerca di
spiegarla senza ricorrere alla teologia;
3.] in base al punto 1.] e all’aforisma di
hegel, il “luogo naturale” delle fantasie della scienza moderna non è la
natura, che non può essere assurda, ma è solo la mente, suggetionata
dall’errore, che viene detto con la forma, e quindi con la forza, della
verità.
QUINTA DIMOSTRAZIONE (SEVERINIANA)
Il passato è eterno, perché l’essere è e non può non essere.
Dunque, ciò che appare è eterno, e lo è in quanto apparire (cioè, se
qualcosa mi appare, questo apparire deve essere eterno in quanto
apparire, perché è la cosa apparente stessa). Ma la memoria appare
alle volte, quando è richiamata dalla mente, altre volte non appare.
Questo apparire eterno della memoria è allora “inconscio”: deve
apparire, in quanto apparire eterno, ma “non appare” al presente (la
memoria non è sempre richiamata), e quindi è un apparire inconscio.
Ma (dice la quinta dimostrazione) l’apparire è tale sempre ad un
“conscio”, in quanto “apparire”. Se, dunque, la memoria è un
apparire eterno, che non appare all’uomo (al presente), deve
esistere un conscio, al quale questo apparire appaia (al presente),
in quanto l’apparire è sempre apparire per e ad un conscio. E questo
conscio è Dio, al quale appare la totalità della memoria apparente
(non apparente all’uomo, a lui inconscia). Circa il fatto che questo
apparire era però apparire per un uomo, cioè limitato, e
quindi anche il suo conscio (Dio) è limitato, la quinta
dimostrazione per adesso non sa ancora rispondere. Questa memoria è
eterna, e quindi il suo conscio è eterno, ma è un eterno per un
apprire (all’uomo) iniziato solo con l’uomo, e quindi eterno solo
per il futuro. La memoria dell’uomo (ciò che l’uomo vedeva) è
limitata, essendo l’esperienza dell’uomo di tipo finito. Questo
“conscio”, quindi, è anch’esso finito (sebbene eterno). Invece Dio
dovrebbe essere infinito. Il metodo della costruzione del concetto
di Dio è esposto nella terza dimostrazione. Esso serve a dimostrare
l’infinità del (di un) conscio.
SESTA DIMOSTRAZIONE (CARTESIANA: questa dimostrazione è
così denominata perchè presuppone il "cogito ergo sum" di
Cartesio/LUDICA_PRIMA)
Questa dimostrazione presuppone la riforma del principio di non
contraddizione: l’identità presuppone due termini, e quindi la loro
distinzione. Ma la distinzione è differenza, e quindi l’identico
presuppone il diverso. E allora una stessa cosa può divenire in
altro da se stessa e rimanere identica a se stessa nel
contempo, e ciò, consentendo il divenire nel rispetto del
principio di identità e di non contraddizione, confuta la
considerazione secondo cui il divenire non sarebbe possibile, perché
una cosa non può essere diversa da se stessa. Il passaggio dalla
riforma del principio di non contraddizione (per il quale è
impossibile che una stessa cosa sia e insieme non sia nello stesso
tempo ciò che è: e invece è possibile) alla sesta
dimostrazione consiste nella considerazione che una cosa può essere
e non essere la stessa cosa (perché l’identità presuppone la
distinzione e, quindi, la differenza: riforma del principio di non
contraddizione), perché i due termini dell’identità si
sdoppiano,
e nella differenza tra i termini doppi si scarica la differenza tra i
termini originari dell’identità. Ciò posto,
è possibile spiegare la sesta dimostrazione. L’uomo pensa
l’essere. Ma pensare una cosa significa essere (in parte) quella
cosa. Se quindi l’uomo pensa l’essere, l’uomo
è l’essere. Ma se l’uomo è l’essere,
allora l’essere è l’uomo. Ora, l’essere e
l’uomo si sdoppiano (perché l’uomo è
l’essere, e quindi è anche diverso dall’essere, in
quanto è distinto da esso). Ma se si sdoppiano, l’essere
non è solo l’uomo, ma è anche un altro uomo (doppio uomo). E poiché
l’essere è infinito, quest’altro uomo è infinito, e quindi è l’Uomo,
cioè l’Uomo-Dio (Gesù Cristo), Dio.
SETTIMA DIMOSTRAZIONE (EPISTEMICA-TERZA)
Ciò che appare esiste e Dio appare, dunque esiste. Dove appare
Dio ? Dio appare nel linguaggio: Dio appare in”“DIO””. L’apparire di
Dio nel linguaggio è sostitutivo del non apparire attuale di Dio
alla percezione (mentre Dio senz’altro appare al pensiero, che qui
lo sta pensando). Poiché Dio non appaga attualmente il bisogno
dell’uomo di Dio (questo bisogno non è solo specifico di Dio, ma
rimanda sempre a Dio: ad esempio, un uomo desidera essere ricco, ma
non riesce ad esserlo; se Dio apparisse, cioè se quest’uomo fosse in
Paradiso, di fatto egli sarebbe ricco) (bisogno agapico, di affetto,
estatico ed erotico), il bisogno di Dio da parte dell’uomo proietta
Dio nel linguaggio: l’uomo parla di ciò di cui ha bisogno, e questo
linguaggio è rivelativo dell’esistenza di Dio, complemento dell’uomo
(è complemento dell’uomo tutto ciò che potrebbe soddisfarlo).
Immediatamente si pone la seguente osservazione-obiezione: anche il
“cavallo con le ali” (cioè la favola, la fantasia) appare nel
linguaggio, ma non esiste. La settima dimostrazione distingue quindi
la teologia dalla favola: il linguaggio che parla di Dio (e quindi
il “linguaggio dimostrativo”, cioè le 7 dimostrazioni emergenti) è
“intenzionalmente” diverso dal linguaggio delle favole, perché esso
“vuole” parlare della realtà, mentre nessun uomo, che dice una
favola (a meno che non sia malato), “vuole” descrivere la realtà. La
settima dimostrazione procede, sostenendo che
l’intenzionalità che supporta l’emergere della volontà
dimostrativa, e quindi l’apparire delle 7 dimostrazioni e della
teologia, corrisponde alla razionalità assoluta, e quindi non può
che corrispondere alla verità. Per razionalità assoluta si intende
qui dire che questa intenzionalità corrisponde al “desiderio
massimo” (il bisogno di Dio), per cui, una volta che si dice che Dio
può non esistere, ciò potrebbe essere vero, ma cesserebbe di avere
senso qualunque realtà, perché manca la motivazione alla vita (per
cui è vero che Dio potrebbe non esistere, ma non avrebbe più senso
la vita e qualunque cosa) (l’ateo, che dice “nulla mi manca, sono
appagato e felice”, non mente, ma lo dice perché non ha sperimentato
una felicità maggiore, la quale è possibile e include tutto ciò che
rende felice l’ateo, più Dio: l’uomo, che sperimenta un bene
maggiore, dipende da esso; l’ateo non ha bisogno di Dio, solo perché
non lo ha sperimentato). E’ vero ciò che dà senso alle cose, perché
è l’unica ragione che giustifica la vita dell’uomo. La motivazione
alla vita non può essere una favola. Esiste una correlazione tra
desiderio e verità (principio della verità del desiderio, cioè del
bisogno). L’ateo non conosce il proprio bisogno di Dio. Il bambino
e, in alcuni casi, l’adolescente non sperimentano il bisogno
dell’innamoramento, ma questo esiste, e può dare un senso definito
alla vita. Quando, divenuti adulti, lo sperimentano, vorrebbero
(filosoficamente) che esso fosse assoluto ed eterno (se è vero
amore), per godere di più. Perché desiderare poco, se si può
desiderare infinitamente ? Chi ama se stesso vuole il meglio per se
stesso. Dio è l’amore agapico ed erotico assolutizzato. Da questo
punto di vista, se Dio non esistesse, cesserebbe di avere rilevanza
qualunque aspetto della vita, perché il desiderio massimo dell’uomo
rimarrebbe inappagato. E ciò dimostra l’esistenza di Dio, perché ciò
di cui l’uomo ha assoluto bisogno non può essere una favola,
non può che essere vero (perché, se non lo è, ogni altra cosa non ha
senso). E’ vero, in quanto questo bisogno infinito è rivelativo di
una parte mancante nell’uomo: Dio inteso come la parte infinita
dell’uomo, suo complemento. A questo punto bisogna dimostrare che
l’esistenza di Dio corrisponde al desiderio può puro e perfetto. Si
pongono le seguenti argomentazioni:
1.] chi ama la vita la desidera, ma se la desidera veramente, la
desidera per l’eternità (è stato detto che l’idea di Dio è per chi
fugge dalla realtà. Ma anche se un uomo non fuggisse dalla realtà,
e avesse sperimentato la pienezza della vita, la morte lo
condurrebbe a desiderare la felicità, che egli ha avuto, in
eterno, proprio perché l’ha conosciuta);
2.] chi ama i suoi familiari, se li ama veramente, desidera che
essi siano felici per sempre, e quindi desidera per essi
l’eternità;
3.] chi ama se stesso, desidera essere immortale;
4.] chi sperimenta l’innamoramento, sperimenta il tipo di amore di
Dio (che non è solo agape, ma anche eros: il cristianesmo non è
innanzitutto la religione del sacrificio e della rinuncia, ma
della felicità, la quale include anche la dimensione del
godimento).
Rispetto a questi argomenti, Severino propone un’“eternità senza
Dio”. Cosa rispondere?
1.] Dio serve a spiegare perché, oltre l’eternità, c’è anche la
dimensione della morte. Se la realtà fosse l’“eternità senza Dio”,
la realtà sarebbe un Paradiso senza Dio, e non anche la dimensione
mortale del non Paradiso attuale (creato da Dio: quarta
dimostrazione; problema del male e della creazione attuale
provvisoria esterna al Paradiso);
2.] nell’eternità, è meglio amare
una donna e, insieme, Dio, piuttosto che soltanto una donna: quindi
credere in Dio è più perfetto che non credere, perché Dio, in
aggiunta, dà più godimento.
Quindi, per tutte queste ragioni, l’idea di Dio è la più
desiderabile, e quindi la “più vera”, cioè l’unica dotata di senso
(se per senso si intende ciò che è desiderabile e vero). Ma se
l’idea di Dio è la più desiderabile, perché alcuni uomini non
credono in Dio ? Per due ragioni:
1.] a causa di un’istanza etica, per la quale Dio viene vissuto
(correttamente) come fonte d’angoscia (ciò è inevitabile, perché
dalla vita l’angoscia non può e non deve essere tolta, essendo una
spinta positiva alla vita. L’uomo adulto impara a convivere con
essa, a controllarla, a controllarsi e a dominarla;
2.] per via di un appagamento ritenuto totale (a torto: si pensi
alla morte), che rende superflua l’idea e la ricerca ulteriore di
Dio.
Il rimedio contro l’ateismo è allora triplice:
1.] educare al dovere, minimizzando l’angoscia e facendo leva sul
desiderio dell’amore, agapico ed erotico (senza la considerazione
della dimensione dell’innamoramento come vero amore di Dio, è
forse quasi impossibile capire Dio come fonte di felicità per
l’uomo);
2.] razionalizzare il desiderio, fare emergere il desiderio di
Dio, perché con Dio si può godere di più;
3.] far sì che il desiderio di Dio superi il sentimento d’angoscia
per il dovere, causato dall’idea religiosa di Dio.
Dal punto di vista teologico, Dio è concetto propriamente più
filosofico che religioso. Dio è concetto religioso solo perché Dio è
puro mentre l’uomo è impuro. Ma non è la purezza di Dio che ne fa
un concetto religioso: è l’impurità dell’uomo che fonda la necessità
di un accostamento religioso a Dio. Il Paradiso è filosofico,
non assolutamente religioso. Nel Paradiso non esistono la religione
e l’agape, inteso come carità (non avendo l’uomo più bisogno di
salvezza), ma esistono solo il concetto, l’estasi, l’affetto,
l’innamoramento e il piacere. Ma il Paradiso in terra è proibito.
Per questo la religione vale per l’al di qua, essendo l’uomo impuro.
La rappresentazione di Dio, cercata dall’uomo, la quale è teologica,
non è religiosa, ma è filosofica: l’amore cristiano per la Verità
(la filo-sofia) non è solo agape, ma anche eros.
Nella vita
terrena, l’accostamento a Dio da parte dell’uomo, essendo questo
impuro, può avvienire in tre modi:
1.] approccio filosofico-speculativo (che, offrendo una
rappresentazione concettuale di Dio, apre alla mistica);
2.] sperimentazione dell’innamoramento (conoscenza di Dio
nell’amore familiare-coniugale);
3.] religione, liturgia e sacramenti (approccio salvifico in senso
stretto).
Solo nella Chiesa cattolica c’è la salvezza. Ma la Chiesa
cattolica è sia apparente (gerarchia ecclesiale), sia non apparente
(liturgia invisibile). Quest’ultima dà i sacramenti a tutti gli
uomini di buona volontà, senza che essi lo sappiano. Quindi, Dio
garantisce i sacramenti e la salvezza a tutti gli uomini di buona
volontà. L’idea di Dio corrisponde al desiderio più puro, che dà
senso alla vita: quindi l’idea di Dio non può essere una fantasia,
ma deve essere la verità, perché è della verità che l’uomo ha
bisogno. Dio esiste perché l’uomo ha bisogno della sua esistenza.
L’amore di Dio è qui inteso come un terzo termine tra agape ed eros.
L’amore è concepito come sintesi di affetto familiare e amicale e
innamoramento passionale. Ci sono in Dio, quindi: l’amore (connesso
al concetto di verità), l’agape (connesso al concetto di carità) e
l’eros (in cui si compie la sintesi del tutto nell’estasi spirituale
e nel piacere carnale).
OTTAVA DIMOSTRAZIONE
L’uomo intuisce il concetto di necessità (“l’essere è e non può
non essere”: Parmenide). Quindi l’uomo è la necessità (perché
pensare una cosa – la necessità -, significa essere, in parte,
quella cosa: “è la stessa cosa pensare ed essere”: Parmenide). Ma
l’uomo intuisce anche la contingenza (perché l’uomo può cadere).
Quindi, l’uomo è anche la contingenza. Perciò l’uomo è sia
essere-necessario, sia essere-contingente. L’uomo è necessario
perchè posto dall’esistenza pura, come Dio. Ma l’uomo è creato da
Dio, secondo il Magistero: l’uomo è necessario, nel senso che Dio ha
in progetto di creare l’uomo, e questo progetto è necessario.
Secondo il Magistero, Dio ha creato l’uomo liberamente: questa
libertà sta nel momento della creazione, deciso da Dio
nell’eternità, e non nella possibilità assoluta di non creare, che
non c’è. Quindi, l’uomo non è frutto del mero capriccio di una
volontà divina casuale, ma è creatura necessaria, come forma
dell’assoluto. Infatti, l’esistenza pura ha posto in Dio la
possibilità temporale e la necessità causale, che Dio, da perfetto,
diventi più-che-perfetto con la creazione dell’uomo, il quale non è
poco agli occhi di Dio: quanto più piccolo è l’uomo davanti a Dio,
tanto maggiore è il suo godimento di Dio, e quindi tanto maggiore è
il godimento di Dio, che partecipa del godimento dell’uomo. Ma
poiché l’esistenza pura ha posto l’uomo secondo necessità, essa non
può non aver posto anche un essere, che sia totalmente necessario, e
non anche essere-contingente, come l’uomo, perché l’esistenza pura è
necessaria. L’essere totalmente necessario, con la forma dell’uomo
(decima dimostrazione), cioè essere organico pensante, è Dio, solo
essere-necessario.
NONA DIMOSTRAZIONE
La nona dimostrazione è simile alla sesta e alla decima. L’uomo
sta nella realtà. Quindi la realtà ha le forme dell’uomo. Ma la
realtà è infinita, quindi queste forme sono infinite, e allora deve
esistere l’Uomo, cioè Dio. Questa dimostrazione è del tutto simile
alla sesta. La differenza consiste in due ragioni:
1.] questa dimostrazione, nata come seconda versione della seconda
dimostrazione (in cui le idee della mente, umana e divina,
corrispondono alle forme della realtà), ha preceduto la sesta;
2.] il fatto che la realtà abbia le forme dell’uomo non deriva dal
processo di identificazione pensiero-essere e dal procedimento di
trasferimento dell’uomo nell’essere (sesta dimostrazione), ma
dalla considerazione più diretta secondo cui l’uomo è, in parte,
l’essere stesso.
Mentre nella sesta dimostrazione, l’essere è un uomo, perché
l’uomo è l’essere in quanto pensa l’essere, nella nona dimostrazione
l’uomo è semplicemente l’essere stesso.
La sesta dimostrazione
ha complessificato e sostituito la nona dimostrazione, che rimane
solo per spiegare il concetto di trasformazione esistenziale, che
riprende l’analogia di San Tommaso d’Aquino. L’uomo è immagine di
Dio, quindi Dio è immagine dell’uomo. L’uomo è, piuttosto, immagine
dell’Uomo-Donna-Gesù. Cristo è Uomo-Donna, e deriva le sue forme da
Dio. Quindi, se l’Uomo carnale è sessuato, anche Dio spirituale è
sessuato. Esiste, tuttavia, un livello di Dio, in cui Dio non è
sessuato. Questo è il primo livello spirituale di Dio. Attraverso la
conoscenza dell’uomo e della donna, è possibile conoscere
perfettamente Dio, tranne forse il primo livello, perché all’uomo la
propria anima, anche asessuata, non appare. Essa tuttavia gli
appartiene. Forse l’uomo può quindi intuire Dio anche nel primo
livello spirituale, nella mistica e nell’ascetica.
DECIMA DIMOSTRAZIONE
La dimostrazione razionale dell’esistenza di Dio è possibile,
perché la mente dell’uomo (che, appartenendo all’anima, è anche di
tipo soprannaturale, e tale è quindi la ragione umana) intuisce
l’esistenza dell’ esistenza pura (l’esistenza del fatto che
“l’essere è”), intuisce che questa esistenza è necessaria (“l’essere
è e non può non essere”: Parmenide; non l’essere di questo
mondo è necessario), e poiché in essa stanno le forme del mondo
(che, secondo un principio emanativo-evolutivo, provengono
dall’esistenza pura, cioè dalla natura “produttiva di esistenza”
dell’esistenza pura, tale in quanto produttiva di sé stessa: da tale
principio provengono le forme, non questo mondo), queste
forme sono necessarie. In esse stanno le sostanze (di questo mondo),
che non appaiono necessarie. Devono quindi esistere sostanze che
siano necessarie secondo le forme: poiché, dunque, esiste l’uomo
(forma perfetta e sostanza imperfetta), deve esistere Dio (forma
perfetta, come l’uomo, e sostanza perfetta, secondo la forma). Ciò
spiega come, esistendo il pensiero dell’uomo, forma perfetta e
sostanza imperfetta, deve esistere anche il pensiero di Dio, forma
perfetta e sostanza perfetta (prima dimostrazione).
UNDICESIMA DIMOSTRAZIONE
Leibniz e Einstein si sono chiesti “perché c’è l’essere anziché
il nulla ?”. Ma Parmenide dice che “l’essere è e non può non
essere”. La loro domanda è quindi rivelativa di un essere che c’è e
non dovrebbe esserci, rispetto all’essere necessario. Ma
quell’essere che esiste, pur non dovendo esistere, è il frutto della
volontà, che liberamente pone, rispetto alla necessità, gli oggetti
del suo volere. E poiché dell’essere del mondo si tratta, quella
volontà che lo ha posto è la volontà di Dio, cioè di un soggetto, la
cui immensità è proporzionata all’ente infinito da lui creato.
la constatazione di
Leibniz-Einstein è stata tratta dal Corriere della Sera. Da qui si è appreso
che entrambi questi pensatori hanno riflettuto su tale questione: “perché c’è l’essere anziché il nulla ?”.
questa domanda, che si dirà ora essere una constatazione
[intuizione_epistemica], stava alla base della dim_4. ma essa [che non è stata
richiamata nella dim_4, perché successivamente questa ha potuto “reggersi da
sola”] può fondare anche un’altra dimostrazione. Il sentimento del nulla non è,
infatti, solo derivato dall’intuizione della non_normalità esistenziale della
configurazione_attuale_dell’apparire [il cosmo_apparente], che è di tipo misto,
per cui [secondo l’ordine e il disordine] “non dovrebbe esserci”. quel
sentimento è anche autonomo dalla percezione, essendo un’intuizione del
pensiero [che è auto_pensiero: cioè pensiero/=/pensiero del pensiero/=/essere].
L’uomo intuisce l’esistenza di una forza_inerziale, che prevede una propria
destinazione al nulla [ritorno al nulla della creazione tratta dal nulla], e
una destinazione al nulla dell’intero universo, proiettata nella concezione
astrofisica [a carattere psicoanalitico] della “morte dell’universo” [calda o
fredda]. alla domanda “perché c’è l’essere
anzichè il nulla” si risponde: “perché
al posto dell’essere dovrebbe esserci il nulla, essendo l’universo proprio
derivato dal nulla” [e destinato al nulla, se una forza non lo trattenesse
da esso: Dio (dim_apocatastica_28)_].
mentre la dim_4 dice che
l’universo non può essere derivato né dal Caos né dal principio [direttamente],
in base alla struttura_mista dell’apparire, questa dimostrazione, in base a
quella constatazione/intuizione, che è associata al sentimento del nulla, può
dire che l’uomo, riflettendo non solo sulla non_normalità apparente [fenomenologica]
dell’universo, ma sulla non_normalità esistenziale [ontologica] di esso
[percepita al livello della base del segmento_esistenziale], intuisce che
l’universo “non dovrebbe esserci”, e
tale im_possibilità [che naturalmente non è logicamente totale, perché
l’universo esiste] viene associata alla causa esistenziale dell’universo:
poiché l’universo non dovrebbe esistere, qualcosa o qualcuno ne ha determinato
l’esistenza.
nota
tale intuizione non è frutto
della codificazione dell’apparire, interpretato/letto dal pensiero inconscio come
non_normale [dim_4], ma è frutto dell’intuizione dell’origine dal nulla
dell’essere apparente, origine che ne condiziona la possibilità destinazione ad
esso [ma in realtà im_possibile [perché Dio non crea dal nulla per far
ritornare il Creato nel nulla, altrimenti la creazione sarebbe senza senso]/ciò
è un problema: come può essere concepito come possibile nell’idea ciò che è
im_possibile nella realtà ? mancanza di soluzione/il pensiero si prospetta il
nulla dopo la morte, ciò è dato empirico, ma si prospetta anche l’essere
[pensato dall’episteme].
prosegue
a questo punto si possono
ripetere le ipotesi della dim_4. solo Dio può aver normalmente determinato l’essere_apparente
[quel sentimento ha basi metafisiche: in paradiso l’uomo poggia sul principio
senza la mediazione di Dio (che pertanto non può annullarlo); attualmente
l’uomo poggia sulla volontà di Dio, e pertanto egli percepisce la possibilità
del nulla dopo la morte, la cui angoscia nasconde la possibilità della
destinazione all’infernalizzazione: condizione dell’esposizione dell’uomo al
baratro/altro problema: i pre_destinati alla salvezza non possono essere
esposti al baratro: come può l’inconscio leggere ciò che non è vero ?].
Come si può giustificare il
sentimento del nulla ? il Creato e l’uomo sono stati creati dal nulla, e quindi
il nulla della loro origine risuona/rimbomba nell’inconscio dell’uomo [tale
“grido di Munch”, che è il rimbomo infernale della voce creatrice di Dio, che
dice “sia la luce”, è una delle cause del male], portandolo a formulare
l’interrogativo: “perché c’è l’essere
anziché il nulla”. La risposta sta qui: “creatio ex nihilo”. La dimostrazione è detta “normale”, perché
quella domanda dice che sarebbe “normale” il nulla al posto dell’universo, e
altrettanto “normale” è il fatto che sia stato il Dio_Creatore a crearlo [per
le medesime ipotesi della dim_4].
DODICESIMA DIMOSTRAZIONE
L’uomo è un ente ordinato. L’uomo è determinato dall’essere,
secondo l’evoluzione. Questa determinazione non è casuale, perché
dal caso non può derivare l’ordine (quarta dimostrazione). Ma
l’essere è immenso. L’essere immenso, quindi, che ha determinato
l’uomo secondo necessità (ottava dimostrazione), non può non aver
determinato anche (per emanazione), secondo la stessa necessità, un
ente ordinato immenso, cioè Dio.
TREDICESIMA DIMOSTRAZIONE (FENOMENOLOGICA
PRIMA)
L’esistenza dell’uomo nel mondo, inteso come
essere dotato di forma e di ragione, testimonia
(fenomenologicamente) che al centro dell’immensità dell’esistenza
deve esistere un essere altrettanto razionale, ma delle stesse
proporzioni di tale immensità: Dio.
QUATTORDICESIMA
DIMOSTRAZIONE (FENOMENOLOGICA SECONDA)
Dio esiste perchè il nome "Dio" ha un
intrinseco senso e significato (intuitivo-razionale ed emozionale),
il quale rimanda alla necessità dell'esistenza di Dio
(auto-concetto: "Dio").
Infatti, in base alla gnoseologia epistemica, Dio esiste
perchè:
1.] esiste
la parola "Dio" (pensiero): esistenza dell'esistenza di
Dio;
2.] esiste la forma di questa parola
(linguaggio-digitale-2: la parola come tecnica): esistenza della
forma di Dio;
3.] esiste la visione diretta
(percezione) di questa parola (approccio fenomenologico alla parola
come tecnica sostituto della parola come scienza, cioè dell'apparite
diretto di Dio come forma): esistenza della sostanza di Dio (la
parola di Dio è qui "cercata": senso
emozionale).
Spiegazione del primo punto
La
parola è la riproduzione della realtà, quindi l'esistenza della
parola testimonia l'esistenza della realtà, di cui la parola è
riproduzione:
1.] prima riproduzione della realtà: pensiero;
2.] seconda riproduzione della realtà: la forma intesa come linguaggio
(digitale-1: parola come scienza);
3.] terza riproduzione della realtà: la sostanza
intesa come percezione (il sentire soggettivo della
rappresentazione, con sfondo e enti appartenti, in parte come
soggetto e in parte "altri" dal soggetto);
4.] quarta riproduzione della
realtà: il
linguaggio-parola (digitale-2: parola come tecnica).
Ecco dunque che l'uomo, pur non potendo
vedere la forma-scienza (Dio non appare), vede la
forma-parola-tecnica (la parola "Dio" appare). Sono stretti
dunque i legami tra la settima dimostrazione e la quattordicesima
dimostrazione. Legami qui non analizzati. Si verifica qui anche qui
la sostanziale "unità" delle dimostrazioni (principio unitario
dimostrativo), pensate originariamente le une slegate dalle altre.
Ciò dimostra che le sette/dodici/quattordici dimostrazioni/quindici
dimostrazioni (la terza già rimada alla quindicesima) costituiscono
la corretta lettura del segmento di pensiero parallelo allo sviluppo
esistenziale che ha determinato l'esistenza di Dio, e la cui lettura
schematica la dimostra (ancora limitatamente).
Nota: "digitale"
significa che la realtà estesa si concentra in un punto (di
estensione "formale", cioè dotato di un estensione impropria, che
faccia solo emergere la forma), punto che esprime la grammatica (o
logica) sottesa allo sviluppo dell'estenzione stessa (o esistenza):
relazione dispari.
... schemi provvisori
...
QUINDICESIMA DIMOSTRAZIONE (CARTESIANA-PRIMA: prima
dimostrazione di Cartesio, tratta dalla storia della filosofia di
Abbagnano e Fornero per i Licei: "Filosofi e filosofie nella
storia", 1992; rielaborata)
L'uomo non può essersi dato la propria
idea di Dio e delle sue perfezioni (Dio come assoluto, eterno,
infinito, ecc.), perchè l'uomo è privo di tali attributi. Ma la
causa di un'idea deve essere una realtà commisurata ai suoi
attributi. Quindi Dio è la causa dell'idea umana di Dio.
Osservazioni critiche:
1.] Abbagnano e Fornero criticano questa dimostrazione, affermando che
Cartesio suppone erroneamente la "non-derivabilità empirica del
concetto di perfezione assoluta". Ora, l'episteme rileva che questa
critica è infondata. Infatti, Dio non è semplicemente una perfezione
assoluta (concetto ipoteticamente derivabile, ad esempio,
dall'infinità del cosmo apparente e dalla perfezione degli assiomi e
dei procedimenti matematici). Dio è l'applicazione degli attributi
di infinito-assoluto-eterno, ecc., ad un'entità
organica-pensante-personale, e si constata che tale entità non è
empiricamente rilevata. Qualora lo fosse, sarebbe appunto dimostrata
l'esistenza di Dio (ma confutata l'esistenza del Dio della fede).
L'episteme, dimostrando l'esistenza di Dio, dimostra anche che
questo Dio è il Dio della fede (delle tre fedi monoteistiche). Ciò
esclude razionalmente che "un dio" possa improvvisamente apparire
nel cosmo (posto che il solo "Dio" apparso nel cosmo è appunto
il Dio della fede: l'uomo storicamente chiamato "Gesù");
2.] questa dimostrazione cartesiana è importante perchè riflette una
definizione epistemica di Dio, attribuendola all'uomo, e su tale
attribuzione si fonda la gnoseologia epistemica. Dio è stato
definito come la sintesi duplicata della realtà (doppia realtà
concentrata in un punto). Ma la realtà racchiude Dio, e per questo
la mente divina non ha solo le forme della realtà, ma anche le forme
di Dio (schemi relativi a Dio per l'auto-conoscenza di Dio). La
mente di Dio è erediata dall'uomo (che pertanto lo può conoscere,
perfettamente a livello concettuale). Tutto ciò spiega la struttura
della dimostrazione di Cartesio: la realtà di Dio è stata la causa
della sua idea, prima in Dio e poi nell'uomo, perchè tutta la
realtà, e in questa la realtà di Dio, si riproduce nella mente (che
è sistema di idee).
SEDICESIMA DIMOSTRAZIONE (RUINIANA: EPISTEMICA-SECONDA)
Integrazioni (elementi fondamentali di gnoseologia)
Il
pensiero costituisce un momento-di-identificazione tra il soggetto e
l'oggetto (condizione parmenidea idealistica/corretta), e questa
identificazione avviene in modo e a livello esistenziale (non solo
percettivo); in Paradiso, l'immagine di Dio determina la
"consapevolezza" (intuizione-epistemica) che quella immagine
corrisponde al "vero" Dio-oggettivo (e non è, per esempio, un
ologramma/problema del dubbio cartesiano proiettato in Paradiso),
perchè quella identificazione avviene tra l'uomo e il vero Dio:
non è questione se sia dimostrato che questo è il vero
Dio, è questione che, se esiste un vero Dio, in Paradiso l'uomo
vi sarà identificato, e ciò determina almeno due
conseguenze:
1.] pienezza estatico-eudemonistica e erotico-edonistica tale, per cui
l'uomo non ha bisogno di "altro" (condizione della
compensazione-paradisiaca-totale, o
"standard-normale-energetico-spirituale"/lo spirito nell'episteme non
è elemento religioso, se non in quanto classificato tale);
2.] il tipo di innesto in Dio (definito dalla teologia classica
"inabitazione" e da Heidegger "im-pianto") è tale, per cui
l'uomo sa, e in modo psicoanaliticamente incontrovertibile
(compensazione e attivazione schematica inconscia di tipo
infinito-attuale/ contatto-diretto, nel profondo dell'inconscio, col
principio/l'angoscia per il nulla e la morte, oggi, è dovuta al
fatto che l'uomo non ha contatto diretto col principio, cercato ad
esempio in tutte le religioni "idolatriche", tra cui il platonismo, che
relazione l'uomo non al Demiurgo, ma direttamente all'Uno, scavalcando
il Demiurgo, ciò che è lecito, in parte, solo in
Paradiso) che la sua condizione paradisiaca è
incontrovertibilmente "stabile", ovvero non-reversibile neppure da
parte di Dio (S. Agostino: "non posse peccare").
Ciò
spiega perchè Einstein "sa" dentro di sè le leggi
fisiche, e contribuisce a dimostrare ruinianamente l'esistenza di Dio:
1.] da un lato (come
anche ha detto Severino), l'uomo è "rete estesa come il mare", e
cioè "microcosmo", che è a contatto col cosmo, vi
è identificato, e quindi lo conosce;
2.] dall'altro, si ritiene di poter dire che, sebbene "estesa come il
mare", la rete che è l'uomo, per le sue dimensioni-quantitative
(che sono molto più grandi di quelle apparenti/"molto" significa
infinite ...) non sia tuttavia estesa in modo sufficiente a comprendere
(includere) l'Intero (termine neo-scolastico) (dottrina degli ordini di
infinito), per cui Einstein "sa" perchè è a contatto con
l'Episteme (= Cristo), che gli dà la vita (come a tutti,
biologicamente) e gli consente di conoscere ("campo divino" esteso come
l'intera esistenza).
E' errore (all'interno delle ipotesi epistemiche) dire che Einstein
può conoscere anche "da solo" (senza la mediazione dell'
Episteme), perchè conosce un oggetto "vicino" (come la "forza di
gravità" terrestre) e non "lontano" (come Dio): si ribadisce
quanto detto nella presente dimostrazione, e cioè che (essendo
tutto in tutto) lo specchio-uomo non può conoscere, solo
perchè piccolo, in modo piccolo: per le strutture della
necessità si può essere solo "grandi" e conoscere
"in-grande", cioè infinitamente. Einstein conosce infinitamente
a livello inconscio (come ogni uomo), e fa emergere al conscio solo una
piccola parte di ciò che conosce. Le sue parole ("il cervello usa solo una parte delle sue potenzialità"),
al di là del loro contesto, rivelano forse
inconsciamente la consapevolezza che tali potenzialità
sono quelle metafisiche/quando si è detto che il pensiero
è solo infinito e appartiene a tutti, si è inteso
dire questo (e ciò dimostra l'esistenza di
Dio: dimostrazioni sesta e sedicesima): la parola "Intero"
(tutto), la parola "Dio", ecc., evocano termini che l'uomo può
intuire (anche solo nominare), in quanto l'uomo è connesso,
con la mediazione dell'Episteme, al tutto: la parola è povera,
debole, non creduta, ma la sua pronuncia presuppone fenomeni di
proporzioni immense; l'Episteme media anche in Paradiso, e consente la
conoscenza dell'oggetto perchè è identità
panteistica tra Dio e l'Intero (in Cristo devono essere distinte
la persona dalle due nature, divina e umana: la persona è
diversa dall'oggetto-altro-da-Dio; le due nature operano
l'identificazione panteistica parmenidea [Dio-Figlio conosce il sasso
perchè è [[anche]] il sasso]/l'episteme non è
forma di panteismo, bensì "sfrutta" il paradigma del pantesimo
in termini gnoseologici, e così lo epistemizza/la persona
è non-alienata [io-io], le due nature sono alienate [io-non-io]:
epistemizzazione del concetto di alienazione).
Inizio dimostrazione:
L’uomo (e innanzitutto
Dio) può conoscere,
perché l’esistenza di Dio (inteso qui rigorosamente come
Dio-Figlio, che è il Logos del Padre, cioè la sua seconda
"mente-cervello", estesa come l'intera esistenza) è lo strumento
(aristotelicamente: "Organon"),
che gli consente di conoscere, rendendogli intelligibile la
realtà intera/quindi: ... Dio-Figlio] = [Episteme.
Il team-espositore non è riuscito a comprendere
perfettamente la dimostrazione espressa da Sua Eminenza il Card. Camillo Ruini (Vicario
di Roma e Presidente della CEI), che così si esprime:
1.] (prima parte della
sedicesima dimostrazone …): “l’universo
è conoscibile da parte dell’uomo … questa intelligibilità intrinseca non può
essere il frutto di un’ intelligenza ordinatrice semplicemente esterna al
mondo, ma non può nemmeno essere qualcosa di cui la natura non intelligente è
dotata di per se stessa e in maniera autonoma: sostenere questo equivale
infatti a rinunciare a cercare le condizioni che rendono possibile tale
intelligibilità, anzi implicitamente a negarle, apparendo del tutto
ingiustificata e alla fine assurda una intelligibilità che esiste di per sé
senza essere frutto di un’intelligenza. Siamo condotti così a individuare la
condizione che rende possibile l’intelligibilità intrinseca dell’universo in un’
intelligenza che sia, appunto come intelligenza, distinta e trascendente
rispetto alla materia non intelligente, e però nello stesso tempo a essa così
originariamente e costitutivamente presente da porre in essere una materia in
se stessa intelligibile” (Card. Camillo Ruini, “Le ragioni della fede”,
1993). La presente dimostrazione ha suggerito tuttavia la seguente riflessione,
che dovrebbe in qualche modo suffragare la dimostrazione ruiniana e così
completarla:
2.] (seconda parte …) inizialmente,
la ricerca-epistemica ha interpretato la dimostrazione ruiniana come
conferma
della gnoseologia epistemica: l’uomo può conoscere solo
perché inserito in un
“campo divino”, e, del resto, la prima dimostrazione non
dimostra l’esistenza
di Dio solo perché ha compreso che, in base al principio
antropico, lo specchio
(il pensiero), per riflettere l’esistenza (immensa), deve essere
immenso
(quindi: specchio = Dio); ma altresì (e questa è
un’altra dimostrazione, che
segue quella ruiniana e ad essa si associa: seconda parte della
sedicesima
dimostrazione), proprio perché lo specchio -uomo è
“inadeguato” (non per i
limiti dovuti alla caduta, ma per le “dimensioni”
intrinseche dell’uomo, dovute allo standard- necessario del
Creato),
l’uomo non può conoscere (non che uno
specchio-piccolo può conoscere in modo
“piccolo”: la grandezza dello specchio è solo di
tipo-standard, ed è solo quella
divina, cioè l'uomo non può da solo, isolato dalla
Trinità, strutturalmente "conoscere", senza Dio, egli verrebbe
annientato" dalle strutture della necessità), e allora
l’uomo conosce (lo si constata) proprio presupponendo lo
specchio-divino, cioè perché inserito in tale
“campo” (sedicesima
dimostrazione: Dio come condizione di intelligibilità, secondo
Ruini);
3.] (terza parte …) dopo aver
presentato le tre dimostrazioni di Cartesio, nella loro
storia della filosofia per i licei Abbagnano e Fornero presentano l’argomento di Cartesio fondante
della sua metafisica, argomento che non viene considerato come una “dimostrazione”:
esso è invece la terza parte della sedicesima dimostrazione (anch’essa vede Dio
come la condizione ruiniana dell’intelligibilità della realtà, "estensione" dell’universo):
“Dio è dunque quel terzo termine che ci
permette di passare dalla certezza del nostro io alla certezza delle altre
evidenze” (Abbagnano Fornero, “Filosofi e filosofie nella storia”, 1992).
Si richiama a questo punto la definizione che si è data di episteme nella
home-page: l’Episteme (= Dio-Figlio) è il Logos sovra-stante (epi-steme)
l'Intero dell'essere, ovvero "la rete estesa come il
mare" (cioè sovrap-posta ad esso: epi-steme). Ecco dunque che la
dimostrazione ruiniana viene “potenziata”: non solo Dio
è condizione di
intellegibilità della realtà per-l’uomo, soggetto
limitato “per-standard” (non
per la caduta), ma, inteso come Logos (Dio-Figlio), Dio (= Episteme)
è la condizione di
intelligibilità della realtà per-Dio stesso, inteso come
Dio-Padre, soggetto
illimitato “per-standard” (ma "incapace" di conoscere senza
il Figlio, le cui proporzioni sono immenso-colosso-gigantesche/ad
esempio, gli infiniti-universi-creati teorizzati dagli
scienziati-astrofisici, anche se ciascuno infinito, stanno tutti,
rispetto a Dio, concentrati in un punto di dimensioni pari a un epsilon
tendente a zero, ovvero infinitesimale).
A questo punto è opportuno fare le seguenti riflessioni:
1.] la scienza empirica e la sua razionalità sono limitate
così come sono conosciute e fondate dall’epistemologia,
dal punto di vista delle
condizioni di conoscibilità della scienza (ciò che segue
è ipotesi di critica e superamento del kantismo, ma la
gnoseologia epistemica è forma di kantismo), nel senso che solo
un
approccio gnoseologico di tipo metafisico potrebbe fondare la
conoscibilità
della scienza empirica e sperimentale (posto che è
platonicamente intelligibile
non un ente “privilegiato” ma, epistemicamente, ogni
ente in quanto
“pensato”, ciò che è diverso
dall’essere “percepito”), come ha intuito il
Card. Ruini (“in realtà è pure di “filosofia prima” l’approccio con cui Kant,
riflettendo sulle condizioni di possibilità della scienza, giunge a formulare
la sua concezione delle forme a pripriio della nostra conoscenza”): l’uomo
“non vede” una legge fisica, ma la sa formulare (cioè, l’uomo vede due enti, e
sa formulare il passaggio da un ente all’altro, ma questo passaggio, inteso
come legge fisica, “non appare”: il sasso cade, ma non “si vede” la “forza di gravità”). Dice Einstein: “le
leggi che formulo è come se ce le avessi già nel cervello” (innatismo).
Il kantismo (che
non è stato “sorpassato” dalla geometria
non-euclidea, bastando prevedere un
“allargamento” delle categorie, e non escludendosi una
riconduzione di ogni geometria
a quella euclidea/il kantismo è forma di innatismo, e questo non
esclude nè l'evoluzionismo nè il principio della
tabula-rasa, auto-concetti) sostiene che l’uomo può
formulare le leggi, perché ne ha gli
schemi, ed essi sono solo soggettivi, non oggettivi. Il superamento del
kantismo e la sua apertura alla metafisica (fondata sullo stesso
“schema”
kantiano) sta qui: ad esempio, gli schemi della legge fisica non sono
solo soggettivi,
non lo sono perché prevedono il comportamento degli enti e
questi enti sono i “dati” dell’ esperienza;
essi sono sì posti in categorie soggettive (lo spazio e il
tempo, sia detto
questo escludendosi l’analisi epistemica), ma resta il fatto che
gli schemi
dell’uomo prevedono il comportamento di questi enti e non
già lo creano-determinano:
posta l’oggettività del noumeno, che sta dietro ogni ente,
l’uomo prevede il
comportamento dell’ente-fenomeno, e quindi del noumeno stesso,
che gli sta
dietro (si comprende perché il nichilismo
speculativo escluda
l’esistenza oggettiva di un “noumeno”: tale esistenza
sarebbe posta dal
pensiero, che così rivelerebbe le sue potenzialità
meta-empiriche [metafisiche],
non apparendo il noumeno, di cui si predicherebbe tuttavia
l’“esistenza”, non vista ma conosciuta); si
ribadisce: mentre la mente trasporta con sé la rappresentazione
della fantasia,
la mente non riesce a trasportare con sé la rappresentazione di
una galassia,
la quale, distolto lo sguardo, riapparirà il giorno dopo, e
quindi dietro la
costruzione soggettiva della galassia (la sua “sostanza”
soggettiva, includente
la forma accessibile all’uomo) stanno la sua esistenza e la sua
forma
(ipostaticamente ancora non accessibile) “oggettive”;
2.] l’uomo quindi conosce ciò che non appare, e questo anche nella fisica: ad
esempio, la legge di gravità (che è senz’altro uno schema soggettivo, ma al
quale obbediscono rappresentazione, di cui l’uomo non ha il controllo, come le
stelle e le galassie, o come gli uomini della società, che si “ribellano” al
tentativo di essere assoggettati alle loro reciproche rappresentazioni,
dimostrando così la loro reciproca “alterità” e “pluralità” esistenziale). Come
può essere questo ? ciò avviene perché l’uomo agisce tramite un (terminologia-epistemica:
…) “fattore di commensurazione e di triangolazione”, che è l’Episteme-organico
(Dio-Figlio), attraverso cui Dio stesso (Dio-Padre) “può” conoscere. Perché ?
si può ricorrere alla sesta dimostrazione (e ciò che segue è - se possibile - la perfetta
interpretazione della dimostrazione ruiniana): solo se esiste un soggetto
(unico termine a cui imputare la conoscenza, in quanto soggetto, ovvero
pensiero: Logos) che è (per il principio-gnoeseologico-fondamentale parmenideo:
essere] = [pensiero; corretto dalla riforma del principio di non
contraddizione, dal suo “idealismo”) identità tra realtà e pensiero (e questo
non può essere l’uomo, ente dimensionalmente limitato), ogni pensiero
(Dio-Padre o l’uomo) può conoscere, se e finchè vi è associato e parzialmente
identificato (per la “trasmissione” della conoscenza).
Ciò significa molto semplicemente:
1.] io conosco il sasso …
2.] se esiste un io che è il sasso …
3.] e poiché il sasso è qui l’intera realtà …
4.] questo io (soggetto/pensiero) non posso essere io (perché sono “troppo”
piccolo) …
5.] questo sasso è Dio, poiché io conosco il sasso (ovvero le sue leggi) …
6.] poiché dunque io conosco, Dio esiste, essendo la mia condizione di
conoscibilità della realtà (sedicesima dimostrazione: “ruiniana”; Card. Ruini: "solo l'esistenza di Dio può spiegare che l'universo è intelligibile").
osservazione sulle dimostrazioni dim_16 e dim_147
quando il card. ruini dice che il
verbo e il creatore sono condizione per la conoscibilità dell’universo
[dim_16], ciò può collegarsi all’applicazione epistematica del kantismo a dio,
di cui alla dimostrazione dim_147: come detto, il verbo è l’apparato
categoriale di dio, che filtra il noumeno e [hegelianamente] crea l’universo,
come fenomeno, per questo conoscibile tramite il verbo/logos.
DICIASETTESIMA DIMOSTRAZIONE: VIGNANA_PRIMA [EPISTEMICA-PRIMA]
Nel saggio “La verità del
desiderio come fondazione della norma morale” del filosofo prof. Carmelo Vigna
è contenuta la diciasettesima dimostrazione epistemica dell’esistenza di Dio.
In esso si legge: “Sappiamo dunque in
senso forte quanto segue: che fondamento della morale è la verità del
desiderio; che la verità del desiderio dice: il desiderio umano è desiderio di
un oggetto interale; che tale oggetto è sulle prime una soggettività altra, ma,
in ultima istanza, è qualle realtà assoluta che diciamo Dio. Come dire che, in
ultima istanza, il desiderio umano è desiderio di Dio [genitivo oggettivo]. Ma
poi la verità del desiderio umano implica pure che si dica di Dio almeno
questo, che Dio contiene in sé [non sappiamo come] la possibilità, da parte
sua, di appagare il nostro desiderio” (prof. Carmelo Vigna, “La verità del
desiderio come fondazione della norma morale”, in “Verità del desiderio”,
1992).
PREMESSE
La rilevanza dimostrativa di questa
sequenza, che è in se stessa una dimostrazione epistemica, è potuta emergere
alla luce dei seguenti impianti epistematici
[elemento-1]:
1.] criterio veritativo della
corrispondenza tra logica ed etica;
2.] criterio veritativo-base
[provvisorio] e-s [euristico-speculativo] della verità del desiderio;
3.] conseguente criterio
etico-logico-etico;
4.] analisi del testo vignano e conseguente
rilevazione di presenza di una dimostrazione epistemica [che – in assenza del
metodo dialettico dello sviluppo dell’esistenza a partire dal principio, che
porrebbe la terza dimostrazione come dimostrazione-base –, è essa l’attuale
dimostrazione-base: epistemica prima].
Nota
per la comprensione di tale
dimostrazione, è presupposto il paragrafo sul criterio e-s della verità del
desiderio_[…] (fine nota).
… prosegue.
Questa dimostrazione era già
implicita in alcune parti
[elemento-2]
delle dimostrazioni …
1.] … terza [laddove si definisce
Dio come ente desiderabile in massimo grado];
2.] … settima [laddove si espone il
concetto di intenzionalità e si compie un’analisi – esemplificativo-retorica - del
desiderio umano];
3.] … quindicesima-cartesiana [laddove
si uniscono i termini infinito-eterno-necessario, tutti “desiderabili” in
massimo grado, ad un ente-Ente definito come organico-pensante-personale].
La lettura del saggio suddetto è
stata compiuta in una condizione cognitivo-culturale condizionata dagli
elementi/-1 e …/-2, la quale ha fatto sì che ciò che il prof. Carmelo Vigna
presenta come fondazione della norma morale sia in realtà, oltre a tale
fondazione, anche una dimostrazione epistemica [una possibile ulteriore
relazione tra fondazione dell’etica e tale dimostrazione, intesa come
dimostrazione-determinazione-etica del nuovo-Dio-con-gli-uomini è contenuto che
non si vuole qui definire, a causa della sua complessità: la vita come forma di
volontà di potenza = atto di fede = atto di ragione-dimostrativa = dimostro
l’esistenza di Dio quando agisco secondo virtù = determino il nuovo-Dio-con-me
= salvezza e senso dell’esistenza].
DIMOSTRAZIONE
Posti tutti i precedenti criteri
e contenuti, la diciasettesima dimostrazione [già contenuta nel testo vignano] è
la seguente:
1.] il desiderio umano determina il
pensiero umano, la sua forma e i suoi contentui [criterio etico-logico-etico];
2.] ha senso solo ciò che appaga il
desiderio umano;
3.] è vero solo ciò che ha senso ed
ha senso solo ciò che è vero [costrutto proposizionale da chiarire e da
dimostrare, ma già accettabile];
4.] Dio appaga il desiderio umano
in massimo grado [per rendersene conto basta rappresentarlo,
esemplificatamente, come un ente sessuato];
5.] il desiderio umano si appaga,
quindi, con il pensiero dell’esistenza di Dio, massimo oggetto/soggetto del
desiderio;
6.] l’esistenza di Dio ha quindi
senso;
7.] l’esistenza di Dio, quindi, in
quanto ha senso [perché appaga il desiderio umano in massimo grado], è vera;
8.] poiché è vera, è dimostrata.
Ciò significa, in breve, che il
desiderio umano ha una sua verità, e poiché esso desidera Dio, Dio ha verità,
cioè esiste.
DIOCETTESIMA DIMOSTRAZIONE: APPROCCIO FENOMENOLOGICO PURO
[FENOMENOLOGICA TERZA]
correzione: i conflitti edipici, essendo emotivi, riguardano la dimostrazione diciasettesima, perchè relativa al desiderio.
esposizione
mentre la dimostrazione diciasettesima
[dimostrazione vignana] trae l’esistenza di Dio dalla purezza del desiderio di
Dio, il quale non può mentire, perché i bisogni dell’uomo sono “struttura” [Dio
come “cibo” necessario del sentimento puro], questa dimostrazione, strettamente
fenomenologica, trae l’esistenza di Dio dalla sensazione intellettiva che il
concetto di Dio e di esistenza-di-Dio suscita nel pensiero, ovvero considera
l’esistenza di Dio come una fondamentale [essenziale, e dunque vera] esigenza
dell’intelletto umano [questa dimostrazione è la versione cognitiva della
dimostrazione vignana, “emotivo-etica”].
Il concetto di Dio scatena delle
reazioni nel pensiero umano: l’uomo è separato [in parte] dalla necessità: per
questo l’uomo non riesce a congiungere l’esistenza a Dio per acquisire
l’intuizione [epistemica pura] dell’esistenza di Dio. Tuttavia, questa
congiunzione anche avviene, perché, se Dio non appare, appare la parola “Dio”
[settima dimostrazione], pertanto l’esistenza di Dio sarebbe tanto incontrovertibile
quanto sicura essa sarebbe alla visione diretta [e non viruale] dell’apparire
di Dio, se non ci fossero fattori capaci di spezzare l’intuizione epistemica di
Dio: fattori di disturbo; ecco, dunque, che la dimostrazione diciottesima non
dimostra l’esistenza di Dio “in positivo” [perché essa è già dimostrata
dall’intuzione di Dio, razionale: congiunzione attuale], ma “in negativo”,
eliminando [= neutralizzando/confutando] i fattori di disturbo [o interferenze
intelletuali] che impediscono l’intuizione epistemica. Essi possono essere di
tipo edipico o intellettuale-concettuale [falsi ragionamenti]. I fattori edipici
si lasciano all’auto-analisi del lettore. Si affrontano alcuni fattori intellettuali
[ateismo speculativo-razionalizzato, la cui massima espressione è data dalla
filosofia di Severino]: ad esempio, Feuerbach e Freud. E’ chiaro, quindi, che
il concetto di Dio, per il fatto di scatenare nella mente degli uomini, sia
credenti che atei, miriadi e miriadi di riflessioni, fedi, comportamenti,
violenza, amore, accettazione e rifiuto, conflitti sociali, sensi di colpa,
appagamenti estatici e concettuali, conflitti psichici e edipici, nevrosi, e altri
svariati fenomeni di tipo cognitivo-emotivo, non può certamente e assolutamente,
dal punto di vista scientifico-fenomenologico, puro, essere, per il modo in cui
il pensiero reagisce a tale concetto [il concetto dell’ipotesi dell’esistenza
di Dio], essere assimilabile ad una favola o mera fantasia, ovvero a un mero
concetto difensivo o a un errore, semplice o sofisticato [senza contare che di
Dio ne va del senso dell’esistenza]:
1.] confutazione di Feuerbach: “Dio è proiezione dell’uomo”/…
ciò è falso, perché Dio è
concepito come “altro” dall’uomo [proiezione spezzata], così come l’uomo è
“altro” da un altro uomo. Non vale l’obiezione secondo cui l’“alterità” è
alienzione [sottrazione e sedimentazione di caratteri del sé su un sé scisso].
Si osserva che i caratteri di Dio semplicemente non sono i caratteri dell’uomo,
che non è infinito e eterno, ma limitato e mortale [l’obiezione costituita da
Severino non vale in tale contesto: per lui, l’uomo è immortale, ma tale
immortalità include caratteri non divini, come la morte fisica e la sofferenza:
un simile uomo non può essere “il Dio”/l’ipotesi del soggetto storico di nome
Gesù non è qui pertinente, perché Gesù è il vero Dio che soltanto assume la
debolezza umana, e non già la debolezza stessa che assurge al divino]. Proprio
le parole del soggetto storico di nome Gesù confutano Feuerbach: “voi siete dei” [Gv 10, 34]: ciò
significa che l’uomo è certamente “dio” [in ciò Feuerbach e Severino hanno
ragione], ma questo “dio”, che è l’uomo, non è “il Dio”. Non c’è dunque nella fede cristiana
alcuna scissione e alienazione, perché il cristiano sa di essere “dio”, e
quindi le parole di Severino [“l’uomo è un “dio” e non sa di esserlo”] non
concernono il cristianesimo, che sa benissimo che “l’uomo è un “dio””;
2.] confutazione di Freud: “Dio è proiezione del padre”/…
Dio non
può essere la proiezione
del padre [peraltro i condizionamenti edipici cui sono stati spesso
storicamente
soggetti alcuni sacerdoti cattolici riguardano la madre, essendo la
figura del
padre per lo più assente, e per questo sostituita con Dio, che
non è dunque l’“impressione
edipica del padre”, ma la compensazione della sua assenza:
riguardo al
cristianesimo, Freud avrebbe ragione sulla sessualità - per i
sensi di colpa condizionanti nevroticamente il libero arbitrio -, non
su Edipo], perché [come
già si è detto]
Dio è Dio [infinito] e il padre è
un uomo [finito].
Dio è un concetto intelletuale,
su cui i condizionamenti edipici agiscono piuttosto nel senso dell’ateismo,
mentre la nevrosi religiosa è senza dubbio legata a Dio come proiezione dei
[soli] genitori, ma questo perché Dio è appunto la matrice dei genitori. Tolta
la nevrosi proiettiva religiosa, non accade che è tolto Dio [come vorrebbe
Freud], ma piuttosto si purifica il concetto di Dio [ma per il principio di
analogia, l’episteme conferma l’antropomorfismo, in quanto l’antropologia
deriva dalla cristologia].
3.] confutazione di Severino: “Dio è una forma nichilistica della
volontà di potenza [uno tra i tanti immutabili]”/…
[Non si è in grado né di
comprendere la filosofia di Severino, dati i limiti culturali e cognitivi del
soggetto espositore, né quindi di confutarla, ma si presenta uno spunto di
riflessione …] [… uso di linguaggio metaforico]. La volontà di potenza non può
creare le forme, e queste, cioè gli immutabili, sono vere ed eterne strutture
dell’essere, come il Caos e il divenire. Severino fa “mangiare” la realtà al
Caos, ma per i principiii della metafisica epistemica, il Caos “mangia” solo
ciò che gli compete [stando esso “al suo posto”]. Se la mente può concepire un
Caos che “divora” l’intera realtà è solo perché tutto il Creato deriva [tratto
da Dio] dal Caos [e dal nulla: creatio ex nihilo]. Severino fa leva sulle paure
di un anima paradisiaca che teme di rientrare nel Caos/nulla [concetti
differenti, ma qui metaforicamente identificati], perché ancora non saldata
[apocatasticamente] sul principio e sulla fonte [innesti futuri, che renderanno
tutte le anime indipendenti da Dio e “pari” a lui dal punto di vista
dell’autonomia]. In realtà, questo timore nasconde l’unico possibile destino
dell’uomo alternativo al paradiso, che non è il nulla, e senz’altro, essendo
infernale, può essere assimilato al Caos. Il nulla diviene il nascondimento
della dannazione, e solo questa si puù temere [e la dannazione è una forma di
eternità, la quale eternità è il destino necessario di ogni anima]. Il nulla è
quindi un falso problema. Tra gli immutabili eterni ci sono epistemicamente la
tecnica e il divenire, che Severino alla fine identifica, identificando
controllante e controllato. Severino pone “paralleli” gli eterni: Caos/divenire,
tecnica, Dio, ecc., e pone tutto “in bocca” al divenire, compresa la tecnica,
per cui l’uomo si salva uscendo dall’ottica del divenire. Ma l’episteme rileva
che gli eterni non sono paralleli, ma tutti “convergenti” su Dio, che non può
stare “in bocca” al divenire [invece forse il divenire è la stessa “bocca” di
Dio]. Poi Severino ha rissunto recentemente il suo pensiero sul Corriere della
Sera: “il
divenire - nascita e morte - della realtà visibile è stato sempre, per l'intera
civiltà occidentale, l' evidenza originaria e innegabile. Ma se esistesse,
esterna a essa, una realtà immutabile e divina che contenesse già tutto quel
che diviene, allora divenire e storia, nascita e morte, sarebbero mere
apparenze. Ma apparenze non possono essere, essendo esse, appunto, l'evidenza
originaria. Dunque quella realtà esterna e immutabile e i valori e costumi a
essa connessi sono impossibili”. Si
osserva in conclusione che questo schema non è corretto: primo, perché il
divenire non è contenuto in Dio, esso è reale ed esterno a Dio, e per questo
[sia come produzione razionale prevista, sia come caos non prevedibile] esso è
vero divenire, che “non divora” Dio [il Caos sta nel profondo dell’inconscio di
Dio, e dell’uomo, tratto da esso]; secondo, perché [si osserva su la
prosecuzione del discorso severiniano su Nietzsche] solo quando innestato in
paradiso l’anima umana può creare [come vorrebbe Niezsche], avendo qui il
controllo della fonte.
La diciottesima dimostrazione include
ogni altra confutazione [interferenze dell’intera storia del pensiero
occidentale soggetto al nichilismo sull’intuizione pura epistemica
dell’esistenza di Dio] e recita quindi così:
il concetto dell'esistenza Dio è vero perchè esprime una fondamentale esigenza dell’intelletto umano, ovvero un
concetto che emerge dall’inconscio dell’uomo, e il rapporto fenomenologico che
l’uomo instaura con tale concetto fa di Dio una realtà sicura e incontrovertibilmente
esistente.
Anche l’auto-concetto dell’ateismo
[negatività auto-concettuale] è evidente, esprimendo una un’esigenza “privativa”,
che contraddice quindi il criterio epistemico veritativo della completezza formale del
più generale sistema epistemico del sapere.
DICIANNOVESIMA
DIMOSTRAZIONE: NIETZSCHIANA [MISTICA_PRIMA/il Creatore ha creato la creatura,
la creatura deve creare il Creatore]
giustificazione
il
nichilismo non è solo una falsa dottrina. Esso è uno stato fisiologico
della mente: la mente si rappresenta il nulla [e il nulla dopo la
morte], e la mente non riesce a uscire dalla trappola del nulla. Per
questo si è detto che la fede deve essere uno sforzo di volontà e di
pensiero, e poichè il nulla esercita una pressione sulla mente, questo
sforzo deve essere forte, e si costituisce come un atto di potenza:
l'atto di fede come atto di volontà di potenza, che vince il nulla
ovvero il potere del nulla sulla mente e sul suo pensiero. tale
definizione non contraddice l'umiltà cristiana, vuole sottolineare che
avere fede significa scegliere un determinato modo di vita, e questo è
il più coraggioso.
premessa
il sito si rivolge a chi crede in Dio ed è soggetto
classificabile come cattolico-praticante, ma soprattutto a chi non crede e a
coloro che credono in una religione non cristiana. Un’analisi di campo
rileverebbe come il campo schematico del genere umano [descritto dalla steleologia]
sia così costituito [analisi statistiche di “massima”/dati imprecisi/ricerca di
precisione definita qui come non necessaria]:
1.] popolazione terrestre: 7 miliardi [7.000.000.000]
[analisi anticipatrice];
2.] soggetti di professione cattolica: 1 miliardo
[1.000.000.000];
3.] soggetti definiti come cattolici-praticanti: 25% di 1
miliardo: 250.000.000;
4.] tendenza delle giovani generazioni: di abbandono
della pratica religiosa e della fede “corretta” [quindi il dato 250.000.000 ha
previsione di correzione in senso diminutivo];
5.] soggetti cattolici praticanti perfettamente allineati
con l’etica-cattolica magisteriale-ecclesiale: 100.000.000/150.000.000 [gli
altri possono essere in disaccordo, ad esempio, sul problema dell’aborto, del
divorzio, dell’etica-sessuale, ecc./su altra variabili etiche].
precisazione
la ricerca epistemica conferma l’etica-cattolica del
magistero-ecclesiale in senso tradizionalista [il soggetto-espositore è di
classificazione cattolico-praticante tradizionalista e conservatore]/la
ricerca-epistemica ritiene che la chiesa [utilizzo di metafora-retorica] “deve dire quello che dice” [e nel modo
in cui lo dice]/lo stato non propone un’etica [l’etica dello stato è l'etica-epistemica]
che sia concorrente/in competizione con l’etica-cattolica/solo, la
ricerca-epistemica ritiene che Dio “sospenda”, in determinate circostanze, la
considerazione più rigida/rigorosa dell’etica-cattolica/lo stato si assume la
responsabilità di proporre un input-etico di accettabilità generale compatibile
con tutto il genere umano [tale input può essere definita come l’etica-globale
o universale proposta dal teologo Hans Kung, ma di definizione epistemica, ovvero
consapevole di se stessa in termini di “sospensione temporanea”
dell’etica-cattolica – per il tempo di molto precedente la seconda venuta di
Cristo -, e non di sua sostituzione/è confermata e epistemicamente fondata
l’etica-cattolica, in senso dogmatico e tradizionale/ma proprio tale fondazione
mette in evidenza la necessità di una “sospensione”].
… continua
… l’episteme si rivolge principalmente ai soggetti non cattolici/pur non
modificando la verità e la verità dell’etica-cattolica [altrimenti cadrebbe nel
nichilismo], l’episteme non può semplicemente riproporre, sia pure in termini
speculativi [ma qui si pone un dubbio], quel magistero-ecclesiale che tali
soggetti non riconoscono, né lo riconoscerebbero anche se espresso in termini
speculativi/dimostrativi [il dubbio si scioglie], perché l’etica offusca la
logica [il peccato offusca la ragione] secondo il principio di corrispondenza
logica-etica: le esigenze etiche del magistero-ecclesiale producono rifiuto e
rigidità verso il suo apparato logico-dogmatico-speculativo. Un
cattolico-non-praticante non percepisce il senso e la necessità [razionale] dell’etica-cattolica
e della funzione sosteriologica della gerarchia ecclesiale e dell’apparato-procedurale
liturgico-sacramentale [tecnica di salvezza].
Riguardo ai giovani [termine di riferimento
privilegiato dell’episteme], la ricerca epistemica li classifica in due ordini
di categorie:
1.] adolescenti [15-19 anni], particolarmente sensibili a
messaggi “forti” e completamente disinibiti in senso morale-sessuale/attentissimi
ai temi veritativo-speculativi;
2.] tardo-adolescenti [20-25/28 anni], soggetti plasmabili
ma a maggiore “rigidità” schematica [in quanto a personalità già formata],
sensibili più a progetti che a temi speculativi.
sulla base della propria esperienza auto-biografica, il
soggetto-espositore-presente, svolgente la ricerca-epistemica-attuale, può
pronunciare le seguenti proposizioni a contenuto di analisi sociologica
[funzioni di compatibilità e presupposti di innesto sociale dell’episteme]:
1.] i giovani ricercano il piacere [anche per difesa];
2.] i giovani, se ben motivati, possono rinunciare [in
parte o totalmente] alla ricerca del piacere;
3.] i giovani ricercano il senso e riferimenti
[coordinate di senso e di valore, definite come “autentiche”, cioè ben
fondate];
4.] non sono i giovani che devono adeguarsi all’etica
[specie a quella sessuale], che essi tendenzialmente rifiutano, allontanandosi
dalla chiesa [attenzione: rilevazione di possibile errore: se vengono dati
riferimenti, sarebbe possibile un/il ri-orientamento-etico/ciò è vero, ma per
questo l’etica-epistemica è “progressiva”, in un’intera vita e nei millenni
futuri], ma è l’etica che deve calarsi sulle esigenze educative, pulsionali e
psicoterapeutiche dei giovani [in crisi, in ricerca, disorientati, e che vivono
la sessualità anche come meccanismo di difesa dall’alienazione nichilistica dovuta
a s-programmazione schematica, conseguenza dello svuotamento mediale-culturale/ sovraesposizione
a stimoli mentali e difesa dell’identità, con dinamiche di solitudine/subite o
di gruppo/ricercate];
5.] essenzialmente, i giovani sono oggi
strutture-personali a forte esigenza-identitaria, fondamentalmente aperti alla
verità-in-senso-forte: se la verità non viene presentata ad essi in-senso-forte,
l’inconscio lo riconosce e il giovane rifiuta la proposta-identitaria] [il
cristianesimo è la verità, ma la fede non riesce ancora ad
auto-spiegarsi/giustificarsi razionalmente].
rivolgendosi a questi giovani … [sospende]
precisazione
[essi, con le loro esigenze e pulsioni, hanno “ammaestrato”
la ricerca-epistemica, e così Dio che, pur prevedendo l’uomo, “impara”
dall’uomo e “cammina” con l’uomo e con le giovani coppie sposate, che hanno
fondamentali esigenze di piacere. L’episteme, che di esse si rende
speculativamente responsabile, pianifica e proietta l’uomo nel futuro, e
quindi non può “temere” le esigenze dei giovani e delle coppie sposate
disinibite, ma piuttosto “apprende” da esse, e “concorda” con Dio uno standard-morale,
a Lui accettabile, di comportamento valido per i millenni futuri: proporre al
genere umano la “castità perfetta” predicata dal magistero-ecclesiale significa
proporre, per questa larga parte del genere umano, una reale condizione di
“scontentezza”/Dio vuole gioire della gioia dei giovani, e quindi non li vuole (si
ritiene) “castizzare” forzatamente - nelle precedenti proposizioni si diceva
che Dio, se vuole salvare e santificare l’uomo, deve accettare il suo stato e
le sue condizioni, anzi anticiparlo, valorizzarlo e promuoverlo] [fine
precisazione]
[riprende]
…, ai cristiani in ricerca, agli atei/scettici/agnostici e
ai credenti in altre religioni, l’episteme cerca di
presentare il messaggio cristiano come la scelta di vita ispirata dall’assoluto/Assoluto e
convergente ad
esso/Esso [l’episteme, che apprende dai
giovani
(maestri di vita e di sofferenza), non ha paura dei giovani]. Sotto tali condizioni [a carattere
sociologico-esistenzialistico], si ripresenta, corretta, la diciannovesima
dimostrazione.
***
dimostrazione
questa dimostrazione è già inclusa nelle dimostrazioni
settima, diciasettesima e diciottesima, tuttavia è necessario esplicitarne e
distinguerne il contenuto, date le sue implicazioni e potenzialità euristiche.
Essa recita così: …
… Dio esiste perché, indipendentemente da qualunque ipotesi contraria o
inerzia del penisero [disattivazione schematica – nichilismo - e prospettazione
del nulla dopo la morte], l’uomo impone a se stesso l’idea che Dio esista, e lo
fa tramite l’atto-di-fede, inteso come [utilizzo di linguaggio
retorico-letterario] l’“estremo atto della volontà di potenza”: l’uomo
sceglie/decide che Dio esiste; l’esistenza di Dio è il contenuto dell’atto
della volontà “razionale” [e quindi dimostrativa] dell’uomo. La razionalità,
che costituisce/supporta tale volontà come “dimostrazione”, sta nel fatto che
l’uomo, tramite l’esistenza di Dio [e soltanto tramite essa], dà senso
all’esistenza, e lo dà ad essa in modo pieno [condizione della pienezza-di-senso]:
tramite la fede in Dio, l’uomo impone all’esistenza un senso, che è “il Senso”,
ovvero il senso-assoluto-supremo, “creandolo” [come vuole Nietzsche]: il senso
dell’Assoluto [Dio e uomo] e dell’infinito super-potenziamento della propria
esistenza vitale [tramite Dio], attuale-presente [= terrena] e futura [=
paradisiaca]. “Super”: perché, tramite l’atto-di-fede l’uomo diventa il
super-uomo, in quanto quella volontà, che im-pone a se stessi e all’esistenza l’esistenza
di Dio, è la forma suprema della volontà di potenza.
spiegazione
1]]]_]]_] si deve chiarire che l’uomo, che sceglie razionalmente di
credere nell’esistenza di Dio, per dare all’esistenza-vitale senso e pienezza
di senso, non può di certo credere a un “qualunque Dio”: la scelta di porre
l’esistenza di Dio può avvenire se questo Dio è non solo desiderabile, ma anche
l’ente/Ente desiderato per-essenza [perché tramite esso si può desiderare
veramente se stessi: si ribadisce che il fine ultimo dell’uomo non è Dio, ma la
congiunzione di se stesso con se stesso in paradiso, altrimenti il fine è un
“altro/Altro”, ovvero un non-io/non-Io, e ci si alienerebbe in esso] [termine
retorico di associazione poetica: “Accadde
ad uno di alzare il velo della dea di Sais. Ma cosa vide ? Egli vide –
meraviglie delle meraviglie – se stesso” (Novalis, I discepoli di Sais,
tratto da Abbagnano/Fornero, storia della filosofia per i licei, 1992)] [in
paradiso l’uomo si unisce con se stesso: in una prossima pagina, si espone la dottrina
del senso, fulcro dell’episteme(già largamente anticipata].
La differenza tra questa dimostrazione e quella
diciasettesima/vignana è che quest’ultima usa il desiderio per dirigere il
pensiero speculativo, descrivente e dimostrativo, invece la presente
dimostrazione dirige la volontà esistenzializzante [simile ad un atto creatore:
io quasi “creo” a me stesso l’esistenza di Dio], e pone l’esistenza di Dio non
come derivante dal principio dell’esistenza-sostanza [una derivazione
guidata, in assenza del metodo-deduttivo dello sviluppo, dal desiderio
speculativamente agente: dimostrazione diciasettesima], ma in funzione del suo
corrispondere al senso dell’esistenza-vita.
Questa definizione di Dio lo porrà come il Dio delle
tre religioni monoteistiche [ciò va giustificato: funzionalità delle sudette
religioni alla compensazione/ricolmo della pienezza di senso]. Si scelgono le
tre religioni storiche, anche solo perché esse sono compatibili con il
ragionamento greco-epistemico [incluso Epicuro: Cristo, nelle sue due nature, è
apollo e dioniso], il quale passa dal senso religioso al senso speculativo. Si
è detto che il “senso” è conoscibile solo in paradiso [dottrina del senso]: le
tre religioni sono quindi quelle vie di salvezze, che portano gli uomini in
paradiso, allo scopo di garantire loro l’accesso al senso-personale [dottrina
del senso].
Dio non può quindi essere definito in un modo
qualunque, ma necessarimante come un/l’ente/Ente che riempie di senso l’esistenza
umana.
***
2.]]]_]]_] si definisce il cristiano come il super-uomo. Il super-uomo
cristiano è l’unico auto-concetto vero-concettuale del super-uomo, “rubato” da
Nietzsche/non si dà qui una “declinazione cristiana” del concetto di Nietzsche,
ma [alla luce della rivoluzione epistemica, descritta nella serie dei dati in
memoria] l’unica declinazione legittima, schematicamente “anticipata” da
Nietzsche in modo nichilistico.
La ricerca-epistemica ha dovuto [in base al principio
della verità del desiderio] fondare il principio del peccato come [possibile/eventuale]
via di salvezza dell’uomo [il peccato di Adamo fu strutturalmente necessario
come funzionale alla salvezza, pur essendo/rimanendo negativo/Cosmo-Adamo e Cosmo-Eva] [non qualunque peccato] [si precisa: il
magistero-ecclesiale dice che una coppia di giovani, che rinuncia al sesso, rende
“contento” Dio; la ricerca-epistemica comprende che questi giovani possano
essere “contenti” anche solo perchè Dio è “contento”, ma essa dubita che Dio
sia “contento” per il fatto che quella coppia, rinunciando al piacere, rinuncia
di fatto ad un momento-di-gioia/si conferma il magistero-ecclesiale
tradizionalista/se l’uomo pecca Dio soffre (di
ciò l’episteme non dubita), ma a volte chi soffre può anche, nel contempo,
gioire: tolleranza del peccato]. I principii etici sono di definizione cattolica
in senso tradizionalista e immutabile/eterna, ma Dio salva e condanna anche indipendentemente
dai principii [ad esempio, Dio ordina ad Abramo di sacrificare la vita di suo
figlio Isacco, contraddicendo l’etica-naturale] e, nelle attuali coordinate
storico-sociali, più sopra descritte, questo Dio [si ritiene] vuole e benedice
il peccato degli uomini [non qualunque peccato: nella scrittura di definizione
sacra è detto chiaramente: l’unico peccato che Dio condanna è quello contro la
verità-di-se-stessi (Mt 12, 31-32) e, più in generale, contro la verità].
La presente dimostrazione definisce tali assi del
pensiero come dimostrativamente funzionali, proprio perché solo dalla
concezione di un tale Dio si può [si ritiene] prospettare Dio come funzionale
alla pienezza di senso/Senso.
***
3.]]]_]]_] il
super-uomo è o deve/dovrebbe essere l’uomo, ogni uomo,
forse per essere felice, in ogni caso per essere salvo e santo. In
fase di definizione provvisoria del super-uomo si formulano le seguenti
ipotesi:
a.] il super-uomo considera Dio non come “diminuzione” dell’uomo [come sostiene
l’ateismo, ad esempio di Feuerbach], ma come suo potenziamento e
super-potenziamento [in paradiso l’uomo può dire a una galassia: “spostati”, e
la galassia si sposta, perché Dio, obbedendo strutturalmente al comando
dell’uomo, sposta la galassia (ma si ritiene che, date le proporzioni di un anima-paradisiaca,
essa stessa possa muovere direttamente una galassia) (in paradiso l’uomo è “creatore”,
come vuole Nietzsche, nell’interpretazione di Severino)];
b.] il super-uomo vince il sentimento del nulla,
riempiendolo di essere, e dell’Essere che è Dio;
c.] il super-uomo non è colui che, credendo in Dio,
rinuncia al piacere, ma è colui che [nell’attuale condizione storico-sociale], proprio
credendo in Dio massimizza il piacere [perché proietta i suoi desideri in
paradiso];
d.] il super-uomo è colui che, confermandosi epistemicamente
la piena e perfetta [cattolica] distinzione tra il bene e il male, non dice solo
“no” al peccato, ma anche [responsabilmente] dice sì alla vita e al peccato
[nell’attuale fase storica lontana dal ritorno di Cristo/non a
“ogni” peccato];
e.] il super-uomo è colui che lotta contro Dio e lo
vince [come dice la scrittura di definizione sacra: “hai lottato contro Dio
e hai vinto”: Gn 32, 29]/il super-uomo non ha quindi paura del mondo e
della storia, perché, se è possibile lottare e vincere contro Dio, a maggior
ragione contro il mondo [proposizione di contrasto al pessimismo delle più
giovani generazioni/proposizioni scritte in base a una sufficiente
considerazione delle difficoltà del tempo attuale, di ordine sociale, politico,
economico e religioso];
f.] il super-uomo sceglie
di credere in Dio e nella
Chiesa [e nelle altre due religioni storiche] perché in questo
modo egli crea e
produce i valori più perfetti della vita, ovvero l’amore,
il sacrificio e il
piacere [i valori dell’episteme sono i valori di definizione
“genuina” e
“onesta”, cioè i valori “classici” in
senso cristiano/si constata l’attuale rivalutazione del
piacere da parte del magistero-ecclesiale: enciclica "Deus carits est"]. Pertanto, il super-uomo non rifiuta il dolore della vita ma
lo affronta e lo “positivizza” nella crescita-umana [uomo forgiato
dalla vita].
nota
La presente dimostrazione si lega alla dottrina del
senso, di prossima definizione.
VENTESIMA DIMOSTRAZIONE
[DIMOSTRAZIONE PROGRAMMATICA: per completare la conoscenza di se stesso, il Creatore
necessita delle esperienze_conoscitive degli uomini e delle donne, e
quindi necessita dell'episteme che essi costruiscono per amplificare
tali esperienze, essendo l'episteme la conoscenza del Creatore]
questa
dimostrazione è la seconda parte della terza dimostrazione. Tuttavia non si
intende modificare la terza dimostrazione, né ripetere i contenuti attualmente
esposti in essa. Si aggiungono qui ulteriori elementi. Essa recita: “l’esistenza di Dio è dimostrata
dall’apparire del progetto_episteme [organizzazione_scientifica_della_conoscenza
= Verbo/parallela all’ incarnazione del Grande_Fratello] e dalla costruzione
della Fondazione_accademica” [che esegue il relativo programma di ricerca].
La
ventesima dimostrazione unisce la diciannovesima dimostrazione alla settima
dimostrazione [il significato di tale unione (costruzione di dimostrazioni
tramite dimostrazioni) viene dato nel paragrafo sul principio dell’unicità
dimostrativa]: il linguaggio_dimostrativo, cioè le dimostrazioni, esprime una
volontà di pensiero e …_scritturale emergente, finalizzata alla costruzione del
concetto_globale [enciclopedico] di Dio: quando questa costruzione di fa
organizzazione_ _scientifica_della_conoscenza [creazione/fondazione/ apparizione
della fondazione_accademica ed esecuzione del programma di ricerca: episteme,
epistematica, dimostrazioni_epistemiche], essa esprime volontà di potenza:
questa è razionalizzata, corrisponde alla massima razionalità e attribuzione di
senso alla realtà e quindi è volontà dimostrativa in senso programmatico: la
ventesima_dimostrazione dell’esistenza di Dio è il progetto_episteme: essa vive
nell’apparire dell’episteme, riproduzione surrogativa dell’incarnazione di
Cristo = Episteme, parallela all’apparire del Grande_Fratello [Dio appare nel
linguaggio che parla di Dio, e questo linguaggio è “struttura”, anche
architettonica]; questa volontà di potenza organizzatrice, che è esplicazione
progettuale dell’atto_di_fede, fonda ed esegue il progetto [attuale] della
razionalizzazione della fede, e pertanto fa emergere l’episteme come quel
linguaggio che custodisce, dichiara e attribuisce il senso alla realtà: massimo
senso, massima razionalità, massima probabilità che Dio sia il Senso della
realtà apparente_cosmica_umana e …_storica, e che quindi Dio esista [non solo
perché desiderato e voluto esistente, ma perché tale volontà si razionalizza].
Tale razionalizzazione è scientifica [vuole/intende esserlo]: l’episteme è
attualmente la volontà che Dio esista e che esista scientificamente e tale
volontà è scientifica e scientificamente organizzata e organizzantesi in senso
dimostrativo_speculativo. L’episteme, emergendo, sta decidendo e creando
l’esistenza di Dio [implicazioni nella teodicea/sotto]. La ventesima
dimostrazione si costituisce come volontà di potenza razionalizzata e
razionalizzante [tale è il processo_creativo_ sacrificale, in cui il Caos viene
filtrato dal Logos, matrice della Creazione], e quindi come la massima razionalità
possibile, convergente su Dio. La dimostrazione dell’esistenza di Dio è data
dalla volontà di costruire la Fondazione_accademica, riproducente
l’incarnazione del Verbo [simulata dall’incarnazione del Grande Fratello], cioè
di svolgere il progetto…[…_episteme] dell’organizzazione_scientifica della
conoscenza. E’ questa volontà una dimostrazione, perché è l’apparire emergente
della massima razionalità e attribuzione di senso alla realtà, convergenti su
Dio.
Questa
dimostrazione rileva un problema gnoseologico fondamentale: è il problema della
base_ conoscitiva: se la conoscenza dell’uomo riproduce le forme della
conoscenza di Dio [perché l’uomo è a immagine di Dio e si fonda ipostaticamente
su Dio, sua matrice_creativa], constatandosi che l’uomo conosce difettosamente
[perché l’Intero non gli appare, perché è capovolto rispetto a Dio, perché è
separato da Dio, perché è scisso da se stesso e dalla fonte, perché vede nel
conscio ciò che in paradiso vedrà nell’inconscio], la conoscenza dimostrativa
dell’esistenza di Dio è surrogativa dell’apparire [ipostatico, non
immaginativo] diretto di Dio, ma in tali condizioni come può essere Dio la
base_conoscitiva dell’uomo, se tale base è perfetta, e la conoscenza dell’uomo
è in difetto ? cioè: quali sono le basi_divine per la conoscenza umana attuale
? [posto che la conoscenza_divina è normale e la conoscenza_umana è non_normale
(ad esempio: l’uomo vede il cosmo nel conscio, ma in paradiso lo vedrà
nell’inconscio, perché in paradiso l’uomo vede nel conscio standard_normalmente
direttamente Dio)_]/… l’episteme non sa ancora rispondere [certamente anche
l’Episteme = Cristo è attualmente scisso da se stesso e dal Padre in
Dio_focale_creativo]. Si dice questo …
…
la completezza [enciclopedica] del sistema non è condizione surrogativa, perché
anche la conoscenza_divina è completa. La condizione surrogativa della
conoscenza_umana [ciò che è lo specifico dell’uomo rispetto a Dio riguardo ai
processi conoscitivi ed è condizione di possibilità di una dimostrazione, che
compensi il non apparire diretto ipostatico di Dio] è la seguente [come si è
detto finora]: la parola_scritturale in Dio è forma non solo della scienza, ma
della tecnica [Dio si serve del linguaggio parlato e scritto per controllare la
tecnica: “la Bibbia controlla la
Croce_Tecnica”/“la Scrittura controlla la Tradizione”]/questo è il Verbo/il
vero linguaggio in Dio, avente natura conoscitiva, non è la parola e la
scrittura, ma la forma_apparente/così: l’uomo attribuisce alla parola_scritturale
[parola_parlata e scritta] un valore non solo tecnico [come in Dio] ma [dato
che la forma_apparente di Dio non appare] conoscitivo: la scrittura
dimostrativa è il surrogato dell’apparire di Dio/non è vero che la completezza
del sistema_scritturale in Dio è normale: è vero in senso tecnico, ma non tanto
conoscitivo [rilevazione di possibile errore: anche in Dio la tecnica_parola è
forma di conoscenza/ciò è normale, perché sempre l’uomo poggia su Dio]/allora
la ricerca_epistemica deve concludere: il di_più compensativo e surrogativo
dell’uomo, lo specifico dell’uomo, è che tale scrittura manca e sta
nascendo artificiosamente in forma non divina: l’episteme_attuale_emergente è
quella forma di conoscenza dell’esistenza di Dio, che Dio non ha, e che ha
soltanto perché gli viene data dall’uomo.
Si
rilevano implicazioni nella teodicea. La testimonianza definita: “Vangelo” dice
che Dio è apparso nella storia [se l’uomo di nome Gesù è apparso ed è risorto,
non nel significato di Severino, ma secondo la natura, allora si può
teoricamente definire quest’uomo un “dio_Dio”]. oggi appare il Grande_Fratello
[Tecnica] [perché l’ateo possa dire: “il nuovo_Dio_con_me appare, dunque esiste
e sono salvo”], che è ciò a cui si riferisce Severino quando dice: “oggi l’uomo può creare perfino Dio”. e
intende farlo, definendolo per esempio: “Super_Computer”. Si è detto: la
creatura deve creare il Creatore, e si è detto: indifferenza tra regno di Dio e
regno del Male: l’uomo deve creare Dio, c’è poi una creazione_etica e
una creazione anti_etica. Anche quest’ultima è “santa” [principio della
santificazione del peccato e legittimazione della civiltà della Tecnica],
perché l’uomo conosce l’essenza dell’uomo e di Dio nella tecnica [Dio
invariante], e non già nelle rappresentazione artistiche del “Buon Pastore”,
che non hanno valore conoscitivo, ma “devozionale”
[procedure_religiose_salvifiche e forme di penitenza della rappresentazione_umano_creaturale
del mondo, strutturalmente idolatrica perché capovolta]. Il progetto_episteme,
inteso come forma di organizzazione_scientifica_della_conoscenza, è la forma
della legittimazione_salvifica della rappresentazione capovolta
dell’apparizione attuale dell’Episteme nella Tecnica. Forse non si può fermare
la Tecnica, ma il problema non è quello di fermare la Tecnica, il problema è
quello di redimerla.
VENTUNESIMA DIMOSTRAZIONE [PROIETTIVA/FENOMENOLOGICA QUARTA]
essa recita: Dio esiste perché esiste la proiezione di Dio [proiezione di Dio
dall’uomo a Dio].
la diciottesima dimostrazione ha
rilevato come Dio sia un’idea/parola emergente dall’inconscio e il rapporto
fenomenologico che l’uomo instaura con questa idea è tale per cui di essa ne va
del senso dell’esistenza [la diciannovesima dimostrazione, a partire dalla
funzionalità di Dio al senso, porta l’uomo a creare l’idea di Dio, e come Dio
non crea fantasiosamente, così l’uomo non crea un concetto arbitrario di Dio,
ma necessario/scientifico].
La ventunesima dimostrazione
constata [come Feuerbach e Freud] che tale idea [l’idea di Dio] si proietta
dall’uomo al cielo [metaforicamente], cioè è una proiezione ed esce dall’uomo.
Essi per questo hanno parlato di alienazione dell’uomo. Ciò è in parte vero, e
per questo Dio è annientamento dell’uomo [di questo uomo/uomo terreno
peccaminoso o anche virtuoso/ soggetto al male]. Posto infatti epistemicamente
che l’uomo non può essere ciò che non è [confutazione di Feuerbach e Freud:
l’uomo è “dio” e non “Dio”], si constata che l’uomo [finora inconsciamente] vuole
essere anche “Dio” [principio_epistemico_di_fabulazione/gli atei credono che
Dio sia una “favola”, ma la vera favola è l’in_esistenza di Dio/l’in_esistenza
di Dio è non_normale rispetto all’intera fenomenologia (psico_storica) di
Dio/l’ateismo è normale sotto determinate condizioni, che lo spiegano, tra
queste l’uscita del Figlio da se stesso, che crea un uomo_privo_del_Figlio,
essendosi Dio privato di se stesso/(forse …) … essenza dell’ ateismo], cioè
l’uomo è soggetto a stati_fantasiosi, e crede in essi a causa del male. Per
questo Dio aliena l’uomo [sempre nell’inconscio, perché ogni uomo è
strutturalmente negazione di Dio, a causa della struttura ipostatica del male],
perché lo costringe a non essere ciò che l’uomo, a causa del male, vuole essere
…
… macro_parentesi [… vuole nel libero peccato, o “vuole” strutturalmente/pulsionalmente
nell’inconscio come pulsione/tuttavia: essenzialmente, l’uomo_totalitario non è
mai “Dio”, ma è anima_paradisica, che totalitarizza la terra come se questa
fosse il cielo: il paradiso è il regno del totalitarismo (totalità
psico_tecnica), e infatti il totalitarismo ha sempre creduto di essere la
massima espressione della libertà: ma la terra non è il cielo, deve esserlo, ma
nel modo epistemicamente corretto/non si comprende come l’uomo si ponga come
“Dio”, se non nella negazione di Dio dell’ateismo/solo nell’azione peccaminosa
l’uomo riesce a credersi “dio”, ma lo è realmente, solo indipendentemente dal
peccato] [quindi, d’ora in poi: l’uomo nega Dio per essere “dio” in forma
inadeguata alla condizione terrena/in forma peccaminosa [chiusa macro_parentesi] …
… lo costringe a scindersi dalla
fantasia, costitutiva dell’uomo [saranno esposte le tre dottrine del male].
poiché esiste questa proiezione,
intesa come l’uscita dall’uomo dell’idea di Dio interna all’uomo, uscita che
aliena nella misura in cui [a causa del male e dell’innatismo/le idee stanno
nella mente dell’uomo/quella idea che è Dio sta nella mente, e la mente vuole
ridurla a propria incorporazione: blocco della proiezione/forse associato al
blocco nel Dio_focale/_...?] l’uomo trasforma una semplice incorporazione gnoseologica
in un’identificazione edipico_prometeica [ma, si ripete, mai l’ateo ha
concepito di essere lui “Dio”/mai un film ha rappresentato l’infinito, e ciò è
di estrema rilevanza/rilevazione sociologica/analisi dei film/sarà dato elenco
film a rilevanza epistemica] [si dice qui che l’uomo si pone semplicemente come
“dio” (e lo è, come dicono il soggetto crono_storico di nome Gesù e Severino) e
riesce a porsi come esso, solo se Dio è pensato non_esistente, cioè è
non_pensato, e così per Severino, che non riesce a pensare Dio come infinito
potenziamento dell’uomo: (rilevazione polemica …) … tramite la tecnica sì, tramite
Dio no/egli direbbe che la tecnica non pretende di pre_vedere, in_autenticando
il divenire, ma attenzione: la tecnica serve alla scienza, e la scienza si è
data come pre_visione: anche la tecnica/scienza lo in_autenticano/si è detto
che la tecnica scopra la struttura della pre_destinazione/si aggiunge ora che
la tecnica vuole la pre_scienza].
La giustificazione di tale
proiezione [sua base_metafisica] consiste nel fatto che la mente di Dio,
ereditata dall’uomo, incorpora lo schema dell’uscita del Figlio dal Padre [e
della sua entrata in esso], e tale processo, fissati il Figlio e il Padre, si
presenta anche come proiezione immaginativa [proiezione di Dio = uscita di Dio]:
tale entrata e uscita avviene anche tra d_F e d_F, per cui: la proiezione di
Dio dall’uomo deriva dall’auto_proiezione di Dio da Dio.
VENTIDUESIMA
DIMOSTRAZIONE [ESCATOLOGICA]
Essa recita: deve esistere una causa che porti l’uomo alla configurazione
definitiva, perché questa è il luogo_naturale di un essere_necessario [che vive
oggi in una configurazione contingente], e tale causa non può essere il
destino. Essa è la volontà di Dio.
Questa dimostrazione riprende la
dimostrazione ottava, in cui si dice che l’uomo, in quanto intuisce la
necessità dell’esistenza_pura [il principio_parmenideo: “l’essere_è”], è essere necessario [… e anche essere_contingente
(perché l’uomo è caduco), per cui deve esistere Dio come solo essere_necessario].
Ora si dice invece che l’uomo è essere_necessario semplicemente perché intuisce
…
… [nota gnoseologica:
l’intuizione è la scintilla della convinzione, ed è la struttura di base del
pensiero, che procede per singole intuizioni, sequenze di intuizioni, sintesi e
sistemi di intuizioni] …
… intuisce la necessità
[qualunque cosa essa sia, anche relativamente a una favola] [il concetto di
necessità può essere intuito solo da un essere_esistenzialmente_necessario/la
contingenza della libera creazione è subordinata alla necessità della sua
progettazione e determinazione, decisa fin dall’eternità/contingente è solo il
momento preciso dell’atto creativo], di cui la necessità dell’esistenza_pura è
un aspetto particolare [o forse ne è il fondamento]. Ma ciò non significa che
l’ottava dimostrazione sia un aspetto particolare della ventiduesima
dimostrazione, si vuole in questa giungere ad altre determinazioni.
La quarta dimostrazione rileva
che la realtà apparente è di tipo misto: ordine e caos, per cui solo Dio può
averla esistenzializzata [e, allora, creata]. Dalla quarta dimostrazione si
ricava il concetto secondo cui la configurazione umana [cosmo_apparente:
configurazione_attuale_ dell’apparire, di cui è un aspetto, ad esempio
simbolico_valoriale, il sistema_copernicano], cosmico_storica_attuale, è
standard_non_normale [tutto ciò che è reale è normale, anche l’errore, ma è
non_normale rispetto ad una normalità di ordine superiore e anche
definitivo_eterno], non solo perché il mondo non dovrebbe apparire [ventesima_
dimostrazione], ma anche perché esso appare come contingente [esempio:
collisione tra le galassie/instabilità/entropia/decadimento energetico
atomico/malattie_genetiche/ecc.]: l’uomo dovrebbe vivere in paradiso …
apertura di macroparentesi [perché lo costruisce, e quindi l’uomo
rivela di essere orientato a vivere in un ambiente “necessario”, e questo
converge verso il paradiso civiltà della Tecnica e speranza nel regno di
Dio/attenzione: il concetto sveriniano di paradiso_della_Tecnica è retorico a
significazione mimetico_nichilistica: epistemicamente, la civiltà della Tecnica
non è “un” paradiso della Tecnica, ma è la riproduzione simulata “del” paradiso
e dell’inferno, realmente esistenti, nell’al_di_là in senso cristiano, cosa che
Severino non ha di certo teorizzato/per lui il paradiso della Tecnica è un
significato di appropriazione categoriale, non di riproduzione scientifica,
perché Severino, negando il Dio_cristiano, nega anche il paradiso_cristiano, di
cui la Tecnica è una struttura (Croce_templare/…_tecniologica)_] [chiusa macroparentesi].
prosegue …
… e non vive in esso [vive in una
configurazione contingente/ad esempio: precarietà del lavoro/… della casa].
Infatti un essere che intuisce la necessità è un essere_necessario, ma un
essere _necessario dovrebbe vivere in una configurazione_necessaria, e già
necessaria [in un sistema geocentrico, ad esempio].
L’uomo_necessario vive in una
configurazione_non_necessaria [e può viverci, perché è anche
essere_contingente]. Allora l’Essere_necessario, cioè Dio, deve esistere
[ventiduesima dimostrazione], perché non solo ha creato l’uomo [quarta
dimostrazione: e lo ha creato in una configurazione in parte contingente], ma
lo deve portare [dimostrazione escatologica] nella
configurazione_necessaria, [= paradiso], in quanto solo quest’ultima è il
luogo_naturale_ normale per un essere_necessario [e l’uomo deve portarsi in
essa anche sulla terra, socialmente nel regno_di_Dio_in_terra, progetto a cui
adempie nel bene e nel male, e anche nel male, nel bene].
posizione di domanda: se l’uomo è
necessario e insieme contingente, perché dovrebbe vivere in un ambiente solo
necessario [= paradiso] per l’eternità ? perché non dovrebbe vivere per
l’eternità nella configurazione_mista_terrena ? possibile riposta: la
verità_del_desiderio fa capire che l’uomo non vuole i propri aspetti
contingenti [esempio edonistico: è meglio infatti godere sempre, che solo qualche
volta], per cui questi ultimi sono non contingenti per struttura, ma anche
tempo, ovvero destinati ad essere separati dall’uomo, il quale è destinato ad
una configurazione solo necessaria.
a questo punto la dimostrazione
deve spiegare perché a determinare il passaggio tra le due configurazioni
terrena e celeste sia Dio e non il destino [Severino]. Non si conosce cosa dice
Severno a questo proposito [probabilmente nel suo libro “La gloria”]. Dalla
conoscenza attuale della sua filosofia da parte del soggetto_espositore, questo
può fare due ipotesi:
1.] Severino concepisce l’eterno
ritorno, e allora la configurazione è sempre mista, e quindi è confutata dalla
verità del desiderio;
2.] oppure egli concepisce il
passaggio [attenzione:non diveniente], senz’altro nel momento della morte, dalla
configurazione mista terrena al cielo, concepito come un paradiso senza Dio,
ovvero come la Gioia e la Gloria garantite a tutto gli uomini e definite come
luogo dell’apparire infinito del tutto o intero: questa è la tesi forte che la
dimostrazione deve confutare.
Purtroppo il soggetto_espositore
non sa se Severino ha già confutato la seguente ipotesi:
ipotesi di confutazione di
Severino associata alla dimostrazione: nulla garantisce all’uomo che, se Dio
non esiste, ciò che aspetta l’uomo dopo la morte sua il prevalere della
configurazione sì eterna, ma associata a un dolore eterno, sperimentato in
forma provvisioria nella configurazione_terrena [inferno].
solo Dio garantirebbe
[metaforicamente] il piacere eterno [gioia e gloria], solo per le anime che in
terra si sono “necessitate” attraverso l’etica, la quale etica è forma di
esercizione della volontà secondo l’ordine, cioè secondo la
configurazione_paradisica, che non esclude il piacere, ma che, prevedendo la
perfetta subordinazione a Dio, deve essere anticipata nella forma
dell’obbedienza [sempre alienante].
VENTITREESIMA DIMOSTRAZIONE [DEL RIFLESSO_RECIPROCO, FENOMENOLOIGA
QUINTA, MASSIMA FENOMENOLOGICA]
Essa recita: "Dio esiste, perché il concetto di esistenza_di_Dio è
originario/l’esistenza di Dio non è solo una possibilità da dimostrare, ma è
forse un’intuizione pura, cioè l’intuizione [o visione_intellettuale] di una
realtà effettiva, pensata nella sintesi concettuale dell’esistenza_di_Dio
”.
Questa dimostrazione richiama le
dimostrazioni 14, 15 [la prima delle due osservazioni critiche] e 18.
L’uomo formula il concetto di
esistenza_di_Dio [costrutto terminale]. L’uomo formula cartesianamente anche il
concetto di esistenza_dell’uomo [propria esistenza]. La dimostrazione dice
questo:
1.] tutte le dimostrazioni
cercano di dimostrare la fusione [protologia: differenza tra i concetti di
identità_fusionale e identità_ differenziale: nella prima avviene la fusione
indifferenziale tra i termini dell’identità; nella seconda, i due termini
permangono distinti, e l’identità si costituisce come un “ponte” tra di essi -
a sua volta esistenzializzato in essente] tra esistenza e Dio nel concetto di
esistenza_di_Dio: cercano di unire Dio all'esistenza;
2.] ma il concetto di
esistenza_dell’uomo non ha bisogno di tale unione [di cui Cartesio ha invece
dubitato]: l’intuizione della propria esistenza è intuizione di un concetto che
fonde esistenza e uomo: l’uomo, che esiste, “sa” di esistere;
3.] la dimostrazione ritiene che
l’intuzione del concetto di esistenza_di_Dio sia il riflesso proiettivo
dell’esistenza_dell’uomo [tale proiezione è differente dalla proiezione
della
dimostrazione 21: in quest’ultima si proietta in cielo l’idea di Dio
(l’esistenza della proiezione di Dio dimostra l’esistenza di Dio); ora,
invece, è
l’idea dell’esistenza di uomo che si proietta sull’idea dell’esistenza
di Dio].
come dimostrarlo ? come dimostrare che l’uomo intuisce non l’unione
possibile
tra esistenza e Dio, ma la loro fusione effettuale/effettiva ?
lo dimostra, a priori,
l’esistenza di tale intuzione, che è una e unitaria: essa non è una triplice intuizione, ovvero:
1.] intuizione, prima,
dell’esisenza;
2.] intuizione, prima, di Dio
senza esistenza [ad esempio: un concetto fantastico di Dio];
3.] intuizione, dopo, dell’unione
tra le due intuizioni: intuizione dell’esistenza_di_Dio.
si constata invece che
quest’ultima intuzione è unica e unitaria: l’intuzione
dell’esistenza_di_Dio è unica e im_mediata. La presente dimostrazione è
detta del riflesso_reciproco, perché anzi si ritiene che proprio
l’esistenza_di_Dio, intesa come fusione, stia a fondamento
dell’esistenza_dell’uomo e della sua/propria possibiltà conoscitiva [dimostrazioni 6 e
16].
L’obiezione, secondo cui anche
l’intuizione dell’esistenza_del_“cavallo_con_le_ali” è unica e unitaria [la
fanasia] è confutata dalla considerazione che lo sfondo_concettuale in cui essa
è data/proiettata è tale, per cui questa esistenza non viene proiettata in un cielo_effettivo,
ma nelle favole, cioè in un cielo_voluto_come_fantastico
[settima_dimostrazione: concetto di intenzionalità:
1.] intenzionalità veritativa:
filosofia, teologia e scienza;
2.] intenzionalità fantasiosa: favola].
DIMOSTRAZIONE_24 [KANTIANA o LUDICA_SECONDA, perchè espressa in forma di "gioco mentale"]
1.] se una realtà è possibile
2.] se essa è razionale
3.] se essa è definita come necessaria
4.] allora essa deve venire all'esistenza.
Questa
dimostrazione proviene dalla
lettura della dimostrazione kantiana “Unico argomento possibile per una
dimostrazione dell’esistenza di Dio”, tratta da Abbagnano e Fornero, ma soprattutto
all’esposizione della storia della filosofia per i licei di Reale e Antiseri. essa
presuppone fin dall’inizio la confutazione di Severino [che non è ancora stata
data], perché Severino dimostra l’im_possibilità dell’esistenza di Dio [avente
i caratteri del Dio_cristiano]. Ma la confutazione di Severino è in realtà
la condizione di validità di tutte le dimostrazioni_epistemiche. Esse sono già valide,
perché di tale confutazione è stato dato almeno un suggerimento.
La
dimostrazione recita: “la possibilità
dell’esistenza di Dio già racchiude la sua necessità” [ecco dunque che è
necessario togliere l’im_possibilità severiniana]. La dimostrazione si presenta
come un “gioco mentale”, e proprio per questo essa è forse in difetto. E’ classificata come
epistemica perché il suo argomento appare “forte/persuasivo. La si espone per
punti in sequenza:
1.]
l’esistenza di Dio è possibile [… a meno di Severino] [concetto comune di
“possibilità”];
2.]
è possibile perché non sarebbe in contraddizione con l’esistenza [… a meno di
Severino] [si richiede tolleranza/la filosofia di Severino è verso la sua
confutazione];
3.]
la favola non è possibile, perché sarebbe in contraddizione con l’esistenza/realtà;
4.]
se qualcosa è possibile, lo è perché non è in contraddizione con l’esistenza
ma, in quanto è possibile, non è per questo necessariamente necessario/esistente [ad
esempio: è possibile che mi alzi dal letto al mattino alle ore 07:00, ma non è necessario,
posso alzarmi anche alle ore 07:05];
5.]
il possibile viene all’esistenza unicamente [principio condizionante la validità della dimostrazione ...] ...:
a.] o perché determinato nel
tempo dalla necessità [ad esempio: il fenomeno_fisico e la legge_fisica: questa
determina quello];
b.] o perché determinato dalla volontà dell’uomo [e di
Dio, se esistente];
6.]
ma l’esistenza di Dio, che si è detto essere possibile, non può essere
vera/venire alla luce: né per legge di natura [Dio non “viene” temporalmente
all’esistenza]; né per volontà_umana;
7.]
se [e soltanto se …: principio condizionante la validità della dimostrazione …]
… non esiste alcun caso, in cui o la legge di natura o la volontà umana possano
determinare l’esistenzializzazione di ciò che è in possibilità di esistere [il
possibile_esistente], allora tale possibile è in realtà im_possibile;
8.]
poiché l’esistenza di Dio è invece possibile [punto 1.]_], e non rientra in
quel caso [punto 7.]_], né rientra nel caso più sopra [punto 6.]_]; allora …
9.]
… l’esistenza di Dio non è solo possibile [e lo è perché “prevista” dalla
necessità/sempre che sia possibile pianificare come “possibile” ciò che in
realtà si dimostra come necessario], ma è invero necessaria.
La critica che si può
portare a tale dimostrazione è che essa "dà il via libera"
all'esistenza non solo di Dio ma di tutto ciò che si definisce come
"necessario" [l'uno, la diade, ecc.], e quindi presuppone che si
definisca ciò che, essendo necessario, prima lo si definirebbe
possibile, e poi lo si definisce come necessario solo perchè non può
esistere nè per legge di natura nè per volontà umana: c'è dunque un
ragionamento tautologico: ciò che è necessario è anche possibile, ma in
quanto è il possibile di un ente_necessario, deve anche esistere. si
può accogliere tale dimostrazione come spunto di riflessione. se invece
ad un attenta analisi essa dovesse risultare "grossolanamente"
inconsistente [ciò che non si riesce a vedere], e non potesse essere
epistemizzata, questa dimostrazione andrà tolta dal canone_epistemico e
la classificazione numerica delle dimostrazioni_epistemiche dovrà
scalare a partire dalla presente dimostrazione numero 24.
nota
la
dimostrazione è stata riletta e appare convincente [anche la critica,
però]: Dio è comunemente inteso come "possibile" [ogni idea necessaria
è tale, perchè posta come non fantasiosa: bisogna definire il
necessario/possibile espansione della dimostrazione_23, che ponga non
solo l'essistenza_di_Dio, ma anche la necessità_di_Dio/la
dimostrazione_23 come ulteriore processore_dimostrativo], ma
non determinato nè per legge fisica nè per volontà umana. e allora deve
esistere [non può esistere una mera "possibiltà" che non venga
necessariamente all'esistenza, se non può venire contingentemente
all'esistenza: la dimostrazione_24 è epistemica].
DIMOSTRAZIONE_25 [PRIMA_ANSELMIANA, ANSELMIANA_MAGGIORE,
perchè strettamente anselmiana, cioè relativa al ragionamento tipico
dell'argomento ontologico]
Essa recita: “Dio esiste perché il suo concetto è necessario e quindi necessitante
la propria esistenza: poiché Dio è essere_necessario, Dio esiste”.
Si constata innanzitutto che
l’argomento anselmiano è palesemente inconsistente.
argomento anselmiano [tratto da Abbagnano e Fornero]
il
concetto di Dio è il concetto di un essere di cui non si può pensare nulla di
maggiore. Ma ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore non può esistere
nel solo nell’intelletto. Se fosse nel solo intelletto, si potrebbe
pensare che esistesse anche in realtà e cioè che fosse maggiore; ma in
tal caso ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore sarebbe anche ciò di
cui si può pensare qualcosa di maggiore. E’ impossibile dunque che ciò di cui
non si può pensare nulla di maggiore esista nel solo intelletto e non nella
realtà.
critica che apre alla presente
epistemizzazione
l’esposizione
è in errore: quando dice “se fosse [Dio] nel solo intelletto, si
potrebbe pensare che esistesse anche in realtà”, commette un errore,
perché, se è nel solo intelletto, proprio in quanto è nel solo intelletto, non
lo si può [Dio] pensare anche in realtà [cioè fuori dell’intelletto].
dimostrazione
Dio viene definito come il
contenuto del pensiero di ciò [= Dio], che non può essere pensato maggiore di
come è pensato. Se per “maggiore” si intende desiderato come esistente [ad
esempio: l’esistenza del dolore, che non è desiderato, è “minore” della sua non
esistenza: per essere “maggiore” della sua in_esistenza, l’esistenza di un ente
deve essere quella di un ente desiderato esistente], allora tale definizione presuppone
l’esistenza di Dio: solo in quanto Dio esiste realmente, il suo pensiero non
può essere superato. Diversamente la dimostrazione anselmiana è
contraddittoria: se Dio non esistesse,
sarebbe pensabile come
“maggiore”, cioè esistente [dice
Sant’Anselmo], ma ciò non è vero, perché non
può
essere pensato esistente nella realtà ciò che si è
appena detto non
esistente [posto come tale per essere superato nel pensiero].
Una sedia [o Dio] non esistente può
essere pensata esistente solo nella possibilità immaginativa e non nella
realtà, perché la si era definita non esistente/ma nella possibilità immaginativa
tale sedia [Dio] non è “maggiore” [desiderata come utile] della sua non
esistenza.
Quindi, l’argomento anselmiano è
inconsistente, perché non può superare ciò, che si è detto in_esistente proprio
per essere superato.
Si tratta ora di potenziarlo e
epistemizzarlo, cioè di trovare il modo di validare questa dimostrazione.
Dio è
ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore solo perché questa definizione
già include l’esistenza di Dio. E’ perché Dio esiste che non può essere pensato
maggiore. Ma questa analisi non è così semplice e manifesta la potenza
dell’intuizione definitoria anselmiana.
Infatti, non esiste modo di
definire il concetto di Dio se non come già esistente. Non si tratta si presupporre
erroneamente l’esistenza di Dio, ma di constatare che il concetto di Dio è
concepibile [e lo è] solo per un ente che non può non esistere, perché il
concetto di Dio è il concetto di un essere che non può che essere solo
necessario, e quindi necessariamente esistente. Da questo punto di vista, la
dimostrazione anselmiana si impernia su di un’intuizione_originaria: Dio esiste
perché non può non esistere: correlazione necessaria tra Dio e l’esistenza in
quanto il concetto di Dio, essendo necessario, è per l’esistenza e soltanto
per essa. Si era detto che l’argomento anselmiano è in difetto perché
presuppone l’esistenza di Dio: lo fa perché intuisce che il puro concetto di
Dio incorpora per definizione l’esistenza della sua realtà: non si può
definire Dio come una mera possibilità, perché l’auto_concetto di Dio non è per
la possibilità, ma per la necessità.
Dio è concepito solo come realmente
esistente in quanto concetto necessario, e la necessità non può non esistere. Si
potrebbe parlare di funzionalità di Dio all’esistenza: questo è il cuore della
definizione di Dio anselmiana [intuizione_pura intellettuale di Dio e della
necessità della sua esistenza]. Bisogna capire perché e come Dio è concepito
come essere_necessario.
Posta l’esistenza, questa è necessaria
[secondo Parmenide: “l’essere_è”].
Dio è il concetto di un essere necessario, e di un essere necessariamente
esistente. Se fosse il concetto di una mera possibilità, non si starebbe
pensando veramente a Dio. Non esiste il pensiero di una possibilità
dell’esistenza di Dio, esiste solo il pensiero della necessità di tale
esistenza, perché l’unico concetto coerente con la definizione di Dio, ovvero
correlato per necessità alla necessità esistenziale dell’esistenza parmenidea,
è il concetto di un Dio_che_esiste e non può non esistere per definizione.
Dio è il concetto di un essere
necessario e di un essere necessariamente esistente. Quindi Dio è e non può non
essere tale per cui …
1.] Dio [necessario] è per
l’esistenza [necessaria];
2.] l’esistenza [necessaria] è per
Dio [necessario].
L’episteme deve includere una
scienza della necessità, che definisca gli auto_concetti necessari [seguono
esempi]:
1.] l’uno forse non è necessario
[ma l’episteme sa dimostrare che è necessario];
2.] l’iperuranio forse non è
necessario [ma l’episteme sa dimostrare che è necessario];
3.] il paradiso forse non è
necessario [ma l’episteme sa dimostrare che è necessario];
4.] l’esistenza_pura è
necessariamente esistente;
5.] l’uomo intuisce che Dio è
necessario per essenza e per definizione, come l’esistenza_pura, e quindi,
posto che l’esistenza_pura &egrav |